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di Tommaso Lombardi - La software house californiana creatrice di DVDXCopy sembra aver perso definitivamente la sfida contro il DMCA. A rischio il futuro dell'azienda. Il tramonto o l'alba di un'era?
di Tommaso Lombardi - La software house californiana creatrice di DVDXCopy sembra aver perso definitivamente la sfida contro il DMCA. A rischio il futuro dell'azienda. Il tramonto o l'alba di un'era?


Roma – 321 Studios, software house statunitense creatrice di una suite completa di programmi per copiare film, videogiochi ed audio digitali, è prossima alla chiusura . Robert Moore, CEO di 321 Studios , ha dato l’annuncio in un’intervista a news.com : licenziamenti in massa e chiusura dei battenti entro tempi brevissimi. Un’amara decisione, decretata da una recente condanna per infrazione al DMCA ed aggravata dal costo insopportabile di grandi scontri in tribunale. Negli ultimi giorni persino Electronic Arts e Vivendi Universal, giganti dell’industria videoludica, si sono scagliati contro i programmatori di GamesXcopy, ennesimo prodotto considerato illegale . Questo tool permette agli utenti di eseguire copie di backup dei propri giochi preferiti, talvolta scavalcando i sistemi di protezione implementati sui supporti ottici.

Le copie personali, secondo i legali di questa azienda ormai ridotta all’osso (annegata tra gravose perdite economiche e tagli al personale) “sono un diritto costituzionale “. Una tesi riecheggiata fino all’assemblea parlamentare USA: nel mese di maggio gli avvocati di 321 Studios sono riusciti ad ottenere un’udienza presso la Camera dei Rappresentanti per difendere la presunta legittimità del backup privato e personale . Un’occasione rivelatasi ben poco fruttuosa, vista la chiarezza che da sempre contraddistingue la maggioranza parlamentare americana nelle questioni di copyright: lotta alla pirateria, “senza se e senza ma”.

E’ la fine di una lunga battaglia in nome del fair-use e della tutela dei consumatori, due argomenti evidentemente poco graditi ai colossi dell’ infotainment digitale. Coalizzatisi a più riprese , hanno distrutto l’audace software house con sede a San Francisco: dalle grandi major discografiche all’industria cinematografica di Hollywood, il pantagruelico schieramento capitanato da Jack Valenti (direttore di MPAA ) ha finalmente avuto la meglio. Il crollo di 321 Studios corona simbolicamente gli sforzi delle major nell’attuale campagna internazionale di criminalizzazione tout court della pirateria, corroborata dall’inossidabile DMCA statunitense. Sono proprio gli Stati Uniti ad essere l’epicentro del terremoto globale che vibra dal profondo della digitalità , là dove grande distribuzione ed ampie disponibilità finanziarie determinano la necessità di una morsa sempre più stretta che attanagli la libertà dei singoli utenti informatici. Situazione che è accompagnata dal crollo generalizzato dei diritti civili nel nome della sicurezza nazionale.

Questo terremoto -fortunatamente- perde di forza quando collide con la sovranità degli altri stati: è il caso del creatore di DeCSS, Jon Johansen, assolto dai giudici della Norvegia dall’accusa americana di favoreggiamento alla pirateria . Era stato incriminato per aver semplicemente prodotto e diffuso un codice proprietario, in grado di saltare a piè pari le evidentemente poco efficienti tecnologie di protezione implementate dei DVD video.

L’apparente reticenza norvegese a voler sottostare alle logiche egemoniche delle grandi industrie statunitensi, pronte persino a scavalcare la sovranità nazionale, non deve trarre in inganno e far sperare una agguerrita resistenza continentale: infatti la Norvegia non appartiene all’UE. La nostra Unione, da poco dotatasi di una Costituzione incredibilmente disinteressata alle nuove tecnologie, è l’indiscussa protagonista di una escalation di norme e leggi ampliamente restrittive. Basti pensare al caso italiano del DL Urbani, che tenta di tutelare sopratutto i preziosi audiovisivi digitali.

Tuttavia, la morte del più venduto ed utilizzato software statunitense per la creazione di copie personali nasconde una precisa indicazione verso il futuro dell’informatica. Un futuro in cui la rilevanza dei sistemi di Digital Rights Management (utilizzati ormai in tutto il mondo per attenuare il fenomeno della pirateria) soppianta l’esigenza di poter disporre, in maniera libera e legale, di tecnologie che permettano una fruizione totale del prodotto digitale acquistato.

Quindi gli strumenti come DeCSS sono equivalenti a ” piedi di porco ” o altri strumenti solitamente utilizzati per commettere furti: questo è il messaggio, partito da oltre oceano, che tenta di imporsi sull’opinione pubblica globale. Illegale è la loro produzione e vendita. Non è possibile produrre strumenti di questo tipo , anche se contribuiscono ad un’equa cultura di tutela del consumatore.

Se qualcuno, supponiamo, necessitasse proprio di un piede di porco per entrare nella propria abitazione, legittimamente acquistata e posseduta? Lo sprovveduto padrone di casa, magari per colpa di una dimenticanza accidentale (le chiavi), sarebbe costretto a dormire sulle scale condominiali. Si capisce che il confine tra fair-use e privazione di libertà è assai poco demacarto. Sicuramente la lapide sulla tomba di 321 Studios sarà un valido epigramma per chiunque vorrà sfidare l’invincibile DMCA, nel tentativo di aumentare i diritti del consumatore senza disdegnare un ottimo margine di guadagno (DVDXCopy è stato un successo commerciale).

Tommaso Lombardi

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21 06 2004
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