Aumenta l'equo compenso, ora anche sugli smartwatch

Sale l'equo compenso per copia privata: il ministro Franceschini ha firmato il provvedimento che innalza l'obolo da versare alla SIAE.
Sale l'equo compenso per copia privata: il ministro Franceschini ha firmato il provvedimento che innalza l'obolo da versare alla SIAE.

L’equo compenso sale. Non solo viene riconfermato (elemento che già di per sé meriterebbe una forte riflessione), ma viene anche innalzato in modo sostanziale. La firma è quella del ministro Dario Franceschini e l’occasione è buona per aprire un nuovo dibattito sul tema. La mossa, infatti, sembra essere figlia più di una lobby che non di un ragionamento, il che porta quindi ad una facile conclusione: la questione non è relativa alla proporzionalità dell’aumento, quanto alla legittimazione stessa di una “tassa” che sembra essere a questo punto in buona parte fuori dal tempo.

Equo compenso, quanto pagheremo ora

Le nuove tariffe relative al sovrapprezzo per equo compenso sono contenute nell’apposito provvedimento del Ministero per i Beni Culturali (pdf). Nello specifico ecco quanto pagheremo da oggi in poi per l’acquisto non solo di supporti vergini, ma anche di dispositivi quali smartphone, tablet, televisori e quant’altro:

  • 0,05 euro ogni 700MB per i CD
  • 0,10 euro ogni 4,7GB per i DVD
  • 0,10 euro ogni 25GB per Blu-Ray
  • 5% per “apparecchi idonei alla registrazione analogica o digitale, audio e video, e masterizzatori di supporti
  • 4 euro per “televisori, decoder di qualsiasi tipo satellitare, terrestre o via cavo ed apparecchiature similari aventi funzione di registrazione
  • Memorie trasferibili o removibili:
    • 0€ fino a 1GB
    • 0,09€ da 1 a 8GB
    • 0,08€ da 8 a 32GB
    • 0,07€ sopra i 32GB fino ad un massimo di 4,5 euro per unità
  • Chiavette USB
    • 0€ fino a 1GB
    • 0,10€ da 1 a 8GB
    • 0,09€ da 8 a 32GB
    • 0,08€ sopra i 32GB fino ad un massimo di 7,5 euro per unità
  • Hard disk interni ed esterni e SSD
    • 0€ fino a 160GB
    • 0,01€ da 160GB a 500GB
    • 0,009€ da 500GB a 2TB
    • 0,008€ sopra i 2 TB fino ad un massimo di 18 euro per unità
  • Hard disk integrato in “apparecchio multimediale audio e video portatile
    • 0€ fino a 1GB
    • 3,22€ da 1 a 5GB
    • 3,86€ da 5 a 10GB
    • 4,51€ da 10 a 20GB
    • 5,15€ da 20 a 40GB
    • 6,44€ da 40 a 80GB
    • 9,66€ da 80 a 120GB
    • 12,88€  da 120 a 160GB
    • 16,10€ da 160 a 250GB
    • 22,54€ da 250 a 400GB
    • 28,98€ oltre i 400GB
  • Memoria o hard disk integrato in lettore portatile MP3 e analogo
    • 0€ fino a 1GB
    • 4,51€ da 1 a 5GB
    • 5,15€ da 5 a 10GB
    • 6,44€ da 10 a 15GB
    • 7,73€ da 15 a 20GB
    • 9,66€  oltre i 20GB
  • Hard disk esterno multimediale con uscita audio/video per la riproduzione dei contenuti su un apparecchio Tv o Hi-fi
    • 5,15€ fino a 500GB
    • 6,44€ da 500GB a 1,5TB
    • 9,66€ da 1,5TB a 3TB
    • 12,88€ oltre i 3TB
  • Memoria o hard disk integrato in un videoregistratore, decoder di qualsiasi tipo satellitare, terrestre o via cavo ed apparecchiature similari, apparecchio TV
    • 6,44€ fino a 500GB
    • 9,66GB da 500 a 1,5TB
    • 12,88€ da 1,5TB a 3TB
    • 16,10€ oltre i 3TB
  • Smartphone
    • 2,90€ fino a 8GB
    • 3,90€ da 8 a 16GB
    • 4,80€ da 16 a 32GB
    • 5,2€ da 32 a 64GB
    • 6,3€ da 64 a 128GB
    • 6,9€ oltre i 128GB
  • Computer: quota fissa pari a 5,2€
  • Smartwatch, smartband, fitness tracker e analoghi
    • 2,2GB fino a 4GB
    • 3,2€ da 4 a 8GB
    • 4,1€ da 8 a 16GB
    • 4,9€ da 16 a 32GB
    • 5,6€ oltre i 32GB
  • Memorie o hard disk integrati non inclusi negli altri capitoli antecedenti
    • 0,64€ fino a 256MB
    • 0,97€ da 256MB a 384MB
    • 1,29€ da 384 a 512MB
    • 1,61€ da 512MB a 1GB
    • 1,93€ da 1GB a 5GB
    • 2,25€ da 5GB a 10GB
    • 2,58€ da 10GB a 20GB
    • 3,22€ da 20GB a 40GB
    • 4,83€ da 40GB a 80GB
    • 6,44€ da 80GB a 120GB
    • 8,05€ da 120GB a 160GB
    • 11,27€ da 160GB a 250GB
    • 14,49€ da 250GB a 400GB
    • 16,10€ oltre i 400GB

La lettura di questo documento probabilmente rivela qualcosa che non tutti gli utenti avevano ben chiaro: ogni qualvolta si acquista uno smartwatch, un decoder, un computer o una memoria per la propria fotocamera digitale si sta versando un obolo alla SIAE, la quale ne dichiara così l’uso successivo:

SIAE riscuote questo compenso e lo ripartisce ad autori, produttori e artisti interpreti.

