DDL intercettazioni, il sonno della ragione digitale

Blog costretti alla rettifica, anche quando la rete è abbastanza matura per autoregolamentarsi. Netizen come direttori responsabili, in barba a Cassinelli. Indagini impantanate per blindare la privacy. L'intervista a Giuseppe Corasaniti

Roma – La rete è animata da dinamiche differenti da quelle che sorreggono i media tradizionali. Ma nel DDL che dovrebbe disciplinare le intercettazioni è contenuta una disposizione che impone a blogger e gestori di siti web di comportarsi come direttori di testate giornalistiche , di pubblicare rettifiche qualora incappino in errori o diano voce a parole lesive dell’altrui reputazione. La rete più matura di quanto si creda: non c’è bisogno di regolamentare per legge quello che online già avviene spontaneamente, e con più puntualità rispetto ai media tradizionali. Soprattutto quando nel contempo il governo punta a tracciare un netto distinguo tra professionisti dell’informazione e chi opera per passione. Ma c’è dell’altro: le rigide disposizioni con cui il DDL guarda alla privacy faranno stagnare le indagini. Ad approfondire con Punto Informatico è Giuseppe Corasaniti , cittadino della rete e magistrato, presidente dal 2005 al 2007 del Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore presso il Ministero dei beni e le attività culturali, l’unico autore in Italia ad aver approfondito l’istituto della rettifica, con una monografia e con una voce sulla Enciclopedia Giuridica Treccani.

PI: Come si è applicata finora la disciplina della rettifica in rete?
GC: L’applicazione della rettifica “formale” cioè in base alla legge sulla stampa del 1948 è stata pressoché nulla, comprensibilmente, come vedremo, non sono mancati invece richiami al codice dei dati personali con ricorsi al Garante in base all’art. 7 comma 3 del codice dei dati personali nel caso di dati inesatti, infatti l’interessato ha sempre diritto di ottenere l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati. Peraltro anche nel codice deontologico in materia di trattamenti dei dati personali per i giornalisti si prevede uno spontaneo dovere (appunto del giornalista cioè di chi tratta professionalmente informazioni): ” Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze, anche in conformità al dovere di rettifica nei casi e nei modi stabiliti dalla legge “. Bisogna osservare che perfino il Garante della Privacy nell’applicazione della norma è stato molto cauto e si è limitato ad interventi nel caso di diffusione di dati personali inesatti o trattati senza consenso (come numeri di telefono o indirizzi email pubblicati sui siti web). Più decisa, come ricordiamo, è stata l’applicazione del codice nel caso di trattamenti riservati da parte dei giornalisti (appunto hanno fatto scuola proprio i provvedimenti del Garante in materia di pubblicazione di testi di intercettazioni, ma sul punto non sono nemmeno mancate critiche da parte della dottrina, che ha intravisto una potenziale violazione dell’ art. 21 della Costituzione per cui la stampa, e cioè l’informazione, non può essere oggetto di autorizzazioni o censure.

PI: Poniamo l’esempio di un quotidiano che operi sia su carta sia in rete: che differenze ci sono nell’assoluzione dell’obbligo?
GC: È ovvio che il problema è quello della data di pubblicazione, ma è un problema apparente perché nella rettifica quello che conta è il periodo che intercorre tra la richiesta dell’interessato. In base allo “storico” articolo 8 della legge del 1948 sulla stampa, modificata nel 1981 ” il direttore o, comunque, il responsabile ” della pubblicazione è espressamente tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa dichiarazioni o rettifiche di soggetti “di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale”. La norma prevede che, per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche siano pubblicate non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono. Invece, per i periodici, non oltre il secondo numero successivo alla settimana in cui è pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che ha riportato la notizia cui si riferisce. Non solo, ma la norma è anche molto precisa sul piano grafico “editoriale”, infatti rettifiche o dichiarazioni devono sempre fare riferimento allo scritto che le ha determinate e soprattutto devono essere pubblicate nella loro interezza, purché contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni contestate. Ovvio che in rete cambia tutto proprio sul piano della periodicità, ma proprio in rete si potrebbe, se proprio si vuole fare uso della rettifica, stabilire un termine decorrente dalla ricezione di una email, anziché di una lettera raccomandata. In ogni caso la violazione dell’obbligo è sanzionata con una sanzione amministrativa pecuniaria (anche se non è infrequente la richiesta di provvedimenti d’urgenza da parte dell’interessato in sede civile per ottenere la pubblicazione della smentita): da ormai un decennio è la vera sanzione, oltre al risarcimento del danno, che poi comunque bisogna provare in concreto.

