Facebook e l'illusione della libertà

di G. Scorza - Una piazza dalla quale far sentire la propria voce. Una piazza presentata come uno spazio libero da partecipare. Che però è governato da regole insondabili, che possono mettere a tacere

Roma – “È gratis e lo sarà per sempre!”. È il messaggio di benvenuto con il quale Facebook, il gigante del social network, accoglie, ogni giorno, centinaia di migliaia di utenti in tutto il mondo, promettendo loro l’accesso alla più grande piazza virtuale della storia dell’uomo per condividervi idee ed opinioni, per intrecciare relazioni personali e professionali o, piuttosto per combattere campagne e battaglie anche politiche.
Liberi di esprimersi e gratuitamente: è il sogno che il colosso che sta riscrivendo le regole della comunicazione e della politica ma, forse, più in generale, quelle della convivenza tra gli uomini, promette di trasformare in realtà.
Ma è un sogno che diviene realtà o, piuttosto, solo una straordinaria illusione?

Negli ultimi mesi si sono già spesi fiumi di bit per raccontare il lato oscuro del social network firmato Mark Zuckerberg.
Si è parlato di Facebook come dell’antiprivacy e si è contestato – ed a ragione – che possa definirsi gratuita l’erogazione di un servizio, quando pur non chiedendo agli utenti di pagare alcunché, si chiede loro qualcosa di molto più prezioso, ovvero il consenso all’utilizzo di una quantità importante di dati personali e la cessione di diritti di proprietà intellettuale sulle loro idee e sulla loro creatività, che la piattaforma bianca e blu fagocita, fa propri, riutilizza e trasforma – in modo assolutamente legittimo – in moneta sonante per milioni e milioni di dollari ogni mese.
Tutto vero, incontestabile, ma la rinuncia a frammenti più o meno importanti della nostra privacy e qualche bit di proprietà intellettuale – talvolta, in effetti, milioni di milioni – è un prezzo che milioni di persone, forse, sono disponibili a pagare per sentirsi per la prima volta davvero liberi di comunicare, condividere idee ed opinioni e, in un’accezione moderna e semplicistica, potremmo persino dire vivere.

Mark Zuckerberg, d’altra parte, non ha mai raccontato al mondo di essere un benefattore, né un messia sceso in Rete per guidare la comunità globale verso la terra promessa. Zuckerberg è il rampante manager ragazzino – e così si presenta – di una delle più grandi e profittevoli realtà imprenditoriali della Silicon Valley a stelle e strisce.
È naturale, quindi, che il suo obiettivo sia quello di macinare quanti più dollari possibile ed è perfettamente legittimo che lo faccia all’unica condizione di garantire trasparenza e consapevolezza ai suoi clienti circa il prezzo da pagare per entrare e vivere nella sua enorme e rivoluzionaria piazza virtuale.
Quella dell’accesso gratuito alla piazza virtuale è quindi solo un’illusione o, meglio, un espediente di marketing di straordinaria efficacia, forse commercialmente poco corretto, ma certamente non basta a fare di Zuckerberg il diavolo, né di Facebook uno strumento del male.

C’è, invece, un’altra illusione che si nasconde dietro allo scintillio bianco e blu del gigante del social network e, questa volta, è un’illusione che il mondo non credo possa permettersi il lusso di vivere: si tratta dell’illusione di essere liberi di comunicare, condividere idee ed opinioni e, persino di utilizzare Facebook come strumento di democrazia elettronica.

Il gigante di Zuckerberg nelle condizioni generali relative all’utilizzo delle sue pagine , al punto 1, racconta che le pagine sono uno strumento per promuovere organizzazioni e campagne anche politiche ma, poi, al punto 4, aggiunge “Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni su una Pagina, noi non siamo obbligati a distribuire tali contenuti o informazioni agli altri utenti”.
“Noi non siamo obbligati”. Non c’è criterio, non c’è regola, non c’è un elenco di divieti, non c’è nulla di nulla che limiti la discrezionalità del “padrone di casa” – e non già, semplicemente, del portiere della piazza virtuale – di decidere quali organizzazioni – anche politiche – hanno diritto di cittadinanza e parola nella comunità globale che amministra e quali campagne, poco importa se ideologiche, sociali o politiche, possano esservi combattute e quali no, né sino a quando ciò sia possibile.

È accaduto così, in modo apparentemente, normale, naturale e silenzioso che nei giorni scorsi gli amministratori di alcune pagine “su” Facebook – ma, mi piacerebbe poter dire non “di” Facebook – sono stati privati del diritto di pubblicare sulle loro pagine qualsivoglia genere di contenuto.
“La tua pubblicazione è stata bloccata a causa di una violazione delle Condizioni d’uso delle pagine”. È questo il lapidario annuncio con il quale mi è stato comunicato ed è stato comunicato agli altri amministratori della pagina “Libertà è partecipazione” – una pagina da quasi 90 mila iscritti creata per dire di no al DDL intercettazioni – che avevo perso la cittadinanza almeno in quell’angolo della piazza, che non potevo più parlare, che dovevo tacere e rinunciare ad una campagna – credo non conti se giusta o sbagliata, condivisibile o non condivisibile – che avevo scelto di combattere per esprimere una parte importante della mia personalità e per dar corpo ad un frammento della mia identità di uomo e di cittadino.

