Europa e quantum computing: facciamo il punto

L'ambizione europea in relazione al quantum computing: una strategia per guadagnare e mantenere la leadership in un settore dalle enormi potenzialità.
L'ambizione europea in relazione al quantum computing: una strategia per guadagnare e mantenere la leadership in un settore dalle enormi potenzialità.

A fine settembre IBM ha annunciato un computer quantistico da 53 qubit. Un mese più tardi Google ha deciso di alzare l’asticella presentandone uno da 54 qubit. Basterebbe questo a spiegare come gli investimenti dei big tecnologici stiano spingendo sviluppi e aspettative in relazione all’ambito del quantum computing.

Quantum computing: l’Europa vuol essere leader

Interviene oggi anche la Commissione Europea attraverso Khalil Rouhana (Deputy Director-General for Communications Networks, Content and Technology), per tirare le somme di quanto emerso in occasione dell’evento Exploring and Making Quantum Technology andato in scena la scorsa settimana a Helsinki e organizzato dai membri della Quantum Flagship. In estrema sintesi, il vecchio continente ha bisogno di puntare su collaborazioni e skill al fine di garantirsi la leadership in un territorio dalle grandi potenzialità e che presenta enormi prospettive di crescita.

L’obiettivo è quello di mettere a punto nuove tecniche e perfezionare quelle esistenti per andare oltre le capacità del computing tradizionale basandosi sulle proprietà della meccanica quantistica, sfruttando le interazioni di “molecole, atomi e particelle ancora più piccole note come oggetti quantistici”. Sulla carta ci sono benefici per il settore industriale, per la scienza e più in generale per la società.

Una priorità per il vecchio continente

Ursula von der Leyen, da pochi mesi eletta Presidente della Commissione Europea, in settembre si è pronunciata sul tema affermando che il quantum computing rientra tra le priorità dell’istituzione, manifestando la volontà di sostenere le iniziative di sviluppo, anche rendendo disponibili attraverso il cloud le proprie risorse (come nel caso del computer quantistico ospitato dalla University of Innsbruck) al mondo accademico e della ricerca. Più in generale, l’Unione ha già messo sul piatto fondi per un totale pari a un miliardo di dollari da distribuire entro i prossimi dieci anni: già individuati i primi progetti che ne usufruiranno.

L’ambizione europea è però condivisa da altri con Stati Uniti, Cina e Giappone in prima linea, puntando nella stessa direzione, senza contare le realtà private citate in apertura. Ciò che il vecchio continente vuol fare è ottenere e mantenere la leadership attraverso una strategia strutturata in quattro punti: ricerca e sviluppo, realizzazione di infrastrutture su larga scala per la comunicazione e il computing quantistico, supporto all’industria e alla formazione di competenze, cooperazione internazionale.

Riportiamo in chiusura, in forma tradotta, un passaggio dall’intervento odierno firmato da Khalil Rouhana, utile per comprendere quali siano le ambizioni a tal proposito.

In generale, l’Europa è ben posizionata per guidare la seconda rivoluzione quantistica e per trarre profitto dalle opportunità che offrirà il mercato. I nostri punti di forza sono molteplici: abbiamo scienziati eccellenti, l’impegno degli stati membri e un’agenda con una strategia coerente in termini di ricerca, mentre le realtà accademiche e l’industria stanno lavorando a stretto contatto per raggiungere le grandi ambizioni condivise. Il tempo per realizzare tutto questo è giunto!

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