Economia della scarsità o dell'abbondanza

di Marco Calamari - Il 22 settembre l'Europarlamento voterà su una direttiva sul diritto d'autore. In un documento spedito ai rappresentanti italiani dal Progetto Winston Smith il punto su quello che c'è in gioco


L’affollamento di proposte di legge sulla protezione della proprietà intellettuale e di scontri tra i proprietari di contenuti ed i paladini del peer-to-peer ha dato a tutti grandi possibilità di discussione e di schieramento.

Il cartello dei detentori di diritti di sfruttamento commerciale di opere musicali e cinematografiche, Disney e Sony in testa, e delle loro lobby, RIAA e più modestamente SIAE , ha fatto il proprio mestiere, alternando stracciamento di vesti a potenti azioni di lobby, che hanno prodotto leggi ed iniziative così potenzialmente liberticide da essere superate solo da iniziative mostruose post 11/9 quali il Patriot act o la TIA.

L’industria informatica, Microsoft e consorzio TCPA in testa, sta facendo del proprio meglio per realizzare in maniera adeguata il digitale del futuro, incorporando in profondità nei sistemi operativi e nelle applicazioni sistemi di protezione della proprietà intellettuale (DRM – Digital Rights Management) che hanno lo scopo dichiarato di proteggere i diritti degli autori contro i pirati informatici, e l’effetto certo di sottrarre il controllo del pc ai legittimi proprietari e di trasformare clienti ed utenti in nemici e prigionieri.

Le organizzazioni dei consumatori (poco) e quelle per la difesa dei diritti civili si stanno muovendo per contrastare in qualche modo le azioni di lobbying volte all’emanazione di leggi sempre più paradossali per la difesa delle varie forme di proprietà intellettuale.
Il loro fine ultimo dovrebbe probabilmente essere quello di non contrastare particolari proposte di legge, ma fare lobbying per convincere i rappresentanti politici ed i legislatori che la difesa dei diritti dei loro elettori sarebbe, a lungo termine, la posizione per loro più redditizia (oltre che moralmente più difendibile).

Il dibattito si è acceso e spezzato su più piani specializzati, e spesso scarsamente comunicanti tra loro. I media si comportano nella solita maniera, alternando denunce contro hacker, pirati informatici e copiatori ad annunci di blitz e sequestri, senza nessuna intenzione di scalfire la superficie del problema. Gli informatici ed i crittografi analizzano le problematiche di funzionamento dei DRM ed i loro effetti collaterali, ed affiancano spesso i movimenti per la difesa dei diritti civili e del software libero, per lo più ignorati dagli utilizzatori e dai cittadini.

Pur vivendo normalmente in mezzo a tutte queste voci, mi sono trovato avvolto da un momento di silenzio, non so se dovuto alle ferie od al passaggio dell’occhio di un ciclone; quasi per caso ho scritto qualche considerazione che, partendo da questi temi, arriva in posti apparentemente molto distanti ma in realtà vicinissimi. Forse un wormhole non quantistico ma concettuale?


Gli economisti parlano di “economia della scarsità” e di “economia dell’abbondanza” , descrivendo i due metodi con cui chi controlla i mezzi di produzione di un certo bene in un dato mercato cerca di massimizzare i suoi legittimi profitti

– od alzando i prezzi di un bene, che porta ad un mercato di dimensioni ristrette con alti margini di profitto
– oppure abbassando i prezzi ed ampliando al massimo le dimensioni del mercato, con bassi margini di profitto ma grandi volumi economici.

Da un punto di vista economico le due situazioni possono portare agli stessi risultati in termini di profitto, ma cosa significa questo in un contesto più ampio, cioè che prenda in considerazione, oltre al profitto, il benessere della società e degli individui ?

Per fare un parallelo, pensiamo a quello che è successo, in termini di benessere, prima e dopo la rivoluzione industriale, che ha portato con se diminuzioni generalizzate dei costi di produzione; produrre un bene, un pezzo di pane, una casa od un libro, prima della rivoluzione industriale aveva un costo in termini di manodopera e di materie prime molto più alto di oggi.

