Diritto d'autore, un dissequestro su 46

L'unico fra i 46 siti che ha presentato ricorso contro l'ordine di sequestro sta per tornare accessibile. Non sarebbero state presentate prove sufficienti a giustificare l'inibizione
L'unico fra i 46 siti che ha presentato ricorso contro l'ordine di sequestro sta per tornare accessibile. Non sarebbero state presentate prove sufficienti a giustificare l'inibizione

Era uno fra siti colpiti dalla colossale ordinanza di sequestro emessa su ordine del Giudice per le indagini preliminari di Roma e su richiesta della procura della Capitale, accusato, insieme ad altri 45 siti, di aver violato l’articolo 171 ter, comma 2 della legge italiana a tutela del diritto d’autore per aver messo a disposizione le risorse utili ad accedere a contenuti in download o streaming condivisi senza l’autorizzazione dei detentori dei diritti. Filmakerz.org sarà a breve dissequestrato.

A riferirlo , l’avvocato Fulvio Sarzana, che si è fatto carico di rappresentare le istanze del sito: è stato l’unico ad aver presentato il ricorso, accolto dal Tribunale del riesame di Roma.

L’avvocato Sarzana ha spiegato che le motivazioni del dissequestro sono da rilevare negli scarsi dettagli individuati riguardo al sito nel corso delle indagini: i giudici del riesame avrebbero osservato che non è stato fornito “alcun elemento informativo idoneo a rappresentare, con un minimo di approfondimento quali fossero le opere d’ingegno fruibili, al fine di verificare la sussistenza della violazione del diritto d’autore”. A quanto è dato intuire, mancherebbero i riferimenti a violazioni del diritto d’autore precise e circostanziate nel contesto del sito: il tribunale del riesame, secondo la ricostruzione di Sarzana, avrebbe sottolineato come l’inibizione degli accessi per l’intero sito sia una misura che rischia di rendere irraggiungibili “le parti del sito stesso che contengono contenuti legittimi”. Secondo il tribunale del riesame sarebbe da preferire il sequestro della singole opere colte in violazione, in luogo del sito che indirizza, tramite link, a contenuti che, in mancanza di un’analisi approfondita, potrebbero non risultare tutti illeciti.

Il secondo elemento che motiva il dissequestro investe l’aspetto della scopo di lucro: “l’immissione in rete di contenuti protetti dal diritto d’autore deve rappresentare un effettivo lucro per coloro che se ne avvalgono. – spiega Sarzana – In assenza di tale requisito manca nel sequestro in radice il fumus che giustifica la misura interdittiva”. ( G.B. )

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02 04 2014
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