Donald Trump, l'ostracismo dove non arriva la legge

Donald Trump, l'ostracismo dove non arriva la legge

Il social networking ha messo al bando Donald Trump, impedendogli di continuare ad aizzare le folle nei giorni che lo separano dall'addio alla Casa Bianca.
Il social networking ha messo al bando Donald Trump, impedendogli di continuare ad aizzare le folle nei giorni che lo separano dall'addio alla Casa Bianca.

Si chiamava ostracismo, ed era una pratica messa in atto nell'antica Grecia attraverso un'espressione di consenso popolare affinché uno specifico cittadino potesse essere allontanato dalla “polis” in quanto elemento pericoloso. E cos'è quel che sta succedendo in queste ore a Donald Trump se non la riedizione in chiave moderna di quell'antica pratica? Non si tratta di un intervento legislativo, né di un intervento giudiziario: è di fatto un intervento popolare, che nella nuova accezione prende piede dai social network per l'isolamento di un membro che rischia di aizzare le folle creando nuovi disordini. Laddove né l'impeachment né il 25esimo emendamento possono arrivare, è l'ostracismo a deliberare.

Ostracismo social

Questo è quanto accaduto nelle ultime ore attorno a Donald Trump:

  • Twitter, da sempre il social più reattivo nel limitare il Presidente, ha prima bloccato il suo account per 12 ore, per poi “liberarlo” a seguito della cancellazione di alcuni tweet;
  • Facebook ha fermato a tempo indeterminato gli account del Presidente, spiegando di sentire la necessità di agire a tutela della piattaforma;
  • Instagram ha seguito medesime dinamiche, con annuncio direttamente per voce di Mark Zuckerberg;
  • YouTube ha posto temporanee restrizioni ai canali presidenziali facendo leva sulla conclamata disinformazione legata alle elezioni;
  • TikTok ha rimosso i video con cui Trump aizzava i manifestanti a marciare sul Congresso;
  • Shopify ha chiuso gli store dei supporter di Trump per violazione delle norme contro la violenza;
  • Twitch ha disabilitato l'account di Trump a tempo indeterminato, ma i materiali caricati restano a disposizione

Non una richiesta del popolo, ma una reazione di chi mette assieme l'utenza attraverso i propri canali e preferisce evitare che i focolai della rivolta passino attraverso le proprie piattaforme. Una sorta di “not in my name” tanto opportuno quanto tardivo, questo è chiaro. Tutti coloro i quali scendono ora dal carro del Presidente, prima di oggi avevano fatto molto poco per limitarne le provocazioni. Al tempo stesso, a difesa di questi canali, prima della rivolta si aveva sempre e comunque a che fare con il Presidente degli Stati Uniti d'America: ogni reazione avrebbe avuto peso e conseguenze non indifferenti.

Ed è così che mentre la politica USA riesce a far poco per arginare Trump, se non registrando le dimissioni a raffica all'interno del suo entourage e delle massime rappresentanze governative di sua diretta emissione, i contenitori social del “popolo” online hanno scritto sugli “ostrakon” la propria sentenza: Donald Trump è un individuo pericoloso e, almeno per il momento, deve essere messo fuori dalle mura del social networking. Una pratica sconveniente, forse, ma così come fu proprio ad Atene che nacque la Democrazia, così è a Washington che si stanno cercando gli equilibri per consentirle di evolvere e sopravvivere. Quanto accaduto in questi giorni è una sfida che tutto il mondo deve saper cogliere, anche a colpi di ostracismo, anche rimettendo in discussione i capisaldi della libertà di opinione, purché se ne trovi l'essenza più vera per tornare a difenderla con maggior forza.

Mancano 12 giorni al 20 gennaio, data dell'insediamento di Biden. Ogni post ulteriore potrebbe essere un pericolo e nessuno intende lasciare ulteriore spazio a corna, QAnon, tafferugli e morti.

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08 01 2021
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