Cina, storie di ordinaria censura

Giro di vite su giochi online e musica importata. Le motivazioni? Protezionismo made in China e difesa della popolazione dalla corruzione morale. Si allenta invece la morsa contro Wikipedia. Pare
Giro di vite su giochi online e musica importata. Le motivazioni? Protezionismo made in China e difesa della popolazione dalla corruzione morale. Si allenta invece la morsa contro Wikipedia. Pare

La Cina non demorde: i contenuti occidentali non devono trapelare oltre la grande muraglia. Musica e giochi online minacciano l’intonsa moralità dei cittadini cinesi? Pechino risponde con misure rigide, con una strategia protezionista che difende la Cina dalla concorrenza straniera e promuove l’autarchia digitale, sopprimendo contenuti politicamente o moralmente “inappropriati”.

I distributori di giochi online, riporta l’agenzia governativa Xinhua , dovranno sottoporre i titoli importati al vaglio della commissione di controllo istituita presso il ministero della Cultura. E, mensilmente, dovranno consegnare report dettagliati che dimostrino che il gioco non sia stato contaminato da espansioni o modifiche nocive.

Non è stata ritenuta sufficiente, per tutelare i minori, la raccomandazione dello scorso anno: titoli rassicuranti come “Terra magica” e “Scacchi Cinesi”, scevri da contenuti sobillatori, non sono bastati a distogliere l’attenzione dei giovani online gamer dai numerosi prodotti stranieri.

La regolamentazione del settore dei giochi online si aggiunge al quadro censorio delineato già nel 2004, momento in cui si era deciso che i titoli provenienti dall’estero, che rappresentavano l’ottanta per cento del mercato videoludico cinese, avrebbero dovuto essere sottoposti al vaglio di una commissione di controllo.

I giochi online occidentali che competono sul mercato cinese, a parere di Pechino, sono spesso latori di una strisciante immoralità , e talvolta affrontano questioni religiose o territoriali discostandosi dalla linea governativa. Senza contare che i giochi online rischiano di distrarre le schiere di zelanti alunni dalle loro incombenze scolastiche: stando ad un recente report stilato dal Centro nazionale cinese per i Bambini , oltre il 17 per cento dei giovani netizen cinesi è assuefatto alla Rete, e agli online game.

Nonostante le schedature , che minacciano una già bistrattata privacy e azzerano il fascino dell’anonimato, sono 23 milioni i giocatori online cinesi, una buona percentuale rispetto ai 123 milioni di netizen . Stando ai dati offerti dal 18simo Rapporto sullo sviluppo di Internet in Cina , rilasciato dal China Internet Network Information Center ( CNNIC ), gli online gamer dedicano alla loro passione un’ora e mezza al giorno: la limitazione coatta a tre ore di gioco non sembra preoccupare gran parte di loro.

Il mercato cinese dei giochi online, ha previsto iResearch , raggiungerà i 970 milioni di dollari entro fine 2006: il mercato è in continua espansione, fa gola agli investitori stranieri, che saranno però fortemente limitati dalle misure protezionistiche approntate da Pechino. Anche la musica importata sarà sottoposta a regolamentazioni austere: la musica che circola su Internet pare abbia un effetto devastante sull’integrità dei cittadini cinesi, e, al tempo stesso, il mercato discografico della Repubblica Popolare perde terreno.

Per fruire di una Rete più “salubre e civilizzata”, per incoraggiare la popolazione a fruire dei prodotti made in China , siti e operatori di telefonia mobile che distribuiscono musica dovranno registrarsi presso il ministero della Cultura. A coloro che distribuiscono musica cinese non verrà richiesto di sottoporre al vaglio della commissione ogni singolo prodotto, assicura però il governo.

I distributori di musica stranieri verranno ostacolati, ma, data la dilagante pirateria e affermatosi il diritto di link per Baidu , è probabile che la popolazione riuscirà comunque ad accedere ai prodotti proibiti attraverso canali non ufficiali . Canali certo meno controllabili, ma comunque funzionali rispetto alla causa protezionista: i prezzi irrisori dei prodotti pirata intralciano l’industria straniera nell’accedere al promettente mercato discografico cinese.

La stretta su musica e videogiochi sembra, però, cozzare con l’allentarsi della situazione sul fronte Wikipedia: la versione in inglese, dopo due mesi di accessibilità a singhiozzo , è ora consultabile, rivela Information Week .

Le acque si stanno smuovendo o soltanto intorbidando? Reporters sans Frontières, di cui Information Week cita le dichiarazioni, non riferisce alcuna novità a riguardo. I corsi e ricorsi della censura sembrano ottundere e confondere anche i media stranieri e il fitto velo di ambiguità rende complesso monitorare la situazione oltre la grande muraglia digitale.

Gaia Bottà

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

13 12 2006
Link copiato negli appunti