EU, neutralità climatica: zero emissioni entro 2050

Fissato un nuovo, ambizioso obiettivo per il futuro del vecchio continente: zero emissioni entro il 2050, per la neutralità climatica.

L’ambizione del vecchio continente per quanto concerne la sostenibilità va ben oltre gli obiettivi già fissati per il 2030. In un documento pubblicato da Bruxelles si fa riferimento alla neutralità climatica che l’Europa intende raggiungere entro il 2050, ponendosi così alla guida di un processo che andrà inevitabilmente a innescarsi a livello globale. Tradotto, zero emissioni entro i prossimi tre decenni o poco più. Un traguardo raggiungibile o pura utopia?

Zero emissioni entro il 2050

Il documento, firmato da Maroš Šefčovič (vicepresidente della Commissione Europea e Commissario per l’unione energetica) e presentato da Miguel Arias Cañete (Commissario per l’azione per il clima e l’energia), fa riferimento all’esigenza di approcciare il problema del cambiamento climatico affrontandolo dal punto di vista economico ancor prima che ecologico o ideologico: i disastri riconducibili a condizioni meteorologiche anomale e avverse nell’ultimo quinquennio hanno provocato alle casse nostrane spese quantificate in 283 miliardi di euro. Inoltre, spingere la transizione già in atto verso un modello di approvvigionamento energetico basato sulle rinnovabili, tagliando dal 55% al 20% l’importazione di combustibili fossili, consentirà di risparmiare 2-3 trilioni di euro dopo il 2030.

Il risultato potrà essere raggunto solo attraverso l’attuazione di programmi e strategie a lungo termine e di ampio respiro che andranno a coinvolgere ogni settore, a ogni livello. Dalle infrastrutture per la produzione e la distribuzione dell’energia (80% rinnovabile entro il 2050) all’edilizia, dalla mobilità all’industria. Nessun ambito potrà essere lasciato indietro.

Sappiamo che l’industria è pronta per la decarbonizzazione. Saranno richiesti investimenti in elettrificazione, utilizzo di idrogeno, biomasse e carburanti sintetici rinnovabili.

Investimenti e risparmi

Non sarà però sufficiente la buona volontà: stando a quanto afferma Bruxelles, serviranno importanti investimenti extra oltre a quelli già preventivati: da 175 a 290 miliardi di euro ogni anno, che saranno in parte ripagati da una riduzione delle uscite legate all’importazione dei carburanti, all’ottimizzazione della rete energetica e all’abbattimento della spesa sanitaria destinata alla cura delle patologie connesse all’inquinamento.

La Commissione Europea guarda al passato per disegnare il proprio futuro: dal 1990 al 2017 l’ammontare complessivo dell’energia utilizzata nel vecchio continente è diminuito del 2% e le emissioni del 22%, mentre il prodotto interno lordo è salito del 58%. È dunque possibile abbattere l’inquinamento senza incidere negativamente sulla crescita. Lo si potrà fare però solo mediante l’incontro di capitali pubblici e privati, attraverso un sistema di incentivi che andrà per forza di cose ben calibrato al fine di innescare un processo virtuoso ed evitare abusi o inutili dispendi di risorse.

Il documento mostra la direzione, ma nessuna strategia può essere definita per un’area che racchiude oltre 500 milioni di persone se non attraverso un dibattito e una discussione che coinvolge tutti i soggetti in causa.

Stiamo fornendo un’indicazione chiara, ma al tempo stesso è un appello per intavolare un dibattito con tutte le nostre società, poiché necessitiamo di una pianificazione a lungo termine.

Rimangono ovviamente in essere gli impegni già presi con l’accordo di Parigi (COP21) che mira a mantenere l’incremento medio della temperatura al di sotto dei 2° C (rispetto ai livelli preindustriali), puntando a limitare l’aumento alla soglia di 1,5° C. A questi si aggiunge la nuova visione dell’Europa, che per tradursi in realtà dovrà obbligatoriamente essere condivisa dagli stati membri, ognuno con i propri interessi. Potrebbe essere questo uno dei principali ostacoli da superare.

L’obiettivo di questa strategia a lungo termine non è definire target, ma creare una visione e mostrare una direzione a cui puntare, ispirando le parti interessate, i ricercatori, gli imprenditori e i cittadini per lo sviluppo di industrie, professioni e business nuovi e innovativi.

La strategia

Individuate le sette macroaree sulle quali intervenire. Si fa riferimento non solo all’energia, ma anche alla mobilità e all’economia circolare.

  • Efficienza energetica;
  • sviluppo delle rinnovabili;
  • mobilità connessa, sicura e pulita;
  • competitività industriale ed economia circolare;
  • infrastrutture e interconnessioni;
  • bio-economia e carbone naturale;
  • storage e gestione delle emissioni rimanenti.

Si tornerà a parlare della proposta il prossimo 9 maggio, quando i leader del vecchio continente si riuniranno a Sibiu (Romania) per definire il futuro dell’Europa, a un paio di settimane dalle elezioni che ne rinnoveranno il Parlamento.

Fonte: Commissione Europea

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  • Fetente scrive:
    è tutto inutile, non esiste nessuna fonte di energia alternativa rinnovabile in grado di sostituire il petrolio; è un problema di scala prima ancora che di tecnologia, semplicemente la densità energetica e la facilità d'uso del petrolio non hanno simili, nemmeno lontanamente; senza l'enorme apporto di energia del petrolio non sarà possibile sostenere il sistema industriale che permette, oggi, di produrre pannelli solari, turbine eoliche, eccetera; nè sarà possibile mantenere il sistema industriale-economico-finanziario che bene o male sfama 7 miliardi e rotti di persone. In più, ogni risparmio o miglioramento dell'efficienza viene istantaneamente assorbito dall'aumento della popolazione mondiale (80 milioni di persone all'anno in più). Perciò tanto vale godersi la pacchia finchè dura. Alla fine resterà in piedi ben poco.
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