Il caso più interessante (vedremo poi perché) è quello del libro; da bene alla portata di pochi, impiegato prevalentemente come memoria storica, è divenuto un bene di largo consumo, utilizzabile per migliorare enormemente la diffusione del sapere ed il tenore di vita intellettuale, e quindi materiale, di gran parte della popolazione.

Bene, se un semplice abbassamento dei costi di produzione dei libri (o più esattamente del costo marginale di produzione) ha potuto così tanto, cosa potrebbe provocare un suo azzeramento ?

Una breve parentesi tecnica; il costo marginale di produzione di un oggetto è il costo che si deve sostenere, dopo aver prodotto un certo numero di questi oggetti, per produrne uno in più. In situazioni classiche questo costo tende ad un limite definito e diverso da zero, dovuto ai costi delle materie prime, della manodopera, dell’energia e dei capitali; il miglioramento delle tecniche di produzione ha l’effetto di ridurre questo costo, che resta però sempre molto diverso da zero.

La rivoluzione digitale e telematica, ha messo tutti, economisti e semplici consumatori, di fronte ad una situazione in cui il costo marginale di produzione di un libro (ma potrebbe essere un film, una canzone od un software) è esattamente zero; produrre una pagnotta od un’auto in più ha un costo minimo, non ulteriormente riducibile, ma produrre un e-book, un mp3 od un avi in più costa zero.

Esattamente zero.

Zero fino all’ultima cifra decimale.

A mio parere gli economisti, e con loro i politici ed i legislatori, non hanno compreso a fondo, né tanto meno utilizzato la portata di questa rivoluzione; continuano ad impiegare modelli economici e comportamenti nati con costi marginali diversi da zero, in una situazione che è fondamentalmente diversa.

La possibilità di distribuire beni immateriali, informazioni, dati, musica, libri, film, cultura, a costi marginali zero dovrebbe portare necessariamente all’applicazione del modello economico dell’abbondanza. Non si tratta ovviamente di privare gli autori dei loro guadagni; distribuiti su numeri altissimi questi guadagni darebbero comunque luogo a costi bassissimi per l’utente.

Da un punto di vista filosofico e di benessere della società, una così semplice massimizzazione della diffusione del sapere dovrebbe rendere “politically un-correct” qualunque discorso volto ad una sua anche minima restrizione.

Da un punto di vista economico dovrebbe essere evidente (ma qui, seppur convinto, mi sento molto meno preparato) che contrastare un mutamento epocale invece di assecondarlo è un ben povero mezzo per tentare di produrre, e meno che mai di mantenere, profitti.

Ma è da un punto di vista morale, che la situazione é tanto evidente quanto poco dibattuta. Il perché rimane per me un mistero.


Proviamo a fare un parallelo, parlando di agronomia, di genetica e di sementi terminali.

In agricoltura, un modo (almeno entro certi limiti) di perseguire il benessere di tutti è quello di aumentare qualità e quantità dei raccolti. Il miglioramento delle sementi, con l’introduzione di maggiori rese per ettaro, di caratteri nutrizionali e di resistenza ai parassiti, è stato e continua ad essere uno dei modi principali per ottenere questi effetti. Poco importa qui se per ottenerli si fa ricorso alla semplice selezione mendeliana od alle tecniche di ingegneria genetica.

Negli ultimi anni è stata però l’ingegneria genetica a produrre la maggior parte delle nuove sementi, ed i loro prezzi sono stati controllati con gli stessi metodi usati per i medicinali; non cioè legati ai costi di produzione, ma regolati come per le opere dell’ingegno, che danno per definizione ai produttori un monopolio.

E’ noto che uno dei mezzi ritenuti vincenti per proteggere il diritto d’autore è quello di rendere difficile od almeno costosa la “copia” ; trattandosi qui non di cd-rom ma di semi, sono state inventate le sementi terminali, o potremmo dire “copy-protected” .

Di cosa si tratta? Semplice, si tratta di sementi “migliorate” che, accanto a caratteri desiderabili, posseggono una proprietà aggiuntiva, cioè quella di generare piante sterili; i semi del raccolto non germinano più, ed il contadino, che potrebbe “piratare” l’opera dell’ingegno “copiando” i semi che ha regolarmente acquistato (come si è fatto da sempre) si troverà costretto a riacquistare, in condizioni di debolezza contrattuale, gli stessi semi dalla stessa fonte per sempre.

