Meta ha un problema, nessuno vuole i data center AI sotto casa. Le comunità protestano, i progetti vengono cancellati, miliardi di investimenti saltano. Oregon, Arizona, Missouri, Indiana, Virginia, ovunque Meta e altre tech company provano a costruire enormi capannoni pieni di server, e la gente dice no.
Secondo Meta i data center AI sono fantastici, ma chi ci crede?
La soluzione di Meta? Spendere milioni di dollari in pubblicità che raccontano quanto i data center siano meravigliosi per le piccole città rurali. Video dal tono rassicurante che mostrano cittadine morenti rinascere grazie a Meta. Persone che tornano nei diner locali, famiglie che fanno barbecue, ragazzi che guardano partite di football. Tutto grazie ai data center.
È propaganda pura. Meta sta vendendo un’immagine idealizzata dove i data center creano posti di lavoro, rivitalizzano le comunità, portano prosperità. La realtà è diversa: bollette elettriche alle stelle, consumo d’acqua massiccio, rete elettrica sotto stress, e pochissimi posti di lavoro una volta che il data center è costruito e avviato.
Le Big Tech contro le comunità
Meta non è sola. Digital Reality, QTS, NTT Data e altri operatori di data center stanno pianificando un “blitz di lobbying” per difendere i loro interessi. Ma il malcontento è sempre più diffuso. E la recente tempesta invernale che ha messo in ginocchio la rete elettrica in diverse zone degli Stati Uniti ha solo messo in evidenza quanto sia fragile l’infrastruttura quando i data center succhiano energia come vampiri assetati.
Meta ha speso 6,4 milioni di dollari in campagne pubblicitarie. Non sono pochi, ma per un’azienda che fattura centinaia di miliardi, sono spiccioli. Il problema non è tanto il costo, è cosa comprano: l’accettazione pubblica per delle infrastrutture che danneggiano le comunità.
I data center consumano energia massiccia. Uno solo può richiedere l’equivalente di decine di migliaia di abitazioni. Quando la rete elettrica è già sotto stress, avere data center che succhiano gigawatt peggiora la situazione. E poi c’è l’acqua. I data center usano enormi quantità d’acqua per raffreddare i server. In zone aride come Arizona o New Mexico, questo significa sottrarre risorse idriche già scarse a comunità e agricoltura. Per non parlare delle bollette elettriche. Quando la domanda di energia aumenta, aumentano i prezzi. I residenti si ritrovano a pagare di più per l’elettricità perché Meta ha costruito un data center che consuma quanto una piccola città.
E Meta spende milioni per convincere la gente che tutto questo è positivo. Che si dovrebbe essere felici di avere un data center vicino. Che porta lavoro e prosperità. È una guerra di pubbliche relazioni. Da un lato, le comunità locali che protestano contro i costi energetici, il consumo d’acqua, e l’impatto ambientale. Dall’altro, le multinazionali tech con budget illimitati per fare propaganda e lobbying.
Chi vincerà? Probabilmente le aziende. Hanno soldi e avvocati. Le comunità hanno rabbia e preoccupazioni legittime, ma poco potere reale.