Disconnect: la privacy non è esclusiva di Google

L'app antitracciamento è stata estromessa per due volte da Play Store: gli sviluppatori si rivolgono alla Commissione Europea per denunciare, nell'alveo dell'indagine antitrust su Android, ciò che ritengono un abuso. Mountain View: accuse senza fondamento

Roma – Defenestrata per due volte da Google Play Store per la sua capacità di sottrarre gli utenti al tracciamento da parte di app e servizi di terze parti, Disconnect ha scelto di rivolgersi alla Commissione Europea: cavalcando i sospetti della autorità rispetto a Mountain View e alla sua posizione sul mercato mobile, Disconnect sostiene di essere vittima dello strapotere della Grande G, che per proteggere il proprio business basato sull’advertising priverebbe gli utenti dalla possibilità di fruire di applicazioni pienamente lecite.

Disconnect motiva le proprie rimostranze con l’estromissione subita su Play Store: tra i mesi di agosto e settembre 2014 Disconnect Mobile era stata rimossa per due volte dal marketplace per le app Android, sulla base della violazione della sezione 4.4 del Contratto di distribuzione con gli sviluppatori , che proibisce ogni app che “interferisca con, disturbi, danneggi o acceda in modo non autorizzato a dispositivi, server, reti oppure altre proprietà o altri servizi di terze parti compresi, a titolo esemplificativo, utenti di Android, Google o qualsiasi operatore di rete mobile”.

L’intento di Disconnect Mobile, app dedicata a Android e iOS, ora disponibile per Android a mezzo sideloading , è quello di proteggere gli utenti a mezzo VPN dal tracciamento occulto e dal malvertising, concedendo di bloccare certi servizi sospetti, nel contesto di applicazioni e navigazione. Sono all’ordine del giorno gli studi che dimostrano come spesso l’unico scopo di certe applicazioni sia quello di rastrellare dati in spregio di privacy e sicurezza, anche le agenzie di spionaggio lavorano sul fronte mobile per insinuarsi nella vita degli utenti: Disconnect è stata sviluppata da ex-Google e ex-NSA e i suoi fondatori sostengono che affidarsi alle soluzioni di Google, checché ne dica Mountain View, potrebbe risultare limitante. Disconnect da tempo sottolinea come anche l’ad network di Google sia sfruttato per il malvertising: gli sviluppatori sospettano che Google abbia opposto il divieto alla distribuzione dell’app sulla propria piattaforma poiché l’applicazione agisce anche sulle stesse attività di Mountain View, bloccando advertising da cui può tratte guadagno.

Nell’accusa depositata presso le autorità UE, Disconnect denuncia come Google vincoli gli utenti alle proprie soluzioni software preinstallate dedicate a privacy e sicurezza o ad applicazioni concorrenti antitracciamento decretate innocue, limitando la libertà di scelta dell’utente e gli strumenti a disposizione per tutelarsi.

Google, da parte sua, ha già bollato le rimostranze di Disconnect come senza fondamento: le policy di Google Play vigono da tempo, spiega la Grande G, “vengono applicate in maniera uniforme”, senza discriminazioni, tanto che “ci sono oltre 200 app dedicate alla privacy su Google Play” che evidentemente le sanno rispettare.

Le autorità europee hanno per ora confermato di aver ricevuto la denuncia di Disconnect: non è dato sapere se verrà presa in considerazione nell’alveo delle indagini antitrust relative ad Android avviate nel mese di aprile, concentrate in particolare sulle clausole di preinstallazione contenute nei contratti stipulati con gli OEM.

Gaia Bottà

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