EFF indaga sulle stampanti rivelatrici

L'associazione è sulle tracce degli accordi che legherebbero i produttori all'intelligence statunitense. Il caso è già noto ed è quello dei dati rilasciati dalle stampanti ad ogni stampa. Tutti i dettagli
L'associazione è sulle tracce degli accordi che legherebbero i produttori all'intelligence statunitense. Il caso è già noto ed è quello dei dati rilasciati dalle stampanti ad ogni stampa. Tutti i dettagli


San Francisco – C’è qualcosa nei documenti stampati con stampanti o fotocopiatrici laser ed è un qualcosa che non è a conoscenza di chi le utilizza, non è documentato nei manuali delle stampanti stesse e contiene informazioni sulla stampante utilizzata, riconducibili all’utente. Questo il senso di una indagine aperta da Electronic Frontier Foundation , indagine che intende far luce su questa particolarissima caratteristica delle stampanti.

EFF parte da una celebre inchiesta condotta negli USA da PCWorld , che ha messo a nudo i rapporti tra molti costruttori e l’intelligence americana. In successivi articoli è poi stato evidenziato come l’uso di tracciature nascoste nei documenti venga utilizzato anche da altri governi. Si tratta di “markers” di cui si è già parlato in passato e che da tempo sollevano l’attenzione dei gruppi che sostengono il diritto alla privacy.

Secondo EFF, che ha effettuato un’ampia serie di prove con macchine di produttori diversi, appare evidente la presenza nei documenti stampati di microscopici punti gialli posizionati in certe aree della pagina. A seconda del produttore, questi punti possono avere altri colori, posizione e dimensioni. Si tratta in ogni caso di marker che segnalano a chi sa leggerli, ed EFF ammette di essere in difficoltà su questo particolare, quale sia l’origine della stampante: da qui si può risalire in teoria al venditore della macchina e, poiché i dati degli acquirenti sono registrati nei database commerciali, anche a chi ha comprato la stampante che ha prodotto uno specifico documento.

Non solo. Secondo EFF dietro questo complesso meccanismo può esserci persino di più. L’Associazione ritiene che la presenza dei marker possa essere solo un diversivo per chi è a caccia di informazioni sulle indagini che possono essere condotte a partire da un documento. “Le tecniche di watermarking e di steganografia – scrive EFF – sono divenute elaborate e complesse, così non si può esser certi che non vengano utilizzate nelle stampanti. Si potrebbe argomentare che l’informazione, quella davvero rivelatoria, sia immessa utilizzando un algoritmo complesso, basato su dati statistici, dove i punti gialli altro non sono che un semplice diversivo (creato utilizzando valori casuali all’atto della stampa) per prevenire un’indagine sulla vera tecnologia di marking. Non solo, la presenza o assenza dei punti traccianti gialli in un documento non prova che non siano utilizzati altri strumenti di marking”.

L’Associazione ritiene che chiarire la questione sia di grande urgenza. Sebbene la risposta ufficiale di fonti del settore si limiti a considerare che questi sistemi vengono semmai utilizzati solo per individuare eventuali contraffattori di banconote che utilizzino le stampanti più evolute per produrre denaro falso , EFF sottolinea come non vi siano regole sull’uso di queste tecnologie, non vi sia documentazione né trasparenza e che, di conseguenza, sono sistemi che minano il diritto alla privacy e all’anonimato.

Per questa ragione l’Associazione ha invitato tutti a stampare una serie di pagine di prova, disponibili qui e ad inoltrarle alla stessa EFF per l’esame.

Sulla stessa pagina sono disponibili anche una serie di documenti stampati da EFF con l’evidenziazione dei “punti gialli”.

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28 07 2005
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