Equo compenso, origini

Quando venne introdotto fu il risultato di un compromesso che nasceva nel bel mezzo di una battaglia contro la pirateria. Erano gli anni in cui la musica era scaricata da canali P2P di varia natura, depositati su memorie (PC, CD, DVD o USB) e fruite quindi senza il pagamento di alcunché all’industria creativa. Nell’impossibilità di intervenire in qualche modo per scardinare il meccanismo (ogni strumento di repressione si rivelò perlopiù sterile) si scelse la via della copia privata: in cambio del diritto a realizzare una copia privata dei contenuti lecitamente acquistati, si richiede il pagamento di un sovrapprezzo sull’acquisto dei supporti vergini. La verità è che questo sovrapprezzo era però esteso ad ogni supporto, qualsiasi fosse stato l’utilizzo che ne sarebbe stato fatto, e ciò in qualche modo copriva il danno subito dalla pirateria.

Il compenso per “copia privata” è dovuto da chi fabbrica o importa nel territorio dello Stato, allo scopo di trarne profitto, gli apparecchi di registrazione e i supporti vergini.

Una scelta tanto ingiusta quanto efficace, che aveva però almeno un sostrato logico evidente. Il contesto, nel frattempo è profondamente mutato. Quello che era un mercato improntato su vinili e musicassette oggi è per oltre il 60% occupato dalla musica in streaming, qualcosa che (a rigor di logica) dovrebbe portare ad un abbattimento dell’equo compenso (essendo fortemente ridotta la necessità di “copia privata”) e non certo ad una lievitazione del 20-30% come successo in queste ore.

Le contraddizioni

La verità è che l’equo compenso per copia privata è in realtà una grossa foglia di fico che tenta di coprire da una parte l’incapacità di colmare il “value gap” che da tempo si contesta a parte delle piattaforme, dalle quali l’industria del copyright vorrebbe emolumenti ben superiori, e dall’altra l’incapacità di drenare denaro dai big internazionali della tecnologia, dai quali si cerca così di prelevare attraverso un sovrapprezzo sulla vendita del prodotto. In fin dei conti, però, questa accoppiata di prelievi ricade sulla testa di aziende e consumatori, i quali si trovano a pagare un sovrapprezzo per smartphone, tablet, televisori, chiavette USB e quant’altro che sono acquistati con tutt’altra finalità che non quella della copia privata.

Duro il commento di Confindustria Digitale in proposito:

Alla fine il Ministro Franceschini, contraddicendo l’impegno da lui stesso assunto lo scorso 22 aprile in audizione alla Camera dei Deputati, ha firmato l’allegato tecnico con cui aumenta il prelievo sulle tecnologie digitali più utilizzate dalle persone, e che negli scorsi mesi di lock-down hanno consentito il lavoro a distanza, la prosecuzione delle attività didattiche e il mantenimento di relazioni sociali a milioni di cittadini. È questa una visione miope, in netto contrasto con le esigenze di trasformazione digitale, oggi al centro delle strategie di rilancio del Paese.

Risulta chiaro che la visione ministeriale che ha guidato in questi anni il compenso per copia privata è stata quella di considerare i prodotti dell’innovazione tecnologica come mucche da mungere con balzelli sempre più ingiustificabili, invece che come opportunità per sviluppare in maniera innovativa le potenzialità di allargamento del mercato dell’industria della cultura, costruire nuovi modelli di business e di remunerazione. E’ questa una logica estremamente miope e penalizzante che non solo non favorisce l’evoluzione del  settore, ma va in controtendenza con le esigenze generali di trasformazione digitale, chiaramente emerse durante l’emergenza sanitaria e oggi al primo posto nell’agenda per il rilancio del Paese

Cesare Avenia presidente di Confindustriale Digitale

Marco Gay, presidente Anitec-Assinform, aggiunge un accento polemico descrivendo l’innalzamento dell’equo compenso come una “accisa sui prodotti digitali in tempi in cui invece è vitale spingere sulla digitalizzazione del Paese, a partire dalle famiglie“. Il che appare difficilmente contestabile.

La logica che ha guidato Franceschini va probabilmente nella direzione di una salvaguardia di una industria del copyright che in questa fase di crisi rischia di pagare un prezzo estremamente alto rispetto ad altri comparti. L’equo compenso non può però essere la risposta giusta a questo problema, perché altrimenti sarebbe la terza incognita nascosta dietro la medesima foglia di fico. Il che diventa francamente troppo ingombrante.

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03 07 2020
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