La stessa cosa, nelle stesse ore, è accaduta ad Arianna Ciccone, amministratrice ed animatrice della pagina “Ridateci la democrazia” (oltre 200mila iscritti) e del movimento “la valigia blu” che, negli ultimi mesi, ha lanciato e gestito decine di campagne – anche in questo caso non credo conti se giuste o sbagliate – per la libertà di informazione.
Anche lei – e chissà quanti altri – privati dei loro diritti di cittadinanza nella comunità virtuale. Anche a lei il passaporto è stato ritirato, senza una riga di spiegazione come avviene nei regimi dittatoriali, senza un perché ma, soprattutto, senza un processo, un contraddittorio, un giudizio, fosse anche emesso da un giudice di parte.

A scorrere i laconici ed ermetici 1816 caratteri, spazi inclusi, attraverso i quali si snodano i 10 punti delle condizioni generali di utilizzo delle pagine di Facebook è pressoché impossibile comprendere in cosa si sia peccato, come si siano violate le regole imposte dal padrone di casa, perché si sia risultati maleducati, offensivi e, quindi, sgraditi.
Come sia potuto accadere che da cittadini esemplari cui donare le chiavi della città perché, tra l’altro, animatori di comunità da centinaia di migliaia di utenti, tutti clienti paganti – nel senso di cui sopra – sulle pagine del social network, ci si sia potuti trasformare in apolidi al confino ed in pericolosi rivoluzionari cui togliere la parola, nello spazio di pochi bit, quanti ne occorrono per mettere un flag, su un server attraverso il quale si governa, in silenzio, la più grande comunità globale, attraverso regole occulte e processi nei quali la Sentenza vien scritta senza neppure contestare all’imputato il suo crimine.
E pensare che il padrone di casa mostra di avere tanto a cuore la libertà, per tutti, di poter manifestare il proprio pensiero da vietare severamente agli amministratori di una pagina di limitare, in qualsivoglia modo o maniera, il diritto degli utenti di pubblicare contenuti nel proprio angolo di piazza.

Il punto 9 delle condizioni di uso delle pagine, infatti, recita così “Non è consentito stabilire delle condizioni aggiuntive a quelle indicate nella presente Dichiarazione per gestire la pubblicazione di contenuti da parte degli utenti su una Pagina di cui si è amministratori. L’unica eccezione è che è consentito indicare i tipi di contenuti che verranno rimossi da una Pagina e i motivi per cui potrebbe venire impedito agli utenti di accedere alla Pagina”.
Non è consentito a nessuno salvo che, appunto, al Monarca bianco e blu, il quale ha diritto di vita e di morte sulle mie parole, i miei pensieri e le mie battaglie.
È questa l’illusione di Facebook che fa più paura. Il suo presentarsi come uno spazio libero, dissimulando una realtà completamente diversa.

Una realtà che racconta di una comunità organizzata a scopo di profitto e governata attraverso regole non scritte applicate da giudici che rispondono direttamente al potere del marketing e pronunciano sentenze di condanna al di fuori di ogni processo e senza alcun contraddittorio.
Occorre, però, riconoscere che non è colpa di Facebook o, almeno, non è colpa solo di Facebook.
Come sempre le regole e la politica dell’innovazione, contano ed orientano le scelte degli imprenditori.

Certamente, la questione irrisolta della responsabilità degli intermediari della comunicazione e il processo di criminalizzazione di questi ultimi, specie se ricchi ed americani, che si sta celebrando nel vecchio continente ha inciso ed incide sulle policy attraverso le quali Mr. Facebook ha deciso di governare il suo regno.
Basta una segnalazione – non importa se e quanto fondata – una richiesta di rimozione, di adozione di provvedimenti che – specie se il contenuto del quale “si chiede la testa” è suscettibile di urtare la sensibilità di un potente – il gigante decide di immolare la libertà di parola del singolo o di centinaia di migliaia di singoli sull’altare del suo profitto e della serena prosecuzione della propria attività commerciale.

In un certo senso, questo Facebook – e non solo Facebook – l’abbiamo voluto noi, con le nostre leggi, le nostre Sentenze, le nostre regole e le nostre paure e, soprattutto, con l’incapacità di lasciare affidata la libertà di parola, nella più grande comunità globale della storia dell’uomo, ad un principio antico ma insuperato ed insuperabile: quello sancito all’art. 11 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino secondo il quale “La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge”.