Chiunque venga a conoscenza per la prima volta di questi fatti si sente indignato; non è un caso perciò che l’argomento, che ogni tanto compare a margine dei dibattiti sugli OGM (questi sì sterili) ma che ha effetti economici di vasta scala, venga così poco amplificato.

Bene, se generare artificialmente dipendenza e carestia nel terzo mondo, dove la fame è il normale stato d’essere della grande maggioranza della popolazione, ci fa indignare, perché generare carestia intellettuale e fame di cultura in tutto il mondo non dovrebbe suscitare in noi la stessa reazione ?

Perché all’alba di un’era di abbondanza a costi (marginali) zero del cibo per la mente dovrebbe essere giustificabile contrastare anche solo debolmente questo progresso, invece di corrervi incontro?

Perché si dovrebbe lasciare anche solo un angolo di buio nella mente di un bambino del terzo mondo?
E poco importa se la luce di sua scelta sarà Omero o Topolino, Heidegger o Marilyn Manson, Omar Khayyam o Bin Laden; perché limitare od impedire di conoscere e scegliere quando tutti possono vivere nell’abbondanza e nella scelta?

Ma perché gli autori devono vivere !
Perché la cultura, la musica, il cinema, il software, non verrebbero fatti se chi li realizza non avesse la certezza di poterne ricavare un giusto profitto !!

La proprietà intellettuale e le sue varie manifestazioni ed evoluzioni (diritto d’autore, brevetti ecc.) sono una creazione recente della cultura occidentale ed industriale, le cui intenzioni erano, e rimangono lodevoli. Nel corpus legislativo degli Stati Uniti si parla, giustamente, di un bilanciamento tra le esigenze ed i diritti dell’autore e le esigenze ed i diritti della società nel suo complesso; nell’800 un diritto esclusivo e non cedibile di sfruttamento per 15 anni dalla produzione dell’opera era il punto di equilibrio che la legge aveva individuato.

Paradossalmente, l’evoluzione sempre più rapida della società, invece di abbreviare, ha mostruosamente allungato questo termine a 90 anni dalla morte dell’ultimo co-autore (mediamente 140 anni dalla produzione dell’opera), ed ha messo le opere dell’ingegno in balia dell’arbitrio assoluto di chi detiene i cosiddetti “diritti di sfruttamento commerciale” che non sono mai i meritevoli autori originali, ma multinazionali specializzate che senz’altro lavorano per il bene dei propri azionisti, ma non necessariamente per la produzione della cultura o per il bene dell’umanità in generale.

Che dire; non si tratta di manifestare simpatia per gli scambisti (nel senso del P2P, ovviamente) e disapprovazione per i colpi di coda di un dinosauro come la RIAA, che non si è ancora accorto di essere morto, od almeno un relitto del passato.

Si tratta invece di andare dal politico di turno e provare a spiegargli che le leggi sulla proprietà intellettuale, senza rigide limitazioni legislative sulla durata e sulla trasferibilità dei diritti, hanno l’effetto di distruggere la cultura dell’umanità come la conosciamo oggi.

Si tratta di porre, al politico, al conoscente, all’interlocutore, a noi stessi, una domanda semplice

– Da che parte stai, da quella della fame o da quella dell’abbondanza ?

Tutto qui.

Marco Calamari
Progetto Winston Smith

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  • ryoga scrive:
    Re: La Riaa assolve chi si pente :D
    infatti l'ho pensato anche io.Hanno avuto :( il diritto di appropriarsi dei dati degli utenti. Hanno avuto :( il diritto di spiare cio' che visiti e cio' che fai sulla rete.Ora promettono di perdonare :| chi ha scambiato file in passato.Speriamo che il popolo della rete trova una soluzione valida ed affidabile.
  • Anonimo scrive:
    Re: P2P ammazza CD
    - Scritto da: Ghostrade
    Non c'è dubbio che il P2P stia uccidendo
    quest'industria che vale da sola 50 miliardi
    di dollari all'anno.
    Negli USA uno dei più grossi punti vendita
    (7 piani) di musica situato davanti al MIT
    di Boston (idea: giovani = musica = $) ha
    chiuso (realtà: giovani = P2P = no CD). SE
    il trend di calo delle vendite continua in
    modo lineare entro l 2011 non ci sarà più un
    mercato della musica.

