Dipendenza da Internet? Ora c'è la cura cinese

Quella che viene ormai considerata una patologia colpirebbe due milioni di adolescenti. La soluzione individuata da Pechino? Disciplina militare, antidepressivi e colloqui con gli psicologi
Quella che viene ormai considerata una patologia colpirebbe due milioni di adolescenti. La soluzione individuata da Pechino? Disciplina militare, antidepressivi e colloqui con gli psicologi

Daxing (Cina) – Sobborghi di Pechino: un palazzone dall’aspetto austero risuona di voci stridule, appena ombreggiate da tonalità adulte. Divise mimetiche cadono goffe sulle spalle di una frotta di ragazzini pallidi, dal sorriso spento.

Quella di Daxing, racconta Washington Post , è una delle tante cliniche per il trattamento della dipendenza da Internet, che hanno iniziato a punteggiare il suolo della Repubblica Popolare dal 2005.

L’uso compulsivo di Internet, riporta China Daily citando gli esiti di un report dell’Associazione della Gioventù Comunista cinese, è per la Cina un problema sociale grave, che potrebbe minacciare il futuro della nazione. Dei 123 milioni di netizen cinesi, il 15 per cento è rappresentato da minori, due milioni dei quali sono inesorabilmente drogati dalla Rete. Una piaga che lo stato cinese ha deciso di debellare limitando orari ed accessi agli Internet Café; incoraggiando l’avvento di software che inibiscono l’operatività dei videogiochi, dopo qualche ora passata a smanettare; sensibilizzando i genitori, e invitandoli a consegnare ai centri di cura i loro pargoli emaciati.

Una prospettiva inquietante si profila per volontari e coatti disintossicandi, abituati alla sedentarietà.
Sveglia all’alba, attività fisica fino alle otto e mezza. Addestramento militare in chiave ludica, con armi che, imbracciate, pesano infinitamente più dei joystick. Serve a far recuperare il gusto della realtà, passando attraverso schemi mentali modellati dall’abuso degli sparatutto.

Seguono chiacchierate con psicologi nel calore di una stanza dello spartano centro di riabilitazione, inframmezzate da lezioni di musica o sport, disegno, redazione di diari, film. Accompagnano il tutto sedute di elettrostimolazione , una buona dose di medicinali (“prescriviamo loro antidepressivi per renderli felici, così che non abbiano bisogno di collegarsi a Internet per sentirsi appagati”, dichiara il direttore del centro, Tao Ran) e distensive sedute di agopuntura, come tradizione comanda. Una giornata talmente zeppa di incombenze che il pensiero da rivolgere alle amicizie in chat, o al proprio avatar negletto in qualche remoto MMORPG , non potrà che sovvenire a tarda sera, a palpebre calanti.

Il prezzo della terapia? L’equivalente di 950 euro al mese, il che significa dieci volte il salario medio di un cittadino della Repubblica Popolare. Costa, ma la cura sembra sortire effetti positivi: dei giovani sottoposti al trattamento, il settanta per cento, dopo qualche mese, si è affrancato dalla dipendenza. Ma la terapia non si estingue nella clinica: è necessario un follow up familiare, fatto di controlli apprensivi e di amorevoli incoraggiamenti (Bill Gates docet ). Tao Ran, direttore della clinica di Daxing, sostiene che la causa scatenante della dipendenza sia da rintracciare proprio nella famiglia. I ragazzi sono soli, hanno la necessità di sfogarsi nel gioco, ma manca la compagnia dei fratelli, negata dalla politica dell’unico concepimento. Per questo, dice Tao, si rifugiano nei giochi online, ma non in quelli governativi , la cui scarsa attrattività funge da prevenzione alla dipendenza.

L’ incomunicabilità tra figli e genitori, inoltre, aggrava il problema: i figli vengono educati rigidamente, genitori severi pretendono l’eccellenza in ambito scolastico, e considerano il minimo insuccesso come una sconfitta definitiva. Un atteggiamento che scoraggia i ragazzi, e li fa precipitare nell’isolamento.

Ironia della sorte: Internet dovrebbe innervare di relazioni il mondo intero, e invece a detta di questi osservatori induce a rinchiudersi in se stessi , annebbia i ragazzi, che progressivamente perdono interesse per la scuola, le amicizie, la cura di sé. Afflitti da una vita che non li appaga, i giovani vedono in Internet uno spazio altro, una vita parallela a quella reale, considerano la Rete come uno scopo, non come uno strumento.

Si dibatte da anni riguardo alla sindrome da dipendenza da Internet: psichiatri e ricercatori sostengono sia indice di disagi più profondi, non imputabili alla tecnologia. Tao concorda nell’affermare che le manifestazioni della dipendenza siano accomunabili e vadano trattate come la dipendenza da droga e alcool, che la Cina ha sempre combattuto con fermezza, per tutelare i cittadini.

I più scettici, invece, rivela Washington Post , leggono in un quadro più ampio questa apprensiva politica di welfare promossa dalla Repubblica Popolare. A loro parere, rappresenta un tentativo di dissuadere, fin da giovani, coloro che un giorno potrebbero cimentarsi nello scavalcare la Grande Muraglia Digitale.

Gaia Bottà

Qui sotto un video pubblicato su YouTube con un lungo servizio di SkyNews sulla clinica:

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22 02 2007
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