PI: È a conoscenza di casi in cui blogger o gestori di siti che non operino in maniera professionale con l’informazione si siano trovati costretti a pubblicare delle rettifiche? Come hanno agito?
GC: Normalmente, per ottenere la pubblicazione di dichiarazioni o la cancellazione di espressioni sconvenienti o direttamente offensive, è sempre bastato il richiamo alla legge sui dati personali e alla diffamazione, e le rettifiche in fondo avvengono spontaneamente (e senza bisogno di alcuna legge) molto più sul web che non nella stampa e nella televisione, che puramente e semplicemente – invece – ignorano l’obbligo di rettifica. In fondo è paradossale: il web viene punito con una applicazione “creativa” proprio quando quasi tutti con una semplice mail rimuovono spontaneamente i contenuti diffamatori, mentre i giornalisti che alla rettifica sarebbero tenuti normalmente, se proprio costretti pubblicano le rettifiche nelle lettere al direttore e magari fanno un bel commentino satirico per dimostrare che alla fine avevano ragione aggiungendo al danno anche la beffa. Il risultato? Pochi chiedono il risarcimento del danno morale, che pure servirebbe nei casi più gravi, e preferiscono la querela per diffamazione. E così gli uffici giudiziari sono intasati.
Ed attenzione alle semplificazioni. Internet non è “eguale” alla stampa. Vorrei ricordare una importantissima sentenza della Corte di Cassazione ( Cass. Sez. 5 penale Sentenza 25 luglio 2008 n. 31392 ) che ha affermato senza mezzi termini come “La diffamazione tramite Internet costituisce certamente un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi del comma III dell’art. 595 cp, in quanto commessa con altro (rispetto alla stampa) mezzo di pubblicità”. In realtà peraltro, poiché è certamente possibile, attraverso i normali strumenti di dotazione di un qualsiasi personal computer, procedere alla stampa della “pagina web”, il giornale telematico sembrerebbe quasi costituire un tertium genus tra la stampa e, appunto, gli altri mezzi di pubblicità. Cosa certa è, comunque, che, essendo ormai Internet un (potente) mezzo di diffusione di notizie, immagini e idee (almeno quanto la stampa, la radio e la televisione), anche – evidentemente – attraverso di esso si estrinseca quel diritto di esprimere le proprie opinioni, diritto che costituisce uno dei cardini di una democrazia matura e che, per tale ragione, figura in posizione centrale nella vigente Carta costituzionale. I diritti di cronaca e di critica, in altre parole, discendono direttamente – e senza bisogno di mediazione alcuna – dall’art 21 Cost. e non sono riservati solo ai giornalisti o a chi fa informazione professionalmente, ma fanno riferimento all’individuo uti civis. Chiunque, pertanto, e con qualsiasi mezzo (anche tramite Internet), può riferire fatti e manifestare opinioni e chiunque – nei limiti dell’esercizio di tale diritto (limiti, da anni, messi a punto dalla giurisprudenza) – può “produrre” critica e cronaca. PI: Come potrebbe declinarsi su un sito Internet il dovere di rettificare dando la stessa rilevanza alla notizia? Se è possibile immaginare come un blog o un sito possano assolvere all’obbligo, come si dovrebbero comportare coloro che gestiscono aggregatori di notizie che operano in maniera automatica, servizi come Google News?
GC: Ovviamente c’è da sperare in un emendamento che restringa l’obbligo di rettifica, appunto, alle testate giornalistiche via web. Emendamento che sarebbe in un certo senso coerente con la disciplina della stampa e della radiotelevisione, altrimenti proprio qui verrebbero fuori rischi di incostituzionalità: peraltro la rettifica non può essere rivolta ad opinioni critiche come proprio la Cassazione ha ricordato nel 2008. Sul piano grafico il problema è in fondo molto semplice: basta un trafiletto con la stessa qualità del pezzo da rettificare ma, ripeto, il vero problema è quello dell’estensione a tutti i siti “informatici” che la legge pone senza mezzi termini con un pressapochismo tecnologico al quale ormai siamo abituati.

PI: Anche i motori di ricerca, che operano da gatekeeper, rischiano di dover mettere mano agli algoritmi per restituire, ad esempio fra le stringhe abbinate ai link dei risultati, la dichiarazione o la rettifica?
GC: Direi proprio di no, anche oggi mica si chiede la rettifica sulle rassegne stampa. Ovviamente il problema c’è e l’ambigua formulazione del disegno di legge potrebbe moltiplicarlo. In ogni caso il principio è chiaro se si guarda alle normative su stampa e televisione: ad essere tenuto alla rettifica è chi dirige il mezzo che ha curato la pubblicazione, non quello che lo ha semplicemente citato.

PI: In particolare, nel DDL si specifica che dichiarazioni o rettifiche debbano essere pubblicate in modo che sussista ” la stessa modalità di accesso al sito “: è un’esagerazione immaginare che ciò possa significare che tutti coloro che linkano la pagina che conteneva la frase lesiva della reputazione siano costretti a linkare allo stesso modo la rettifica? A quanti “gradi di separazione”, a quanti link concatenati potrebbe estendersi quest’obbligo?
GC: Purtroppo la frase è infelice, immagino voglia dire che occorrerebbe assicurare in un certo senso la stessa rilevanza grafica e la stessa impaginazione, ma siccome si tratta di un testo di legge meglio sarebbe una definizione più chiara, e soprattutto la limitazione alle testate giornalistiche via web che una impaginazione formale ce l’hanno già. Immagino che l’espressione voglia dire che deve essere assicurata pari dignità informativa e stesso spazio soprattutto rispetto alle affermazioni da rettificare. Ma qui si apre un grande problema, perché in rete l’informazione è “trasversale” cioè appunto gioca tutti i suoi spazi in modo ipertestuale, con link appunto, mentre nella stampa e nella TV è facile individuare i “bersagli” della rettifica, e cioè articoli o programmi cui si pretende di integrare lo spazio informativo con criteri ben precisi. In rete mi pare difficile una concatenazione successiva ad altri soggetti estranei allo spazio nel quale sono contenute le affermazioni che si vuole “rettificare”. A meno che, come appunto sembra opportuno, si limiti la portata della normativa ai giornali, e cioè alle testate giornalistiche via web.

PI: Come comunicare la richiesta di rettifica qualora il netizen non metta a disposizione sul proprio sito alcun riferimento?
GC: Il problema è serio,semmai andrebbe verificato il titolare del sito o del servizio, ma ripeto da un lato appare indispensabile almeno una interpretazione restrittiva che sembrerebbe pur sempre possibile ai giornali, telegiornali e agenzie online. In ogni caso in rete quando si trattano informazioni in modo continuativo assicurare un riferimento di corrispondenza agli interlocutori diventa un principio di civiltà. E questo, che ci piaccia o no, è un fatto di buon senso e di netiquette.

PI: La notizia o l’affermazione oggetto di rettifica, specie se di particolare rilevanza, potrebbe disseminarsi di link in link, di medium in medium: è pensabile per la persona offesa contattare tutti per tutelare i propri diritti?
GC: È già molto difficile per la stampa, e per le trasmissioni televisive che citano stampati e viceversa, e quindi figuriamoci via web. Peraltro quando i giornalisti citano in modo spassoso “fonti Internet” (per loro spesso non c’è distinzione fra fonti affidabili e no…tutto fa brodo) sono pessimi professionisti perché dovrebbero verificare sempre e comunque l’attendibilità delle fonti e citarle espressamente. Se non lo fanno o se informano in modo approssimativo o sbagliato ne rispondono, e giustamente la rete non ha colpe per la loro incultura digitale.

