Di password, pedoporno e auto-incriminazioni

Accusato di detenzione di materiale pedopornografico, Jeffrey Feldman potrà organizzare la sua difesa legale per evitare di consegnare ai federali la password dei suoi hard disk cifrati. Una violazione del Quinto Emendamento?
Accusato di detenzione di materiale pedopornografico, Jeffrey Feldman potrà organizzare la sua difesa legale per evitare di consegnare ai federali la password dei suoi hard disk cifrati. Una violazione del Quinto Emendamento?

Ha ottenuto altro tempo per preparare al meglio la sua difesa legale, mentre i suoi hard disk resteranno cifrati e dunque inaccessibili agli inquirenti federali . Accusato di detenzione di materiale pedopornografico, Jeffrey Feldman era stato obbligato da un giudice del Wisconsin a consegnare la password agli agenti del Federal Bureau of Investigation (FBI) per esplorare circa l’80 per cento dei 20 terabyte contenuti nelle memorie esterne sequestrate agli inizi del 2013.

Il giudice distrettuale Rudolph Randa ha ora annullato – almeno temporaneamente – l’ultimatum stabilito in precedenza, che avrebbe costretto Feldman a consegnare la sua password entro lo scorso martedì. Entro il prossimo autunno, l’imputato dovrà dimostrare che la rimozione coatta della cifratura degli hard drive rappresenta una violazione del Quinto Emendamento della Costituzione a stelle e strisce, ovvero quel principio che tutela i cittadini USA dall’auto-incriminazione.

In sostanza , Feldman dovrebbe spifferare le sue credenziali per l’analisi del materiale contenuto negli hard disk, una forma di testimonianza contro se stesso. Il precedente ordine stabilito dal giudice Callahan è stato invalidato da Randa, dal momento che il primo non aveva l’autorità giuridica per obbligare Feldman a rivelare la sua password .

Quello sul rapporto tra storage cifrato e auto-incriminazione è un dibattito giuridico che trova numerosi precedenti in terra statunitense. Mentre un giudice del Colorado non aveva riscontrato alcuna violazione del Quinto Emendamento , gli hard disk del cittadino Sebastien Boucher erano invece rimasti intonsi – anche in quel caso si trattava di un caso di detenzione di materiale pedoporno – perché la password era stata considerata al pari di un’estensione della mente dell’imputato.

Mauro Vecchio

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07 06 2013
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