Dropbox scivola sulle condizioni d'uso

Il discusso servizio di cloud storage inciampa ancora una volta sulle regole di utilizzo: prima pretende di avere un diritto divino nei confronti dei dati degli utenti, poi fa marcia indietro
Il discusso servizio di cloud storage inciampa ancora una volta sulle regole di utilizzo: prima pretende di avere un diritto divino nei confronti dei dati degli utenti, poi fa marcia indietro

Dropbox ancora una volta nella bufera: il popolare (e discusso) fornitore di servizi di “cloud storage”, già accusato di pratiche di sicurezza scorrette e di inadeguatezza nel garantire la salvaguardia delle informazioni , deve ora fare i conti con una reazione negativa da parte dei suoi utenti dopo un’improvvida modifica in senso “padronale” dei termini di utilizzo del servizio.

La nuova vampata di polemiche sui pericoli e le illusioni dello storage remoto è scaturita dalle nuove condizioni di uso di Dropbox, in cui veniva specificato che la società si arrogava sostanzialmente il diritto di gestire, modificare, trasmettere, concedere e “subaffittare” i dati degli utenti a proprio totale piacimento.

Il prevedibile panico che ne è scaturito ha portato Dropbox a compiere un repentino dietrofront , a cui ha fatto seguito una ulteriore modifica delle condizioni di uso del servizio in cui è ora specificato in maniera chiara e diretta che la proprietà delle informazioni resta nelle mani dei netizen.

L’utente “resta proprietario dei suoi contenuti”, recita la nuova policy di Dropbox mondata delle misure padronali, è “il solo responsabile per la sua condotta, il contenuto dei file e delle cartelle, e le comunicazioni con gli altri mentre utilizza il servizio”. A Dropbox resta il diritto di gestire, modificare e maneggiare in totale libertà i dati, dice la policy, ma solo in funzione di somministrazione del servizio di cloud storage al meglio delle sue possibilità.

Alfonso Maruccia

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06 07 2011
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