PI: Nel DDL, art. 15 c.1 alla lettera e si fa riferimento al ” direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche “. Chi sono il ” direttore ” e il ” responsabile delle trasmissioni informatiche o telematiche “?
GC: Secondo buon senso è il direttore della testata (formale) via web, laddove sia previsto e individuabile. Ma è evidente che qui il legislatore non ha molto ben presente come funziona la rete e pensa che ci sia sempre un “direttore” anche quando non può esserci, e non ha proprio idea che possono esserci spazi condivisi: come rettificare le pagine wiki? Ai posteri l’ardua sentenza, a noi il terzo mondo digitale che si avvicina sempre di più. PI: Se il DDL Cassinelli e il DDL che regola le intercettazioni dovessero entrambi diventare leggi, c’è possibilità che riescano a convivere?
GC: È una domanda difficile: così come sono stati concepiti e così come sono stati articolati, speriamo proprio di no. Ripeto: è fondamentale distinguere tra attività professionali e attività non professionali. Il cuore del problema è proprio questo, e la sentenza della Cassazione del 2008 pone anche problemi molto seri di tutela costituzionale, che peraltro già la Corte Suprema degli Stati Uniti affrontò nel ben noto caso ACLU-RENO del 1997.

PI: Crede che sia possibile bilanciare la posizione dei cittadini della rete che non operano in maniera professionale con il diritto del cittadino a non subire lesioni della propria reputazione? Suggerimenti?
GC: Incentivare in ogni modo l’autodisciplina, promuovere le mediazioni anziché i conflitti e non diffidare della rete, che dimostra alla fine nei suoi operatori e nei suoi servizi professionali molta più maturità e capacità di autoregolarsi di quanto si creda, o si lasci credere.

PI: Il DDL sulle intercettazioni precede in ordine di tempo il DDL Cassinelli. È possibile pensare che la disposizione sull’obbligo di rettifica per i “siti informatici” sia frutto di un mancato coordinamento, piuttosto che di una scarsa attenzione nutrita dal legislatore nei confronti della tecnologia? Oppure è lecito credere, come suggerisce qualcuno in rete, che il DDL sulle intercettazioni sia un’occasione per “far rientrare dalla finestra” delle regole che potrebbero spingere la rete all’autocensura con la minaccia di sanzioni, somministrate qualora non si adempisse all’obbligo di rettifica?
GC: Il legislatore esprime una società che ha qualche imbarazzo nel comprendere la tecnologia: sbagliare è umano, ma perseverare come si sta facendo in Italia è diabolico (e comunque gli errori sono equamente divisi tanto a destra quanto a sinistra, è un fatto generazionale e culturale). Confido solo nella Presidenza Obama per una svolta nel concepire e comprendere i problemi della rete: sarà una nuova era della speranza. E confido sui molti parlamentari di maggioranza e di opposizione che almeno sanno cosa è Internet, la usano e perciò non ne hanno paura. Il rischio purtroppo è evidente, e per chi si occupa dei difficili rapporti tra diritto e tecnologia ogni giorno porta la sua pena sotto forma di disegni di legge variopinti ed arroganti che vorrebbero disciplinare a tutti i costi – ed anche a costo di un deficit delle libertà civili – quello che invece può trovare una regolamentazione ampia in sede europea ed internazionale.

PI: La disposizione relativa alla rettifica non è che un tassello del complesso DDL che dovrebbe regolare la disciplina delle intercettazioni. Si vorrebbe introdurre una stringente tutela della privacy: in che modo influirà sul dipanarsi delle indagini?
GC: È qui che sta il vero dramma del disegno di legge, che unifica intercettazioni, acquisizione di dati di traffico e riprese visive. Le indagini sul cyber crime saranno di fatto abolite: esse hanno senso solo se si svolgono nell’immediatezza, con buona pace della nuova legge attuativa della Convenzione di Budapest del 2001 e degli impegni internazionali che ci siamo appena assunti di “tempestiva” cooperazione. E mi limito a questo perché gli effetti saranno ben peggiori. Se il testo resta così come è, sarà anche praticamente impossibile utilizzare dati di traffico in via d’urgenza per i magistrati, come nel caso delle rapine violente o violenze sessuali commesse da ignoti cioè di persone ancora non identificate. Servirebbe il consenso della persona offesa per acquisire i tabulati e analizzarli: va bene, si fa per dire, in caso di rapina del cellulare, ma se l’interessato viene trovato cadavere? E nelle frodi, per esempio, se l’interessato non sa neppure, per le complesse tecniche utilizzate, di essere stato truffato? C’è tutto il tempo per i criminali, cyber e non, di cambiare aria con calma finchè si ottengono le doverose autorizzazioni, e più in là godere i disonesti frutti dei propri crimini. Speriamo di no, mi auguro di no. L’ansia di privacy, a volte pompata dai media, quegli stessi media tradizionali come stampa e TV che poi la violano in mille modi evidenti e in mille momenti, oltre che il (consueto) sonno della ragione digitale, sta per partorire un mostro.

