E-commerce, chi va piano non va lontano

A causa della lentezza di caricamento il settore delle vendite online perde più di due miliardi di euro all'anno. I consigli per "andare più veloci": realizzare siti leggeri e di qualità

Roma – I siti di e-commerce perdono più di due miliardi di euro ogni anno a causa della lenta velocità di caricamento delle pagine Web. È quanto emerge da una ricerca di QuBit effettuata per verificare l’impatto sui consumatori della rapidità di erogazione dei contenuti online.

Nel mese di aprile QuBit ha intervistato 60mila persone nell’arco di due settimane, chiedendo loro quanto influiva la lentezza del sito sull’acquisto. Ebbene, è risultato che la velocità è una delle caratteristiche fondamentali per evitare l’abbandono del cliente e aumentare la fidelizzazione. L’8 per cento del campione ha dichiarato di aver lasciato perdere l’acquisto a causa del lento caricamento della pagina.

Tuttavia, i gestori di QuBit hanno rivisto tale numero, definito troppo elevato alla luce dell’errore stimato nei dati della ricerca, e l’hanno abbassato al 4,35 per cento: dato che, diviso per il valore dell’e-commerce globale (614 miliardi di euro), mette in luce che il mercato delle vendite online perde più di due miliardi all’anno per la lentezza del caricamento .

Inoltre, in base allo studio, le home page dei siti di e-commerce si caricano in circa 3,5 secondi, ma per alcuni siti sono necessari anche 15 secondi. Decisamente troppo tempo per i consumatori, che diventano ogni anno sempre più impazienti . Nel 2006 l’utente medio era disposto ad aspettare quattro secondi per il caricamento di una pagina; nel 2009 il tempo di attesa era diminuito a due secondi. La questione si complica se scende in campo Google: per il noto motore di ricerca un sito che impiega più di 1,5 secondi per caricarsi è considerato “lento”.

Non tutto è perduto: QuBit ha fornito una serie di consigli per accorciare i tempi di caricamento come l’utilizzo di una rete di distribuzione di contenuti, ottimizzare HTML, CSS e JavaScript, ottimizzare il contenuto di immagini, utilizzare il browser caching e ridurre al minimo le richieste HTTP.

Gabriella Tesoro

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  • nelson scrive:
    giudice ubriaco? USA == China
    non vedo come possa dire che non è una limitazione della libertà di espressione:è vero che i dipendenti hanno avuto la libertà di espremere le loro opinioni,però il fatto che sono stati licenziati *per via delle loro opinioni* e che il licenziamento viene considerato legittimo rappresenta di per se una *attentato alla libertà di espressione*dicesi *censura preventiva* o *autocensura*è lo stesso principio per cui in Cina i tg non criticano il governo: sanno che subiranno pesanti rappresaglie.questo vuol dire che in Cina c'è libertà di espressione?libertà di espressione non vuol dire semplicemente che posso esprimere la mia opinione. Vuol dire piuttosto che posso farlo e non temere rappresaglie dal governo per averlo fatto."grazie" a questa sentenza nessun dipendente, negli USA , potrà criticare il datore di lavoro senza temere d'esser licenziato.Gli USA sono in piena fase di "cinesizzazione"
  • Nome e cognome scrive:
    giudice: era vendetta non censura
    Non capisco la connessione tra il primo emendamento, il mi piace e i licenziamenti. Il giudice indipendentemente da lfatto che il mi piace sia o no tutelato dal primo emendamento doveva stabilire se il licenziamento era effetivamente avvenuto per cause economiche o per vendetta. Invece ha stabilito che non sono stati licenziati per censura.. e un bel echi se ne frega? Anche i dipendenti sapevano di non essesre stati licenziati per censura, ma per vendetta.. mi pare proprio che il giudice sia un po partito per la tangente.. (come poi capita spesso nella giustizia americana)
    • Luca scrive:
      Re: giudice: era vendetta non censura
      Allora non è tanto diversa dalla giustizia italiana... e poi ci lamentiamo che italia le cose non funzionano.
    • ishitawa scrive:
      Re: giudice: era vendetta non censura
      mi sembra che il principio che sia passato, perfettamente "legale"per il modo di pensare a stelle e strisce, è che, se non viola la libertà di opinione, il licenziamento per vendetta è cosa buona e giusta
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