Eric Schmidt sui social, amplificatori per idioti

L'ex CEO di Google non usa giri di parole per descrivere ciò che pensa delle piattaforme social: sono amplificatori per idioti e persone folli.
L'ex CEO di Google non usa giri di parole per descrivere ciò che pensa delle piattaforme social: sono amplificatori per idioti e persone folli.

Se c’è qualcuno che il mondo online lo conosce bene, quello è Eric Schmidt. Coinvolto nel progetto Google dai suoi inizi fino a diventarne CEO e più di recente al servizio del Pentagono, ha concesso un intervento alla redazione di Bloomberg in cui definisce i social network come “amplificatori per idioti e persone folli”.

Eric Schmidt, ex CEO Google, a gamba tesa sui social

È bene sottolineare che il riferimento, ancor prima che alle piattaforme, è al contesto in cui si trovano a operare. Riportiamo di seguito le sue parole in forma tradotta.

Il contesto dei social network che servono da amplificatori per idioti e persone folli non è quello che intendevamo.

Insomma, qualcosa è sfuggito di mano. Interessante notare come parli alla prima persona plurale, senza ad ogni modo specificare chi includa quel “noi”, forse l’intera industria Web, le realtà che hanno contribuito a crearle e plasmarla arrivando a ciò che è oggi.

In tal caso Schmidt non sarebbe esente da responsabilità. Era alla guida del gruppo di Mountain View quando nel 2006 fu portata a termine l’acquisizione di YouTube con un investimento quantificato in circa un miliardo di dollari. Sebbene il servizio non possa essere definito un social network in senso stretto, la sua influenza è innegabile: oggi raggiunge una base d’utenti pari a due miliardi di persone, oltre un quarto della popolazione mondiale.

Ce n’è anche per la questione antitrust che proprio nei giorni scorsi ha visto il Dipartimento di Giustizia statunitense formalizzare accuse nei confronti di bigG in merito ai business connessi al motore di ricerca e all’advertising.

Farei attenzione a parlare di dominanza. Semplicemente non sono d’accordo con loro. Il market share di Google non è al 100%.

Fonte: Bloomberg
Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti