Digital Markets Act in azione: cosa cambia per Big Tech in Europa

Digital Markets Act in azione: cosa cambia per Big Tech in Europa

Il Digital Markets Act (DMA) è ormai pienamente applicabile: di cosa si tratta e cosa comporta per le grandi aziende del settore digitale?
Digital Markets Act in azione: cosa cambia per Big Tech in Europa
Il Digital Markets Act (DMA) è ormai pienamente applicabile: di cosa si tratta e cosa comporta per le grandi aziende del settore digitale?

La necessità di rendere i mercati del settore digitale più equi e competitivi è divenuta sempre più evidente all’Unione Europea con il passare degli anni. Con le aziende Big Tech sempre più potenti e in controllo delle grandi piattaforme digitali che forniscono servizi essenziali online – come app di messaggistica e motori di ricerca -, l’UE si è assunta il compito di intervenire al fine di regolare le loro attività con una nuova legge ad hoc chiamata Digital Markets Act o DMA, in vigore dal 1° novembre 2022 ma pienamente applicabile da fine giugno 2023.

Si tratta di uno dei primi strumenti normativi a regolamentare in modo completo il potere dei cosiddetti “gatekeeper”, ma come opera esattamente e quali sono i suoi obiettivi?

Cos’è il Digital Markets Act?

Prima di tutto è necessario definire il DMA: è il nuovo regolamento europeo sui mercati digitali approvato nel luglio 2022 assieme al regolamento sui servizi digitali o Digital Services Act (DSA). Si tratta di uno strumento normativo che integra le norme UE sulla concorrenza, regolando e definendo le condotte e gli obblighi per le imprese prima che esse pongano in atto degli abusi di posizione dominante, ovvero violazioni anticoncorrenziali.

Gli obiettivi esatti della legge sui mercati digitali sono i seguenti:

  • Combattere gli abusi di mercato
  • Assicurarsi che non ci siano barriere di ingresso per i servizi online
  • Stimolare innovazione e concorrenza
  • Colmare la mancanza di norme che regolano la privacy degli utenti e i loro dati
  • Rendere lo spazio economico europeo più equo
  • Avviare presupposti competitivi ed equi per il settore ICT
  • Dare più scelte ai cittadini europei

A controllare il DMA è la Commissione Europea, mentre il responsabile dell’attuazione e dell’applicazione del regolamento è un team congiunto delle Direzioni Generali per la Concorrenza (DG COMP) e per le Reti di Comunicazione, i Contenuti e le Tecnologie (DG CONNECT).

Europa

I termini del DMA

A partire dall’articolo 1 si comprende immediatamente cosa stabilisce il Digital Markets Act: norme armonizzate stese per garantire condizioni di parità a qualunque impresa del settore digitale dove risultano attivi anche i gatekeeper, ovvero le realtà che vigilano su accessi ed uscite in uno spazio, filtrando o meno informazioni e persone. In questo caso specifico si parla delle grandi piattaforme online (Large Online Platforms, o LOP), che regolarmente vengono accusate di pratiche sleali e abuso di posizione dominante.

Per garantire equità e competitività il DMA vieta pratiche commerciali scorrette da parte di chi detiene una quota maggioritaria di un determinato segmento del mercato digitale. O ancora, riconosce ai consumatori maggiori possibilità di scelta e impone diritti e obblighi alle LOP.

I gatekeeper, quindi, vengono definiti dall’art. 3 come le imprese che hanno un impatto significativo sul mercato, forniscono gateway essenziali per raggiungere gli utenti finali, e detengono una posizione consolidata e duratura nel loro ambito specifico. Questi criteri valgono però soltanto dopo i termini quantitativi, ovvero:

  1. L’azienda deve avere raggiunto un fatturato annuo nell’Unione di almeno 7,5 miliardi di Euro o che la capitalizzazione media sia di almeno 75 miliardi di euro
  2. Fornisce un servizio con almeno 45 milioni di utenti attivi mensilmente e 10.000 utenti commerciali attivi annualmente nell’UE
  3. Ha raggiunto le condizioni soprastanti in tutti gli ultimi tre esercizi finanziari

Tra le piattaforme principalmente interessate nell’ambito di applicazione del DMA figurano piattaforme come Google Play, Amazon ed eBay, ovvero servizi per il commercio elettronico e store online; motori di ricerca; assistenti virtuali; social network; servizi pubblicitari, e anche piattaforme di cloud computing.

Big Tech aziende loghi

Cosa prevede la legge per Big Tech

Una volta che le società hanno confermato di rientrare in tali requisiti, devono comunicare le proprie attività alla Commissione in modo che quest’ultima designi le aziende come “gatekeeper”. Da questo momento in poi, esse devono rispettare divieti e obblighi del DMA entro sei mesi, divenendo soggette a un controllo ex ante della loro conformità.

Il Digital Markets Act è perciò uno strumento per facilitare l’applicazione delle normative anticoncorrenziali. In più, introduce l’uso di blacklist per introdurre nuovi divieti e restrizioni; whitelist per nuovi obblighi; e valutazione caso per caso. Nella blacklist, in particolare, figurano già lo sfruttamento della posizione dominante e la preferenza arbitraria dei propri prodotti e servizi a discapito delle altre società, per non parlare della gestione scorretta dei dati degli utenti tra concessioni a parti terze senza autorizzazione esplicita o raccolta ingiustificata di informazioni sensibili. In caso di mancato rispetto del Digital Markets Act sono previste sanzioni fino al 10% del fatturato dell’azienda e al 20% in caso di recidiva. Per gli obblighi di minore importanza le aziende dovranno pagare un’ammenda pari a non oltre l’1% del fatturato.

Per le aziende Big Tech si tratta quindi di un regolamento che restringe ulteriormente i loro margini di movimento sul mercato europeo, in supporto dei cittadini e della loro tutela online. In aggiunta, il DMA intende creare un equilibrio concorrenziale tra le imprese più piccole e i colossi del settore digitale, promuovendo trasparenza, interventi diretti in caso di condotte scorrette, e una maggiore libertà di scelta per i consumatori.

Si tratterà della soluzione definitiva per la limitazione dei titani del settore? Staremo a vedere, a partire dal 6 marzo 2024, se la Commissione si troverà costretta a intervenire nei confronti dei gatekeeper.

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Pubblicato il
6 lug 2023
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