Droni, volo sregolato sull'Expo?

Gli UAV che sorvolano i cantieri ancora aperti non avrebbero i necessari permessi: ENAC indaga, ma la regolamentazione dei droni in Italia è ancora in divenire

Roma – Expo 2015, l’esposizione internazionale che nonostante i ritardi nei lavori per la costruzione dei padiglioni milanesi e le polemiche che hanno accompagnato la sua organizzazione, farà il suo esordio il prossimo primo maggio: da ultimo, a far sollevare l’indice ammonitore della critica sono stati i droni che ogni settimana sorvolano l’area dei lavori .


Attivi dallo scorso settembre nell’ambito del progetto “Belvedere in città” gestito insieme a Telecom Italia e condotto dalla Fidogroup, lo scopo di questi UAV ( Unmanned Aerial Vehicles ) è quello di catturare video sull’avanzamento dei lavori, pubblicati sul sito di Expo. Il problema, spiega Il Fatto Quotidiano , è legato alla legge vigente in Italia: stando al regolamento dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) i piccoli aerei a pilotaggio remoto devono avere un’autorizzazione specifica per poter sorvolare aree critiche come agglomerati urbani e infrastrutture.

Si tratta di un’impostazione che segue una logica seguita anche in diversi altri paesi e che è il riflesso del recente sviluppo di questo tipo di tecnologia: l’innovazione che ha consegnato potenzialmente nelle mani di chiunque questi dispositivi radiotelecomandati volanti ha lasciato il settore in un vuoto normativo su cui i legislatori sono intervenuti ex-post con proibizioni e regolamentazione conseguenti alle possibili minacce .

Quello che manca in particolare al drone ingaggiato per sorvolare il cantiere di Rho, dunque, è il permesso ad hoc necessario ad operare su aree a rischio. Una valutazione tuttavia lasciata apparentemente agli operatori stessi.
Eppure, quella coinvolta sembra per antonomasia un’area critica di infrastruttura urbana in quanto zona abitata stretta tra due autostrade, in cui si trova un carcere (quello di Bollate) e dista appena 7 chilometri (la distanza di sicurezza per le operazioni non critiche è di 8 chilometri) dall’aeroporto di Bresso che, in quanto tale, è una zona interdetta a qualsiasi volo. D’altra parte per considerare un’area non critica non devono essere previste “aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani e infrastrutture”.

Mentre Expo si è limitata a dire che i suoi droni rispettano tutte le regole , ed un responsabile ENAC ha già fatto sapere che la distanza dagli aeroporti è più formale che sostanziale e che nella prossima versione del regolamento sarà mitigata, quest’ultimo ha altresì anticipato che la questione dei droni di Expo sarà approfondita.

Claudio Tamburrino

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