a cura di Gaia Bottà

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  • eustachio A.Montemur ro scrive:
    condivisione
    grazie sig. Gates. la zanzara più pericolosa è quella che acceca ogni uomo e che non fa vedere i bisognosi che vanno aiutati con ogni mezzo.Il mondo appartiene a tutti e fin quando ci sarà una persona nel più piccolo caseggiato, nel più piccolo paese, nella più piccola regione del mondo che soffre, è nostro obbligo tentare con tutte le nostre forze di aiutarlo.Eustachio A. Montemurro via dello scorpione 18Matera
  • Stein Franken scrive:
    Erhm....
    Ma sti soldi non potevano andare ai paesi occidentali, ma in modo INTELLIGENTE (quindi evitando quei politici o quei paesi messi "maluccio" in questo senso) per migliorare i problemi, creare più strutture, aiutare chi cerca lavoro...I paesi "ricchi" in realtà hanno la loro parte di problemi non da poco, però è facile vedere chi muore di fame.E io dico, meglio migliorare la qualità della "nostra" vita oppure lasciare vivere di stenti persone che morirebbero comunque dopo poco?
  • Aiutiamo scrive:
    Donare è bene?
    Secondo me no, si toglie alle persone la possibilità di diventare indipendenti. Diamogli la zappa per lavorare la terra piuttosto che cibo (magari scaduto o sperimentale). Diamogli macchinari piuttosto che preti e suore e chiese.Mettiamoli in condizione di farcela da soli.
    • Wolf01 scrive:
      Re: Donare è bene?
      Senza istruzione non sanno che farsene della zappa, del trattore e dei macchinari.Io sono per lasciare che si arrangino, sono andati avanti milioni di anni senza il nostro aiuto e adesso che siamo arrivati noi negli ultimi 3-4 secoli ad "occidentalizzarli" non abbiamo fatto altro che ingrandire le piccole scaramucce tra tribù e farle diventare guerre con carri armati e mitra in mano ai bambini, farli morire di fame dopo il boom demografico dato dai barattoli di cibo che gli abbiamo dato inizialmente e che ora non vorremmo più dargli.Ma una cosa è certa, quelli che vogliono lavorare sono pochi, gli altri si accontentano di vivere di quello che trovano sperando di non fare niente.Bisogna fare le cose per bene, si va là, si istruisce adeguatamente, almeno a livello delle nostre scuole medie (che ormai si sono ridotte a livello di scuola elementare di 20 anni fa) e quindi li si abitua a darsi da fare e non stare lì a farsi coprire di moscheRitornando al discorso della donazione del signor Gates, secondo me ha fatto una cosa giusta, che poi abbia scelto di curare la malaria invece che l'aids o il cancro che affliggono anche noi è solo una sua scelta, io sinceramente se voglio andare a fare un giro per l'Africa non voglio prendere la malaria e se trovano un "vaccino" questo fa comodo pure a me
      • deactive scrive:
        Re: Donare è bene?
        - Scritto da: Wolf01
        Senza istruzione non sanno che farsene della
        zappa, del trattore e dei
        macchinari.
        Io sono per lasciare che si arrangino, sono
        andati avanti milioni di anni senza il nostro
        aiuto e adesso che siamo arrivati noi negli
        ultimi 3-4 secoli ad "occidentalizzarli" non
        abbiamo fatto altro che ingrandire le piccole
        scaramucce tra tribù e farle diventare guerre con
        carri armati e mitra in mano ai bambini, farli
        morire di fame dopo il boom demografico dato dai
        barattoli di cibo che gli abbiamo dato
        inizialmente e che ora non vorremmo più
        dargli.

        Ma una cosa è certa, quelli che vogliono lavorare
        sono pochi, gli altri si accontentano di vivere
        di quello che trovano sperando di non fare
        niente.

        Bisogna fare le cose per bene, si va là, si
        istruisce adeguatamente, almeno a livello delle
        nostre scuole medie (che ormai si sono ridotte a
        livello di scuola elementare di 20 anni fa) e
        quindi li si abitua a darsi da fare e non stare
        lì a farsi coprire di
        mosche

        Ritornando al discorso della donazione del signor
        Gates, secondo me ha fatto una cosa giusta, che
        poi abbia scelto di curare la malaria invece che
        l'aids o il cancro che affliggono anche noi è
        solo una sua scelta, io sinceramente se voglio
        andare a fare un giro per l'Africa non voglio
        prendere la malaria e se trovano un "vaccino"
        questo fa comodo pure a
        memhm, saranno anche andati avanti per tanti anni, ma non c'era l'occidente a sfruttarne le risorse minerarie ( e non solo )Non puoi dire di volerli lasciare soli dopo che li hai annegati nella me**a per decenni interi..E la situazione come la descrivi tu va decisamente oltre "le piccole scaramucce tribali".Ci sono in ballo multinazionali e corporation molto potenti.Le guerre di etnia sono strumentalizzate perche' determinati paese ne possano trarre vantaggio.o no ?Ma una cosa e' certa, la tua frase "Ma una cosa è certa, quelli che vogliono lavoraresono pochi" mi pare porprio una gran ca**ata.Regards
        • Wolf01 scrive:
          Re: Donare è bene?
          Certo, sono d'accordo con te, ormai è troppo tardi per lasciarli a loro stessi, quindi dovrebbe essere valida la mia seconda opzione: li istruisci.Riguardo "hanno poca voglia di lavorare", chiamiamola allora "non sappiamo come lavorare, quindi facciamo quello che pensiamo sia giusto, cioè poco e male" che forse è meglioStavo guardando un documentario un giorno dove gli indigeni del luogo hanno iniziato a sfruttare pozzi petroliferi dismessi, producono ben 4 barili al giorno ma come?Bhe, hanno legato una fune alla sonda che tira su il petrolio e la calano su e giù per il pozzo facendo 300 metri in mezzo alla foresta a piedi tirandola e rilasciandola... una carrucola no? I più furbi hanno usato un camion, l'hanno messo sui mattoni e usano quello come verricello... e poi si portano i secchi a mano per 15kmÈ da premiare la buona volontà ma non si applicano, se si facesse un po' di formazione magari imparerebbero a lavorare, e magari a guardare la macchina che fa il lavoro per loro e AGGIUSTARLA quando si guasta invece che quando finisce la benzina piangere perchè non va piùPerchè il problema di fondo non è tanto fornire i mezzi, quanto che continuino ad usarli autonomamente e non solo finchè durano le pile, la benzina o si rompe il manico
          • deactive scrive:
            Re: Donare è bene?
            - Scritto da: Wolf01
            Certo, sono d'accordo con te, ormai è troppo
            tardi per lasciarli a loro stessi, quindi
            dovrebbe essere valida la mia seconda opzione: li
            istruisci.

