Dude.it/ Colpevole di Napster, non pentito

Di Virgulino Ferreira. Clamoroso: Dude vi propone in esclusiva la drammatica confessione di un tossicodipendente da MP3
Di Virgulino Ferreira. Clamoroso: Dude vi propone in esclusiva la drammatica confessione di un tossicodipendente da MP3


Web – Per un improvviso quanto spasmodico amore per Mammona ho deciso tempo addietro di fare carriera in una società di quelle rampanti, con sacrifici umani al Dio Mercato e imperativi degni di una olimpiade scorretta, in un mondo di affari in cui, come diceva Dan Aykroyd in Una Poltrona per Due (1983), “o si uccide o si viene uccisi”; una compagnia dove la non produttività e la non aderenza alle “policy aziendali” sono considerate alla stregua della fedeltà coniugale in una telenovela sudamericana.

Ho potuto essere assunto, e mi ritengo abbastanza fortunato, perché la compagnia da qualche tempo ha eliminato l’esame del capello per individuare e scartare fumatori e bevitori. Non scherzo, è la verità. Per qualche tempo sono riuscito a lavorare tranquillamente, rinunciando alla posta elettronica (per contratto viene letta e archiviata, ed è vietato utilizzare l’account per posta che non abbia attinenza diretta con il lavoro svolto), rinunciando al web (per contratto vengono controllati gli accessi e, con pudicizia vittoriana, filtrati se si tratta di donne nude), rinunciando a scaricare programmi (per contratto non possono essere tenuti sul disco fisso programmi non approvati, o non attinenti con il lavoro svolto). Ho dovuto accettare che mi controllassero.

Circa sei mesi fa ho ceduto a un impulso e ho installato Napster. Nel giro di una settimana la mia vita è completamente cambiata. Arrivavo in ufficio e la prima cosa che facevo era di lanciare Napster e scaricare. Alla sera mi segnavo i titoli da scaricare perché non mi sfuggissero di mente il giorno dopo, e, non appena connesso, iniziavo sistematicamente a cercare e scaricare, cercare e scaricare.

Ai primi 500Mb di MP3 ho cominciato a guardarmi intorno con sospetto. Mi sembrava che la gente sapesse. Credevo di avere scritto in fronte “Io scarico con Napster invece di lavorare, e tu?”. Invece niente. Pareva soltanto la mia immaginazione. Non mi sono fermato.

Dopo il primo Gigabyte ero quasi certo che i sistemisti sapessero. La rete di controlli, mi è noto, è efficiente e funzionale, e invece non succedeva niente. Perché? Se avessero saputo non avrebbero tollerato. Ai 3 Gigabytes ho cominciato a coltivare una serafica certezza, che non si fossero accorti, che potessi fregarli: insomma, subivo l’arcano fascino dell’impunità. Così ho continuato.


Ogni tanto mi capitava di leggere degli “Altri”: dalla condanna a morte in Cina a chi diffonde informazioni riservate via Internet alla condanna per peculato in Italia di chi telefona dall’ufficio per motivi personali. Ma mi sentivo al sicuro; bubbole, ho pensato, l’unica cosa è non farsi beccare. Così scaricavo per ore intere, ininterrottamente.

Come nel libro della Genesi, al Settimo Gigabyte mi sono fermato a riposare.

Poi è successo. Era inevitabile. Qualche giorno fa mi hanno beccato. Sono stati irremovibili: rimuovere Napster. C’erano anche altri insieme a me. L’elenco è stato reso pubblico, evidentemente per far leva sul senso di vergogna.

Mi sono ripromesso, per la mia carriera, di non ricadere nel peccato, di vincere il demone del Search&Download. So di avere sbagliato, e se, come dice Dante, “Assolver non si può chi non si pente”, riconosco la mia colpa. Fatta pubblica ammenda, ho disinstallato.

Ieri mi telefona Felix Perro e mi chiede se avessi mai sentito la versione di “Working in a Coal Mine” dei Devo. Il mio cuore è andato in pezzi. Ho dovuto a denti stretti rispondere “no”. Per una mezza giornata ho resistito. Stamattina, in preda alla scimmia, ho installato Napster di nuovo, ho scaricato la versione dei Devo, e già che c’ero anche quelle di Sam Cooke e di Lee Dorsey.

Ma chi credevo di prendere in giro? Non sono pentito, non lo sono mai stato, ma quale carriera, alla fine ho scelto il sotterfugio, l’azione di destrezza: installo, ricerco, scarico, e disinstallo.

Vi scrivo di nascosto. Devo farlo. L’anonimato mi è indispensabile per poter dire la verità. Vengo da voi con il cuore in mano. Potendo, anche in ginocchio. So che comprenderete. Sono colpevole, ma non ce la faccio. Devo scaricare. Scaricare MP3 e scaricare la mia coscienza. Compatitemi, disprezzatemi, ma intanto lasciatemi cercare su Napster i pezzi di Fiorenzo Carpi. Pinocchio, non ricordate?

Virgulino Ferreira
Dude , “giornale per caso”

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05 02 2001
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