    O le major cambiano modello di business e
    contemporaneamente abbassano drasticamente i
    prezzi, oppure sono morte.

    .. e attenti che la banda larga (non certo
    Alice) segnerà la crisi anche del cinema.

    Ne vedremo delle belle!Calma, calma.Tu hai perfettamente ragione, ma medesime riflessioni le fanno anche le major ... non penserai mica che i progetti DRM e Palladium (diversi ma complementari) li abbiano messi in cantiere per la sicurezza aziendale, vero?SalutiProspero
  • Anonimo scrive:
    Non è così
    Non è il p2p che abbassa il prezzo dei CD. E' il prezzo stesso troppo alto. Per un lavoratore medio italiano ci vuole una giornata di lavoro per acquistare due CD. Assurdo. Quindi, anche se non esistesse il p2p, i cd avrebbero poche possibilità di vendita. Perchè uno alla fine si compra solo il CD di cui è appassionato, che saranno si e no 3 all'anno.
  • The FoX scrive:
    Re: Decca? D.Gramm.?
    - Scritto da: s.
    La scelta va da Bach al Ravel di Bolero,AAAARRRRGGGHHH!!!!!E' il Bolero di Ravel!!!!!!!!!
  • Anonimo scrive:
    Soluzione giusta, problema sbagliato
    La gente compra meno CD perchè i CD costano troppo, e la vita anche.Inoltre..com'è che se un'industria che non riesce a fatturare ogni anno più del precedente grida al fallimento?? (dopotutto non è possibile ascoltare musica più di 24 ore al giorno) e il mercato è decisamente saturo.Questo è il problema.Abbassare i prezzi è una soluzione.
  • Schicchi scrive:
    Re: Decca? D.Gramm.?
    - Scritto da: s.
    Ma già al supermercato sotto casa i CD della
    Decca costano tra i 3 e i 4 euro, mentre
    quelli della D.Gramm. sono intorno ai 6-7.

    Solo che sono editori per sola musica
    classica e lirica.
    La scelta va da Bach al Ravel di Bolero,
    oppure dalla Traviata a Gianni Schicchi
    passando dalla Cavalleria Rusticana.