            Riguardo "hanno poca voglia di lavorare",
            chiamiamola allora "non sappiamo come lavorare,
            quindi facciamo quello che pensiamo sia giusto,
            cioè poco e male" che forse è
            meglio

            Stavo guardando un documentario un giorno dove
            gli indigeni del luogo hanno iniziato a sfruttare
            pozzi petroliferi dismessi, producono ben 4
            barili al giorno ma
            come?
            Bhe, hanno legato una fune alla sonda che tira su
            il petrolio e la calano su e giù per il pozzo
            facendo 300 metri in mezzo alla foresta a piedi
            tirandola e rilasciandola... una carrucola no? I
            più furbi hanno usato un camion, l'hanno messo
            sui mattoni e usano quello come verricello... e
            poi si portano i secchi a mano per
            15km

            È da premiare la buona volontà ma non si
            applicano, se si facesse un po' di formazione
            magari imparerebbero a lavorare, e magari a
            guardare la macchina che fa il lavoro per loro e
            AGGIUSTARLA quando si guasta invece che quando
            finisce la benzina piangere perchè non va
            più
            Perchè il problema di fondo non è tanto fornire i
            mezzi, quanto che continuino ad usarli
            autonomamente e non solo finchè durano le pile,
            la benzina o si rompe il
            manicoCertamente mi trovo d'accordo sul fatto che le cose vadano loro insegnate, invece di dar loro degli strumenti sconosciuti e sperare se la possano cavare senza problemi.In fondo pero' a chi conviene investire in Africa dove ogni singolo stato e' in rapporti bellicosi col proprio vicino oppure nei peggiori dei casi fronteggia emergenze di colera, di carestie o di pulizie etniche?Se ci pensi bene .. donare, regalare, fanno molto chic per i personaggi in vista come Gates, e comporta poche responsabilita'. Impegnarsi in un progetto di ricostruzione di una societa' implica invece responsabilita' decisamente maggiori e probabilmente e' meno gratificante dal punto di vista del ritorno di immagine perche' ti vedrebbe immerso in quel problema per decenni. Gates, in Africa ci sara' mai andato ? ( a parte il fatto che le aree pandemiche di malaria sfortunatamente non sono circoscritte all'africa, ma anche asia e molti dei paesi del sud del mondo ).vabeh, ci siam capiti ; )Regards
          • Nicolaus scrive:
            Re: Donare è bene?

