Domini generici, Amazon contro gli editori USA

Authors Guild e AAP contro le richieste inoltrate dal retailer di Seattle all'ICANN. Secondo questi ultimi la consegna di domini generici come .book e .read nelle mani di aziende private è un rischio. Google si sfila dalla questione
Authors Guild e AAP contro le richieste inoltrate dal retailer di Seattle all'ICANN. Secondo questi ultimi la consegna di domini generici come .book e .read nelle mani di aziende private è un rischio. Google si sfila dalla questione

L’ira degli editori statunitensi in una lettera aperta ai vertici dell’ Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), l’organizzazione non-profit che supervisiona i domini del Web. Nell’assegnazione dei preziosi domini generici di primo livello (gTLD), il gigante della distribuzione online Amazon avrebbe inoltrato pericolose richieste anti-competitive .

Nello specifico , le associazioni di categoria Authors Guild e Association of American Publishers (AAP) si sono opposte all’eventuale assegnazione di domini generici come .book , .author e .read , richiesti dall’azienda di Jeff Bezos in un totale di 76 nuovi gTLD . Gli editori a stelle e strisce non vogliono che tali suffissi finiscano nelle grinfie di un’azienda privata con evidenti interessi di business.

Come sottolineato dall’attuale presidente di Authors Guild Scott Turow, società come Amazon riuscirebbero ad estendere ulteriormente le rispettive quote di mercato , di fatto autorizzate ad un “abuso illimitato” del principio di libera competitività. Nell’opinione espressa dalla nota catena di librerie Barnes&Noble – tra i principali competitor di Amazon nel settore dei libri elettronici – il controllo privato dei domini generici minaccerebbe gli stessi principi di apertura e libertà del Web.

In attesa delle prime deleghe annunciate dall’ICANN per la fine del prossimo aprile, società come Amazon e Google hanno inoltrato un totale di quasi 200 richieste su 1.900 application ricevute dal registrar a stelle e strisce. Mentre gli editori sparano sul retailer di Seattle, la Grande G ha assicurato che gTLD come .search , .app e .cloud verranno comunque messi a disposizione di sviluppatori, ricercatori e semplici utenti .

Mauro Vecchio

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

11 03 2013
Link copiato negli appunti