    Ovviamente sono tutti titoli hit nel p2p!A parte il fatto che sul P2P si trova un sacco di classica (uno dei miei passatempi preferiti e' confrontare la stessa romanza cantata da artisti diversi) non e' vero che tutti i dischi Decca e DG costino cosi' poco, anzi. Se giri i negozi vedi che il prezzo dei dischi di classica varia enormemente (spesso in base a criteri imperscrutabili) e non sono rari cofanetti che costano come un attico in centro storico. Solo che i nonnetti come me che comprano i cd di classica (io compro anche rock e jazz, ma sono un caso a parte) in genere non saccheggiano la rete per evitare di comprare i dischi ma oltre a comprare i dischi , e poi non si scambiano i cd masterizzati, ragion per cui non sono un pericolo per le case discografiche :-)P.S. ti ringrazio per la involontaria citazione ;-)
  • Anonimo scrive:
    Re: Decca? D.Gramm.?
    ciao,anche a me capita di essere uno che gli piace scrivere in PHP con in sottofondo Karajan & c. :=
    ho avuto (probabilmente) la stessa tua perplessita' nel leggere l'articolo....non credo che il P2P affondi la musica "colta" quindi penso che che qui qualcuno abbia le idee un po' confuse sui palliativi al P2P....comunque ben venga una ulteriore limatura ai prezzi (gia' bassissimi....) dei CD classici!!certo che fa un certo effetto sapere che un CD della Argerich (ho visto giusto ieri sera in TV le sue prove del 3o conc. di Prokofiev...tutto a memoria!!!) e' venduto a circa 1/3 se non meno di un cd di un co***e rapparo!ciao,
  • Anonimo scrive:
    Re: Comprare? ecché?
    - Scritto da: Anonimo
    Cercare certe cose, vecchie o magari di
    minore rilevanza, è faticoso... ma gli
    appassionati, forse anche un po' feticisti,
    finora difficilmente cosnideravano il P2P
    per cercare ciò che desiderano.Infatti. La ricerca delle chicche non e? conveniente con il P2P, pero? il P2P puo? servire a conoscere generi ed artisti poco noti.
    E' che cercar dischi è diventato, a questi
    livelli, spesso improponibile ed il
    negoziante, se è un supermercato della
    musica o peggio, neanche provarci.Un appassionato di musica dovrebbe frequentare i negozi specializzati per due motivi: primo perche? trova altri appassionati come lui (spesso gli stessi negozianti) con cui dialogare, secondo perche? li? puo? trovare le rarita? che non trova al supermercato. E quello che non c?e?, il negoziante appassionato fa di tutto per trovartelo.
    I piccoli negozietti, quelli specializzati o
    appassionati, credo che semplicemente non ce
    la facciano, e sarà sempre più difficile.Vedi sopra. Non possiamo lamentarci della scomparsa dei negozi specializzati se non ci andiamo mai! Compriamo pure dagli scatoloni dei supermercati, o tramite internet, o scarichiamo col P2P, ma cosi? inaridiremo una fonte di cultura. E? come per le librerie, se compriamo libri al supermercato, pagheremo un po? meno i best sellers, ma se muoiono le librerie, i libri *di nicchia* dove li troveremo? Librerie e negozi di dischi sono un patrimonio da conservare, un servizio pubblico, andrebbero incentivati e sostenuti.
    Comprare tramite Internet? per certi titoli
    o edizioni è un terno al lotto..(sai mica
    cosa ti arriva, se ti arriva..)Se ti rivolgi a ditte serie, la merce e? quella, e arriva di sicuro. A me, quando ho segnalato che il pacchetto non era arrivato, l?hanno rispedito immediatamente.Ciao
  • Anonimo scrive:
    Re: Comprare? ecché?
    - Scritto da: Anonimo
    Sono un' appassionato di alcuni generi
    musicali e cerco le cose che mi piacciono,
    piuttosto che quelle che mi propinano..
    Cercare certe cose, vecchie o magari di
    minore rilevanza, è faticoso... Concordo pienamente, oggi i rivenditori hanno sul banco solamente la roba commerciale alla britney spears e madonna, uno che vuole ascoltare buona musica è come minimo costretto ad ordinare espressamente il prodotto e nel caso voglia poi ampliare la propria esperienza musicale seguendo la scia di quello che ha scelto non ha nemmeno la posibilità di ascoltare prima di comprare. Tutto ciò è assurdo!
  • Anonimo scrive:
    Re: le major abbassano la testa

    approvo!!!! se penso a tutti i soldi che mi
    hanno mangiatoDì pure rubato... visto che il cd è stato immesso nel mercato nel 1981 proprio per accrescere i fatturati delle majors discografiche attraverso l'applicazine di un prezzo ingiustificato superiore di almeno il 60% rispetto ad un'audio cassetta (quando il costo di produzione è lo stesso).
  • Anonimo scrive:
    Comprare? ecché?
    Sono un' appassionato di alcuni generi musicali e cerco le cose che mi piacciono, piuttosto che quelle che mi propinano..Cercare certe cose, vecchie o magari di minore rilevanza, è faticoso... ma gli appassionati, forse anche un po' feticisti, finora difficilmente cosnideravano il P2P per cercare ciò che desiderano.E' che cercar dischi è diventato, a questi livelli, spesso improponibile ed il negoziante, se è un supermercato della musica o peggio, neanche provarci.I piccoli negozietti, quelli specializzati o appassionati, credo che semplicemente non ce la facciano, e sarà sempre più difficile.Comprare tramite Internet? per certi titoli o edizioni è un terno al lotto..(sai mica cosa ti arriva, se ti arriva..)In buona sostanza, non se ne viene a capo.Se provi per conto tuo, difficilmente riesci ad ottenere quello che vuoi, se ti rivolgi a chi potrebbe, o non gli conviene oppure non sa da che parte parare.Va finir che uno si trova forzatamente a far l'"illegale", perchè non ha altre fonti. E gli appassionati, che non fanno nemmeno questione di prezzi, a volte, diventano malfattori!Situazione un po' di c*cca!
  • Anonimo scrive:
    I miei ultimi 2 cd acquistati...
    Li ho pagati 12,50 Euro :)li vendava un supermercato in un'offerta sottocosto, e sono cd "nuovi", cioè album recenti, non di qualche anno fa.Ovviamente prima di comprarli mi sono accertato che non avessero protezioni strane :) e arrivato a casa ne ho fatto la versione in mp3 da ascoltareSe costassero così i cd, ne comprerei molti, senza protezione ovviamente :PFinalmente cominciano a capirlo :D
  • s. scrive:
    Decca? D.Gramm.?
    Ma già al supermercato sotto casa i CD della Decca costano tra i 3 e i 4 euro, mentre quelli della D.Gramm. sono intorno ai 6-7.Solo che sono editori per sola musica classica e lirica.La scelta va da Bach al Ravel di Bolero, oppure dalla Traviata a Gianni Schicchi passando dalla Cavalleria Rusticana.Ovviamente sono tutti titoli hit nel p2p!
  • Anonimo scrive:
    Re: le major abbassano la testa
    - Scritto da: Anonimo
    di fronte al boicottaggio al boicottaggio di
    massa,