            Bhe, hanno legato una fune alla sonda che tira su
            il petrolio e la calano su e giù per il pozzo
            facendo 300 metri in mezzo alla foresta a piedi
            tirandola e rilasciandola... una carrucola no? I
            più furbi hanno usato un camion, l'hanno messo
            sui mattoni e usano quello come verricello... e
            poi si portano i secchi a mano per
            15km Dubito che sia come dici tu, non è che se hai 300 metri di corda devi per forza estenderla e tirarla su è giù da 300 metri di distanza, anche senza carruccola basta che 5 6 uomini si mettessero vicino al pozzo tirassero la corda su e giù da li vicino, arrotolando la corda vicino al pozzo e man mano lasciandola estendersi sempre più quando il secchio andava giù mentre per tirarlo su avvolgessero la corda sempre li fuori dall'orlo, ho capito che erano indigeni ma dubito fossero così scemi da tirare la corda in mezzo alla foresta invece che passarsi la corda prima con una mano e poi con l'altra fermi in un punto.
            È da premiare la buona volontà ma non si
            applicano, se si facesse un po' di formazione
            magari imparerebbero a lavorare, e magari a
            guardare la macchina che fa il lavoro per loro e
            AGGIUSTARLA quando si guasta invece che quando
            finisce la benzina piangere perchè non va
            più.Guarda che non sono mica scemi ti ripeto. forse si facevano 15 km perchè dubito che il camion fosse nelle condizioni di poter effettuare viaggi, metti che mancassero le gomme al camion cosa fanno? Costruiscono ruote di legno e liane?non è che abbiano "Gino il Gommista" a portata di mano nella foresta...
            Perchè il problema di fondo non è tanto fornire i
            mezzi, quanto che continuino ad usarli
            autonomamente e non solo finchè durano le pile,
            la benzina o si rompe il
            manicoCapirai... senza industrie, negozi di oggetti necessari a poter effettuare le operazioni di riparazione e manutenzione ai mezzi, per quanta istruzione potremmo dargli dubito che possano in ogni caso farcela con le proprie forze. Se gli diamo un camion e la candela si rompe, per quanto istruiti, dubito abbiano la possibilità di riparalo con un "ficodindia" se non gliela portiamo direttamente noi.
          • Wolf01 scrive:
            Re: Donare è bene?
            Nel documentario facevano vedere che tiravano la corda per 300 metri nella foresta pluviale, o meglio in uno stretto corridoio che si era formato a furia di fare su e giù 30 volte al giorno...Certamente poi per i pezzi di ricambio è tutto da vedere, ma ci sono attrezzi che con un po' di cura vanno avanti decenni, e per i pezzi di ricambio possono sempre andare in città, in fondo si fanno 25km per prendere l'acqua quando magari con una pompa e un pozzo potrebbero tirarsela su in mezzo al villaggio
          • Lapsus scrive:
            Re: Donare è bene?
            Mai visto cosa riescono a caricare gli africani su un camion recuperato dalle discariche occidentali vero?Il documentario di cui parli sembra proprio una presa per il XXXX.
      • nexor scrive:
        Re: Donare è bene?
        - Scritto da: Wolf01
        Ma una cosa è certa, quelli che vogliono lavorare
        sono pochi, gli altri si accontentano di vivere
        di quello che trovano sperando di non fare
        niente.
        ....quindi li si abitua a darsi da fare e non stare
        lì a farsi coprire di
        mosche...EEEeehh?!? Saranno mica comunisti pure loro?Forse dovresti farti anche solo una settimana con uno di loro, fare 20 km per un po' d'acqua infetta, pregare che nessun gruppo armato ti passi a XXXXXXX le poche provviste che hai messo da parte spezzandoti la schiena sui campi, e cose così...Ma credi che in Eritrea uno possa svegliarsi un giorno con la voglia di fare, andare all'Adecco e cercare un posto da impiegato?Secondo me progetti di aiuto come questi fanno sicuramente bene, ma servono anche scelte coerenti dei nostri governi per fornire infrastrutture ed industrie che possano giovare al territorio, ma su questo non sono certo un esperto...
      • Aname scrive:
        Re: Donare è bene?
        Forse se nei secoli passati la forza lavoro africana non fosse stata impiegata dagli schiavisti europei per costruire la propria ricchezza, oggi anche in africa ci sarebbe qualcosa di più
        • deactive scrive:
          Re: Donare è bene?
          - Scritto da: Aname
          Forse se nei secoli passati la forza lavoro
          africana non fosse stata impiegata dagli
          schiavisti europei per costruire la propria
          ricchezza, oggi anche in africa ci sarebbe
          qualcosa di
          piùcertamente, come nel sud del nostro paese, che un tempo era straricco di forza lavoro e risorse naturali, depradato senza ritegno alla faccia dell'unita' del paese ..
    • Federico scrive:
      Re: Donare è bene?
      Ma tu credi che l'80% dell'umanità soffra la fame perchè non ha le zappe o non ha i macchinari o non sa leggere? Ma chi credi che produca buona parte degli oggetti dai quali sei circondato, dalle scarpe a certi mobili passando per il cibo e i palloni? Ma pensi davvero che i kiwi che mangi siano coltivati nel cortile del tuo vicino? E le banane crescono su una spiaggia di Lampedusa? E la carta su cui si stampano i libri viene da un boschetto ligure? E il petrolio che fa funzionare macchine e da cui si ricava elettricità, viene dalla tua cantina? E informati un po' con cosa è fatta la batteria del tuo cellulare.
    • Nicolaus scrive:
      Re: Donare è bene?
      ok, ascolta per i "mille mila milioni" di metri quadrati di terra arida ci diamo i turni io e te con la canna o porti tu il getto del tuo giardino?Non è che siano così XXXXXXXXX da non sapere usare una zappa guarda che la forza lavoro è già utilizzata in africa, nei paei dove si può un africano sa come vivere e ce la fa con dignità e anche serenamente. I popoli a cui si riferiscono le associazioni benefiche sono quei popoli che non hanno la possibilità di vivere perchè sovrastati dalle guerre e da minacce di ogni tipo, dai governanti tiranni etc... Preti, suore e chiese servono se vuoi aiutar loro a far qualcosa, chi è che va la altrimenti? tu? Non è che se gli mandi i macchinari e zappe allora diventano agricoltori e artigiani provetti, ci abbiamo messo tanti anni noi per adattarci, capire il nostro territorio, capire cosa fare e cosa non fare, saper coltivare e costruire, come e quando... se gli mandi delle zappe in paesi in cui il primo terreno un attimo fertile è pieno di mine, massimo massimo con quella zappa si scavano la fossa.
  • Cognome e Nome scrive:
    Non è proprio così
    Mi ricordo di aver letto una volta che questo discorso della fondazione è tutta una copertura per racimolare altri soldi, se non ricordo male sì regala soldi, ma con delle clausole che sono assurde e che sono chiaramente a scopo di business. Secondo voi altrimenti perchè lo farebbe?E non è pensar male, se leggete le clausole è più che evidente.
    • nexor scrive:
      Re: Non è proprio così
      Ma dai, lo fa come tutti perché dopo si sente meglio! Io l'altruismo lo vedo così, e penso comunque sia da lodare.Solo una persona malata quando ha tanti soldi da comprarsi un'intera piccola nazione ne cercherebbe ancora dopo la pensione, e Gates non mi sembra proprio il tipo!Di queste clausole non ne ho mai sentito parlare, ma dubito che una qualsiasi onlus possa trovare un modo di restituire centinaia di milioni di dollari dopo averli investiti in ricerca!Forse parli delle condizioni a cui governi come quello degli stati uniti "donano" beni in surplus (di solito raccolti e cibo) agli stati più poveri, in cambio di favori politici (voti all'onu, appoggio militare...); o al limite le aziende e banche che lo fanno per il ritorno di immagine.Gates, che ora deve difendere solo l'immagine di se stesso, non vedo che guadagno ci possa fare!
    • Aname scrive:
      Re: Non è proprio così
      Signor nome e cognome, non basta dire "mi ricordo di aver letto una volta..." e su questa affermazione emettere delle sentenze di colpevolismo. La fondazione dei Gates infatti è una delle fondazioni di beneficenza più trasparenti e efficaci.
      • Toto scrive:
        Re: Non è proprio così
        AAHHH Aname.. mi hai tolto le parole di bocca... Bill Gates era la Microsoft.... buuuuu tutti contro Bill Gates... ora si è ritirato per seguire a tempo pieno la sua fondazione benefica??? e comunque buuuuuuuuu!!! Non riesco a capire tutta questa rabbia.. se uno fa beneficenza chi se ne frega perchè lo fa?? L'importante è che i soldi arrivino SUL SERIO!! Ricordo ai tempi in cui come battuta (ma anche no..) qualcuno paragono BG all'anticristo.. ora dico io.. se quell'uomo è l'anticristo... non sarebbe meglio averne altri?? Il mondo va a rotoli e se qualcuno (che se lo puo permettere) cerca di fare la sua parte state buoni e non diciamo cavolate.. anche io potrei dire che un amico della sorella della figlia dello zio di una nipote di Bill Gates ha detto che bla bla bla... suvvia siamo seri e non stressiamo anche chi fa una cosa buona e giusta!! Evviva Zio Bill e sua moglie.. e lo dico con il massimo rispetto e la massima stima!
  • ninjaverde scrive:
    Vaccino?
    Un vaccino contro la malaria?Ma se non erro la malaria è causata da un parassita non da un virus.Sarebbe come trovare un vaccino contro la tenia o le pulci. Servono cure come il chinino, non vaccini. Oppure sterminare la zanzara anofele che è portatrice di questo parassita. O anche diffondere predatori di zanzare.Cose un pò diverse dai vaccini...Mi sa che Bill invece di sterminare le zanzare le diffonda... @^
    • Wolf01 scrive:
      Re: Vaccino?
      Ma si sa che traducendo si perde sempre qualcosa per strada.Anche dal cervello alle dita ogni tanto viene fuori qualche boiata perchè magari il cervello è mal collegato...Spiegami perchè bisogna entrare sempre nel tecnico quando si parla di qualcosa di etico, saranno XXXXX suoi come alla fine fanno a debellare la malaria? L'importante è che ci riescano, non come, a meno che non vadano ad eliminare il male uccidendo le persone anzichè il parassita
      • ninjaverde scrive:
        Re: Vaccino?
        ....E l'iorona dove la metti? ;)...a volte serve per non credere troppo in certe illusioni... poi vedremo...chissà...
  • dovella scrive:
    Gli Amici App£€ user tacciono?
    Dopo le varie offese accumulate nella risposta precedente vi chiedo ancora.Apple vi fa pagare un hardware di 300 al prezzo di 3000 ?SI o no?Se è si tutti gli introiti oltre ad essere investiti in spot pubblicitari e brevettare l acqua calda,Quali donazioni sono state fatte da Apple negli utlimi anni?ILLUMINATEMI
  • attonito scrive:
    carita' pelosa
    fico! da una parte e' azionista di multinazionali che sfruttano i negri e dall'altra parte gli da gli anti malarici.
    • shezan74 scrive:
      Re: carita' pelosa
      invece tu non sei azionista di una emerita fava e non investi una cippa nella lotta alla malaria.O no?
  • dovella scrive:
    Apple o Jobs, mai donato qualcosa?
    Apple o Steve Jobs hanno mai donato 1 Euro a qualcuno?Ogni tanto leggo qualcosa tipo Jobs ha regalato I Life ad un ragazzo qua o la (e nemmeno ci credo )avete link di donazioni apple?
    • lellykelly scrive:
      Re: Apple o Jobs, mai donato qualcosa?
      non per retoricizzare, me te? lo hai fatto? e se si, cosa ti interessa degli altri?se uno dona è migliore e se non lo fa no?comunque, chi ha, doni!
    • john locke scrive:
      Re: Apple o Jobs, mai donato qualcosa?
      Ma, e chi se ne frega? Che c'entra? Troll anche qua?Stupidissime inutili guerre di "religione" anche qua?Quanto hai 11 anni?Ma vai a nasconderti...
    • MeX scrive:
      Re: Apple o Jobs, mai donato qualcosa?
      eih, quello di Bill é solo il senso di colpa che prova per i sistemi operativi che ha fatto!Lascialo lavarsi la coscienza in pace! :D
    • attonito scrive:
      Re: Apple o Jobs, mai donato qualcosa?
      - Scritto da: dovella
      Apple o Steve Jobs hanno mai donato 1 Euro a
      qualcuno?
      Ogni tanto leggo qualcosa tipo Jobs ha regalato I
      Life ad un ragazzo qua o la (e nemmeno ci credo
      )

