Diritti umani, nessuna responsabilità sui commenti anonimi

La Corte europea dei diritti dell'Uomo stabilisce che condannare i gestori di forum e siti per contenuti rimossi a seguito delle segnalazioni ricevute minerebbe la libertà di espressione

Roma – I siti Web che pubblicano notizie ed offrono spazio ai propri lettori per commentarle non possono essere ritenuti responsabili dei contenuti lasciati da utenti anonimi, anche se “volgari e contenenti insulti” e anche se, una volta segnalato loro il contenuto, non hanno provveduto tempestivamente alla sua rimozione.

A deci è la Corte europea dei diritti dell’Uomo (ECHR) con la sentenza 22947/13 : il caso gli è stato sottoposto dal sito ungherese Index.hu , denunciato nel 2010 per una serie di messaggi lasciati anonimamente sul proprio forum sotto un articolo relativo ad un’azienda di costruzioni: in particolare uno parlava dei suoi dirigenti come persone che ” should go and shit a hedgehog and spend all their money on their mothers’ tombs until they drop dead “.

Alla denuncia dell’azienda, il sito ha sempre risposto picche, resistendo ai vari gradi di giudizio ad essa contrari fino a far arrivare il caso alla Corte dei diritti dell’uomo. Qui i suoi avvocati hanno sostenuto che considerare responsabile un sito di notizie per i commenti ivi sottoposti “potrebbe avere serie ripercussioni sulla libertà di espressione e conseguentemente sull’apertura democratica nell’epoca di Internet”.

La ECHR gli ha dato ragione, riconoscendo come i tribunali ungheresi abbiano applicato una nozione di responsabilità che di fatto impedisce di trovare il giusto equilibrio tra gli obblighi legati alla prevenzione di un abuso ed il diritto alla libertà di espressione .

“Per quanto offensivi e volgari – si legge nella sentenza – i commenti incriminati non costituiscono apertamente e chiaramente un discorso illegale e certo non costituiscono un discorso di odio od un incitamento alla violenza”.
A parte i casi di contenuti che costituiscono una reale minaccia o espressioni di questo tipo, la Corte sembra peraltro modulare il principio di rimozione a seguito della richiesta di intervento da parte del diretto interessato o di una parte terza: non tutti i casi hanno una tale urgenza e possono quindi esserci ritardi (presumibilmente legati alla valutazione del caso) prima dell’effettiva rimozione di un contenuto incriminato.

Un caso simile, relativo in particolare alla tempistica necessaria al gestore a rimuovere il contenuto incriminato (un commento che definiva l’ex onorevole Paniz “una persona che usa la propria professionalità in maniera distorta con l’unico obiettivo di fare leggi ad personam per salvaguardare dalla galera chi ha il ruolo di pensare al bene del Paese e invece porta avanti solo degli interessi personali”), ha invece portato in Italia alla condanna del titolare del sito Nuovocadore.it e di fatto all’affermazione di una forma di responsabilità indiretta del gestore di un sito sui commenti diffamatori lasciati da utenti anonimi. In questo caso non è stato fatto dai giudici alcun riferimento ai rischi connessi alla libertà di espressione.

Claudio Tamburrino

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