    ma ora e' troppo tardi, vogliamo vedevrvi
    chiudere, tutti a casa.approvo!!!! se penso a tutti i soldi che mi hanno mangiato prima del p2p mi sento in diritto di scaricare gratis per centinaia di anni (quantomeno i miei figli :))
  • Anonimo scrive:
    le major abbassano la testa
    di fronte al boicottaggio al boicottaggio di massa,ma ora e' troppo tardi, vogliamo vedevrvi chiudere, tutti a casa.
  • Anonimo scrive:
    Re: P2P ammazza CD

    Per scaricare un film, quando va
    bene, ci metto 2 settimane. Preferisco
    andare alla videoteca sotto casa, lo
    noleggio (a 1.50 ?x12ore) e me lo copio...ci
    metto molto di meno.con la fibra scarichi 1 giga in 10 min.... aspetta che si diffonda poi vedrai che fine fanno le videoteche...
  • Anonimo scrive:
    Re: P2P ammazza CD
    imho non ne risentiranno neanche le videoteche. Per scaricare un film, quando va bene, ci metto 2 settimane. Preferisco andare alla videoteca sotto casa, lo noleggio (a 1.50 ?x12ore) e me lo copio...ci metto molto di meno.
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma perchè 13?
    Incontentabile eh? :)Pensa che 1 dollaro moltiplicato per il numero di CD venduti (non so quanti siano) fanno tanti dollari. Loro hanno diminuito di 4-6 dollari.Per gente che piuttosto che smenarci fa di tutto non è male. Non è che è tutto risolto ma magari è un'inizio.
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma perchè 13?
    E se "arrotandavano" a 10, tu saresti venuto qui a dire"10? Perchè non arrotondiamo a 5? :P"
  • Anonimo scrive:
    Ma perchè 13?
    Non era meglio "Arrotondare" a 10??Bah..
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma la Classica no.....
    - Scritto da: Anonimo
    Guarda meglio.... ne trovi a pacchi inveceProbabilmente però la qualità di un mp3 non è sufficiente per gli audiofili più appassionati di musica classica mentre lo è per l'ascoltatore occasionale.
  • Anonimo scrive:
    Che ci siano finalmente arrivati?
    Vuoi dire che questo è un miracolo?Che abbiano capito che erano un po' troppo ladri per un pezzo di plastica al 99%?Speriamo che anche le altre etichette seguano l'esempio, sarebbe la volta che smetterei di scaricare musica da internet!
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma la Classica no.....
    Guarda meglio.... ne trovi a pacchi invece
  • Anonimo scrive:
    Re: L'hanno capito!!
    già !dopo SOLI pochi anni in cui tale messaggio rimbalzava in tutti forum del pianeta in tutte le lingue , niente da fare le grandi major dell'industria hanno i paraocchi ed i paraorecchi, basta vedere cosa sperano di ottenere con processi in cui chiedono danno dai 150 ai 750.000 dollari per mp3 !!!! mase questo è il loro modo di fare affari . . . bhè in fondo i soldi che ci rimettono sono loro no ? :)mi sipiace per gli utenti che per 2 o 3 mp3 verranno crocifissi ni pubblica piazza e dati in pasto alle major !!!!!
  • Anonimo scrive:
    Purtroppo solo pochi...l'hanno capito!!
    Il 90% del mercato è sony...- Scritto da: Anonimo