      avete link di donazioni apple?forse Jobs spende tutto per curarsi il cancro
    • Funz scrive:
      Re: Apple o Jobs, mai donato qualcosa?
      - Scritto da: dovella
      Apple o Steve Jobs hanno mai donato 1 Euro a
      qualcuno?
      Ogni tanto leggo qualcosa tipo Jobs ha regalato I
      Life ad un ragazzo qua o la (e nemmeno ci credo
      )

      avete link di donazioni apple?TU cosa hai donato, e a chi?Io niente, e a nessuno (a parte consulenze informatiche gratuite e sverminamenti di PC ad amici e parenti)Tanto per capire chi ha il diritto di criticare gli altri.
    • deactive scrive:
      Re: Apple o Jobs, mai donato qualcosa?
      - Scritto da: dovella
      Apple o Steve Jobs hanno mai donato 1 Euro a
      qualcuno?
      Ogni tanto leggo qualcosa tipo Jobs ha regalato I
      Life ad un ragazzo qua o la (e nemmeno ci credo
      )

      avete link di donazioni apple?si ma anche un bel "chissenefrega".Se gates si e' improvvisato filantropo non e' mica detto lo debbano seguire tutti i grandi nomi dell'IT mondiale.Ogni scusa e' buona eh ?
  • Antonio Macchi scrive:
    Bill Gates vs Silvio Berlusconi
    da come si comporta oggi, si capisce quanto Bill Gates meritava veramente di essere un miliardarioe' una persona al di sopra della media non solo come intelligenza, ma anche come senso eticoil nostro berlusconi impallidisce a confrontomai fatto neanche un euro di beneficenzasembra piu' simile a Maria Antonietta, che quando il popolo le disse che di non avere il pane, rispose di mangiarsi le brioches.
    • lellykelly scrive:
      Re: Bill Gates vs Silvio Berlusconi
      non per sminuire il risultato, che è comunque eccellente, non è che per caso "bill! siccome ABBIAMO tanti soldi che TU hai guadagnato, FACCIAMO una fondazione!" "si cara!"...;-)
    • attonito scrive:
      Re: Bill Gates vs Silvio Berlusconi

