e-Content, si discute in Commissione

Ieri l'audizione di alcune realtà associative ed esperti per parlare di responsabilità dei provider, web content, SIAE e tasse sui supporti
Ieri l'audizione di alcune realtà associative ed esperti per parlare di responsabilità dei provider, web content, SIAE e tasse sui supporti


Roma – Nuova riunione ieri al CNIPA della cosiddetta Commissione e-Content , l’organo presieduto da Paolo Vigevano ed istituito per volontà del ministro all’Innovazione Lucio Stanca, una Commissione il cui scopo è approfondire questioni come i contenuti e le nuove tecnologie, i diritti e la pirateria. Per tentare di sanare le molte falle aperte dalle più recenti disposizioni normative in materia.

Ascoltati dunque ieri i provider di Assoprovider che, anche alla luce della Legge Urbani, hanno dovuto ribadire la necessità di non essere considerati alla stregua di cybercop della rete. Il problema è quello di sempre: la responsabilità degli ISP per quanto compiuto in rete dai propri utenti, una responsabilità che ancora una volta gli operatori del settore hanno rigettato. La loro azione rispetto ad un utente, hanno ribadito, non può che derivare da un preciso mandato dell’autorità giudiziaria .

Assoprovider ha anche ricordato come ormai da lungo tempo i provider italiani ricevano numerose lettere di diffida dalle major americane della RIAA ed altre simili organizzazioni, lettere che ovviamente non possono avere alcun senso per l’ordinamento giuridico italiano (vedi anche: Hollywood diffida un utente italiano ).

Ieri hanno anche potuto dire la loro ai membri della Commissione interministeriale sui contenuti digitali nell’era di Internet quelli di IWA Italia , rappresentati dall’avv. Luca De Grazia e dal consulente Luca Boccianti. Entrambi hanno insistito sulla necessità che il Legislatore si astenga dal normare materie di cui non ha compreso la natura , un chiaro riferimento, evidentemente, alla Legge Urbani e alla successiva normativa sull’archiviazione coatta della rete italiana .

IWA ha tra le altre cose sottolineato che la suddivisione del mercato digitale proposta della Commissione soffre di un grave difetto. “Non creare una categoria dedicata espressamente ai contenuti web – hanno affermato quelli di IWA – significa potenzialmente non tutelare un?intera categoria di professionisti ? tra l?altro al momento senza tutele assicurative per tali problematiche ? sia nel caso di copia dell?opera che nel caso di violazione del diritto d?autore per cause imputabili a terzi, ad esempio la fornitura di materiale per la pubblicazione di contenuti nel web da parte del cliente”.

A questo proposito, dopo aver specificato la necessità di comprendere che il P2P non è un mezzo illegale in sé ma possono essere illegali soltanto alcuni comportamenti che taluni adottano nell’usare le piattaforme di sharing, IWA ha proposto di creare un “servizio di deposito volontario” per i “web content” sulla scia dell’ Internet Archive americano, servizio che potrebbe essere istituito in seno alla SIAE , che potrebbe così offrire tutele ai produttori di contenuti web.

Successivamente in Commissione è stata audita l’ ASMI , l’associazione dei produttori di supporti magnetici, che hanno fatto notare come i balzelli sui supporti mantengano la SIAE . L’ASMI ha infatti calcolato in 600 milioni di euro il fatturato SIAE e dichiarato che il 12 per cento di quel fatturato è quanto il settore dei supporti in imposte versa alla Società degli autori e degli editori. Una situazione che, a fronte della crisi industriale, non fa che aggravare la situazione di mercato oltreché ridurre i consumi da parte degli utenti.

Sulla Commissione e-Content vedi anche le notizie di archivio .

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28 10 2004
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