    Finalmente l'hanno capito!!! Holè :)
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma la Classica no.....
    Ti credo, il target della classica è ben diverso dal resto. Evidentemente lì non hanno registrato cali... e poi cerca la classica sul p2p...non la trovi.- Scritto da: Anonimo
    Solo una precisazione : secondo quanto
    dichiarato dalla stessa Universal sul sito
    iClassics.com i cd di musica classica non
    rientrano in questa scelta editoriale.
  • MaurizioB scrive:
    Re: Ma la Classica no.....
    - Scritto da: Anonimo
    Solo una precisazione : secondo quanto
    dichiarato dalla stessa Universal sul sito
    iClassics.com i cd di musica classica non
    rientrano in questa scelta editoriale. Ecco, come non detto... Vabbè, continuerò con il pur nutrito catalogo naxos ;-)Saluti
  • MaurizioB scrive:
    Re: Decca e Deutsche Grammophon
    - Scritto da: Anonimo
    Beh.... non penso che Decca e Deutsche
    Grammophon abbiano molto da temere dal
    p2p... quindi non dovrebbero essere loro a
    calare i prezzi... o forse si: non potendo
    accusare il p2p per i cali delle vendite
    devono necessariamente pensare ad altre
    ragioni da affrontare con altre strade
    invece che con la lotta al p2p....Sicuramente non hanno molto da temere rispetto ad altre pubblicazioni più "di gola", però avranno molto da guadagnare imho... Acquistare un buon cd di musica classica (e non) ad un prezzo onesto è sempre un piacere (naxos docet)...Saluti
  • Anonimo scrive:
    Re: P2P ammazza CD
    - Scritto da: Ghostrade

    .. e attenti che la banda larga (non certo
    Alice) segnerà la crisi anche del cinema.

    Ne vedremo delle belle!Mah, secondo me il cinema non ne risentira' poi molto... vuoi mettere la differenza di audio e video in un Cinema di classe (almeno THX) rispetto anche al migliore degli impianti HT di casa?Credo che invece chi ne risentira', e parecchio anche, saranno le videoteche :) Se voglio vedermi un film a casa non lo affitto piu' ma lo scarico direttamente :)Comunque hai ragione.. ne vedremo delle belle!! Ciao!
  • Anonimo scrive:
    L'hanno capito!!
    Finalmente l'hanno capito!!! Holè :)
  • Anonimo scrive:
    P2P ammazza CD
    Non c'è dubbio che il P2P stia uccidendo quest'industria che vale da sola 50 miliardi di dollari all'anno.Negli USA uno dei più grossi punti vendita (7 piani) di musica situato davanti al MIT di Boston (idea: giovani = musica = $) ha chiuso (realtà: giovani = P2P = no CD). SE il trend di calo delle vendite continua in modo lineare entro l 2011 non ci sarà più un mercato della musica.O le major cambiano modello di business e contemporaneamente abbassano drasticamente i prezzi, oppure sono morte... e attenti che la banda larga (non certo Alice) segnerà la crisi anche del cinema.Ne vedremo delle belle!
  • Anonimo scrive:
    Ma la Classica no.....
    Solo una precisazione : secondo quanto dichiarato dalla stessa Universal sul sito iClassics.com i cd di musica classica non rientrano in questa scelta editoriale."For the time being, this policy will have no impact on the pricing ofclassical cd's. Due to a number of factors we have decided to keep thecurrent pricing model for classical cd's in place. However, we will monitorthe situation closely and we will review our decision again in the nearfuture."Saluti,Riccardo.
  • Anonimo scrive:
    Decca e Deutsche Grammophon
    Beh.... non penso che Decca e Deutsche Grammophon abbiano molto da temere dal p2p... quindi non dovrebbero essere loro a calare i prezzi... o forse si: non potendo accusare il p2p per i cali delle vendite devono necessariamente pensare ad altre ragioni da affrontare con altre strade invece che con la lotta al p2p....
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