      il nostro berlusconi impallidisce a confronto
      mai fatto neanche un euro di beneficenzaBerlusconi NON puo impallidire: si e' fatto tatuare l'abbronzatura.
    • Marco Bartman scrive:
      Re: Bill Gates vs Silvio Berlusconi
      E tu cosa ne sai sulla beneficenza fatta da Berlusconi? Ma perché dovete tirare in ballo la politica sempre e comunque?
  • rockroll scrive:
    Ma non bastava un po' di chinino?
    ... anzichè finanziare una costosa ricerca per un vaccino, visto che, se tale flagello da qualche parte del mondo è stato debellato, le ricerche in merito hanno avuto ampio sucXXXXX ed i risultati sono disponibili (o almeno spero..., a meno di schifos i interessi contrari!). Perdonate la mia ignoranza, ma io ho sempre saputo che con un pochi centesimi di chinino a testa si sarebbero potuti salvare tutti i bambini dell'Africa da questo flagello. Il problema è che loro non hanno neanche quello, e i paesi industrializzati non vogliono rinunciare ai bussiness farmaceutici ed alla soggezione in cui fa comodo che sia il terzo mondo. Temo che la nobile fondazione di Bill e Melinda non abbia substrati molto nobili, ma piuttosto di immagine...
    • bellali scrive:
      Re: Ma non bastava un po' di chinino?
      Un vaccino serve per prevenire non per curare la malattia.Comunque per quanto ne so io (molto poco) il chinino non ti farebbe morire ma la malaria e' praticamente una malattia cronica che una volta presa e' una gran bella gatta da pelare che ti segue negli anni.
    • lellykelly scrive:
      Re: Ma non bastava un po' di chinino?
      presumo, che come per altre malattie, la ricerca punti soprattutto su come evitare di beccarla, oltre che ovviamente curarla. i vaccini preventivi esistono per questo motivo.
    • Dott Carlo scrive:
      Re: Ma non bastava un po' di chinino?
      - Scritto da: rockroll
      ... anzichè finanziare una costosa ricerca per un
      vaccino, visto che, se tale flagello da qualche
      ...
      bussiness farmaceutici ed alla soggezione in cui
      fa comodo che sia il terzo mondo.

      Temo che la nobile fondazione di Bill e Melinda
      non abbia substrati molto nobili, ma piuttosto di
      immagine...Il chinino non ti fa morire ma soffri le pene dell'inferno per anni, e poi desideri morire per le sofferenze.Immagina un bambino malnutrito con la malaria cosa deve sperare.Un vaccino EVITEREBBE la contrazione della malattia.Gates è vecchio, è un uomo realizzato e sfondato di soldi, non ha altri interessi se non fare davvero del bene ed entrare un po' nella storia, e ben vengano le sua donazioni, ogni miliardario dovrebbe prendere esempio
    • Steve Austin scrive:
      Re: Ma non bastava un po' di chinino?
      - Scritto da: rockroll
      ... anzichè finanziare una costosa ricerca per un
      vaccino, visto che, se tale flagello da qualche
      parte del mondo è stato debellato, le ricerche in
      merito hanno avuto ampio sucXXXXX ed i risultati
      sono disponibili (o almeno spero..., a meno di
      schifos i interessi contrari!).


      Perdonate la mia ignoranza, ma io ho sempre
      saputo che con un pochi centesimi di chinino a
      testa si sarebbero potuti salvare tutti i bambini
      dell'Africa da questo flagello. Il problema è che
      loro non hanno neanche quello, e i paesi
      industrializzati non vogliono rinunciare ai
      bussiness farmaceutici ed alla soggezione in cui
      fa comodo che sia il terzo mondo.

      Temo che la nobile fondazione di Bill e Melinda
      non abbia substrati molto nobili, ma piuttosto di
      immagine...Il chinino non va dato ai bambini sotto gli 8 anni né alle donne in gravidanza.
    • zzzzzz scrive:
      Re: Ma non bastava un po' di chinino?



      Perdonate la mia ignoranza, L'ignoranza non si perdona mai, soprattutto a chi si rende conto di esserlo.Prima informati poi esprimi la tua opinione, invece di sparare tutte quelle stupidate
    • Giambo scrive:
      Re: Ma non bastava un po' di chinino?
      Prevenire e' meglio di curare.Con un vaccino debelli la malattia, non ti limiti a mettere una "patch" quando sei ammalato.Inoltre si stanno sviluppando ceppi resistenti al chinino ...
    • VonStrucker scrive:
      Re: Ma non bastava un po' di chinino?
      - Scritto da: rockroll
      ... anzichè finanziare una costosa ricerca per un
      vaccino, visto che, se tale flagello da qualche
      parte del mondo è stato debellato, le ricerche inÉ stato debellato in occidente, nei paesi non occidentaliancora si muore
      Perdonate la mia ignoranza, ma io ho sempre
      saputo che con un pochi centesimi di chinino a
      testa si sarebbero potuti salvare tutti i bambini
      dell'Africa da questo flagello. Il problema è cheDici bene, ignoranza é la parola giusta.Intanto il chinino é un farmaco ottocentesco, esistono farmaci sintetici molto piú efficaci, inoltre questa demagogia del "basterebbe poco per salvare i bambini africani" é solo una favola: l'Africa é un disastro e la colpa non é dell' avido occidente
      loro non hanno neanche quello, e i paesi
      industrializzati non vogliono rinunciare ai
      bussiness farmaceutici ed alla soggezione in cui
      fa comodo che sia il terzo mondo.stai delirando, non abbiamo fatto altro che inviare aiuti a fondo perduto, non é certo colpa nostra se vivono in quelle condizioni
  • Dti Revenge scrive:
    e invece...
    ...Stallman vive e mangia a sbafo a casa del cantinaro del luogo. Che bell'esempio.
  • Den Lord Troll scrive:
    precisazione
    bug != zanzara :$
    • lufo88 scrive:
      Re: precisazione
      La zanzara è un insetto. :)
      • deactive scrive:
        Re: precisazione
        per coloro che si chiedono come sia possibile che un vaccino ancora non abbia preso piede in questi paese rispondo che il vaccino non esiste. E non e' mai esistito nemmeno in occidente.Debellare la malaria significa bonificare aree paludose, mantentere il livello di igiene di un'area ad altissimi livelli.C'e' in toeria una profilassi da seguire, ma va adottata come soluzione sia preventiva che di cura.Dato che solitamente i farmaci anti malarici non sono esattamente leggeri ma sono dei veri e propri veleni, se ne sconsiglia l'uso preventivo a lungo termine.E' corretto quello che ha scritto qualcuno dicendo che una volta contratto il virus dopo sono ca**i.Infatti trattandosi di un'infezione del fegato l'infezione da malaria puo' essere considerata alla stregua di una forte epatite. Naturalmente anche la malaria ha diversi ceppi e ognuno di loro prevede cure e strategie di cura diverse tra loro.
        • Di_ME scrive:
          Re: precisazione
          La malaria non e' un virus ma e' un parassita macroscopico, per questo non possono esistere vaccini ma solo "veleni" che uccidano il parassita.
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