Il database della cacca ha bisogno di te

Non è un scherzo: l'azienda Seed e il MIT hanno bisogno del vostro aiuto, quindi fotografate il frutto dei vostri sforzi e caricate l'immagine.
Non è un scherzo: l'azienda Seed e il MIT hanno bisogno del vostro aiuto, quindi fotografate il frutto dei vostri sforzi e caricate l'immagine.

Cos’è l’imbarazzo del trovarsi impegnati nella stesura di un articolo quantomeno bizzarro di fronte a un bene superiore? Lasciamo dunque da parte battute scontate e tabù per lanciare un appello: fotografate i vostri escrementi e inviate l’immagine dall’altra parte del mondo. Fatelo per la scienza.

#GIVEASHIT: il database, l’IA e la cacca

Non è una presa in giro, ma la particolare iniziativa messa in campo da Seed, realtà statunitense attiva nell’ambito della ricerca scientifica, in collaborazione con il MIT. L’obiettivo è quello di popolare un database con 100.000 scatti da dare poi in pasto (ok, avevamo scritto niente battute) a un sistema di intelligenza artificiale i cui algoritmi potranno così essere istruiti al fine di identificare malattie e disturbi senza ricorrere a esami più tradizionali. Prima di essere sottoposte all’IA le immagini verranno in ogni caso passate in rassegna da un addetto ai lavori. L’impiego più immediato è quello relativo alla classificazione automatica secondo i criteri della Bristol Stool Scale.

Le statistiche parlano di una persona su cinque (percentuale riferita agli Stati Uniti) che soffre di patologie intestinali croniche. La speranza è quella di mettere nelle mani dei medici uno strumento in grado di supportarli nella diagnosi e nell’individuazione del trattamento migliore. Per contribuire non bisogna far altro che visitare il sito seed.com/poop. Per l’occasione è stato creato un hashtag: #GIVEASHIT. Non avrebbe potuto essere altrimenti.

L'iniziativa di Seed, nel nome della ricerca scientifica

All’atto dell’upload viene chiesto di inserire il proprio indirizzo email. I responsabili del progetto affermano in ogni caso che l’informazione non viene in alcun modo associata alla foto, secondo quanto previsto dalla normativa HIPAA (Health Insurance Portability and Accountability Act) al fine di garantire il rispetto della privacy.

Umorismo a parte, la comunità scientifica oggi non dispone di un database di questo tipo e la volontà è quella di renderlo accessibile a qualsiasi team di ricercatori desideri consultarlo una volta compilato, così che tutti possano collaborarvi in pieno stile open source.

Dove ci condurranno le meraviglie degli algoritmi IA? Ci sono iniziative che promettono di confezionare un codice in grado di riconoscere gli odori e altre che mirano ad analizzare i nostri escrementi. Oh!

Fonte: Seed
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