Se non avremo il coraggio di cambiare direzione, dovremo accettare l’idea che Facebook e quella enorme parte della Rete in mano ai Giganti di argilla concorrenti di Zuckerberg, possono solo regalarci l’illusione di quella libertà che, in molti, desidereremmo fosse reale e dovremmo prepararci a raccontare ai nostri figli che la Rete – o almeno una parte quantitativamente importante di essa – si è trasformata, negli anni, in un enorme parco giochi.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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  • Anne Sophie Mutter scrive:
    Molto semplice
    Visto che gli operatori alternativi a Telecom non sono mai contenti, ovvero vorrebbero usare i cavi a sbafo anche stavolta, propongo una soluzione molto semplice.Questi operatori mettono giù la fibra in tutta italia a loro spese, magari unsando le cenalette esistenti di Telecom, e poi a Telecom ne concedono l'uso a tariffe ministeriali.
    • fiertel91 scrive:
      Re: Molto semplice
      - Scritto da: Anne Sophie Mutter
      Visto che gli operatori alternativi a Telecom non
      sono mai contenti, ovvero vorrebbero usare i cavi
      a sbafo anche stavolta, propongo una soluzione
      molto
      semplice.Come se l'attuale infrastruttura l'avesse pagata Telecom. Lunga vita all'ignoranza.
  • Francesco scrive:
    Nazionalizzare le reti informatiche
    Sono un liberista, ma nel caso delle reti telematiche invocherei la nazionalizzazione delle dorsali e delle reti fino all'ultimo miglio escluso.C'eravate nei primissimi anni '80 quando non era più possibile telefonare perché le obsolete centrali meccaniche della SIP non reggevano la crescita del traffico e quando si alzava la cornetta si aveva sempre il segnale di occupato? Fu inventata la TUT, la tariffa urbana a tempo, soluzione veterocomunista per ridurre il traffico vista l'incapacità del monopolista di asseverare il mercato.Oggi siamo alle solite, tranne che non c'è più un monopolista. E le varie telco del piffero preferiscono spendere miliardi di euro in marketing piuttosto che investire in infrastrutture.E del resto cosa dovrebbero fare? Mettersi a scavare facendo le gare a chi arriva primo? Quanti miliardi di chilometri di cavi servono per cablare tutte le case italiane?No, non si può scherzare con il futuro del paese, Enel docet: la rete telematica deve tornare in mano ad un unico gestore, non necessariamente pubblico ma che abbia come unica mission lo svilutto della rete e la vendita all'ingrosso del traffico.I segni del sovraccarico sono ben visibili a chiunque usi telefeno e rete in maniera massiva.bye
    • nome e cognome 2.0 scrive:
      Re: Nazionalizzare le reti informatiche
      quoto tutto .....ma come al solito di buono non succederà nullahttp://www.dalboscomichele.com/
    • Zorro scrive:
      Re: Nazionalizzare le reti informatiche
      - Scritto da: Francesco
      Sono un liberista, ma nel caso delle reti
      telematiche invocherei la nazionalizzazione delle
      dorsali e delle reti fino all'ultimo miglio
      escluso.non hai capito una beata fava: duplicare le dorsai si fa a costi esigui, e l'ultimo milgio che costa
      • Francesco scrive:
        Re: Nazionalizzare le reti informatiche
        Scusa ma forse te non hai ben chiaro come fare un business plan.E' chiaro che il costo assoluto di un backbone è inferiore a quello di cablare centinaia di migliaia di case.Ma il backbone di per se stesso non serve a nulla, devi realizzare la distribuzione intermedia, ovvero cablare tutte le centrali dove mettere gli apparati di connessione.E devi garantire l'interconnessione tra le varie dorsali, devi far crescere l'infrastruttura quando aumenta il traffico, garantire una qualità di servizio e quindi una manutenzione puntuale.Il costo della ruspa e di una fibra tra Milano e Reggio Calabria è minimo rispetto a coprire tutte le diramazioni ai mille comuni periferici e poi garantire la continuità del servizio.Mentre curare la distribuzione dell'ultimo miglio è un costo minimo (anche se da moltiplicare per 20 milioni). Io potrei ipotecare casa mia e decidere di comprare un po di connettività e vendere connessioni, pago un chilometro di ruspa e porto la fibra a casa tua e poi vendo voip, cetrioli e cosa altro mi viene in mente. Ma non potrei mai decidere di fare concorrenza a Fastweb o Telecom o chi altro.Si avrebbe quindi un mercato virtuoso dove c'è una reale concorrenza mentre i costi per portare la fibra in piazza Duomo a Milano oppure in un paesino dell'Aspromonte sarebbero alla fine mediati nel costo all'ingrosso della connessione.bye
  • nome cognome scrive:
    televisione vs. internet
    La realtà è molto semplice: se sono su internet non sono sul divano a guardare la televisione... e questo non va bene al Sig. Berlusconi (e amichetti) per un paio si motivi. A parte quello economico (meno televisione = meno pubblicità = meno guadagni) notoriamente chi si informa sulla rete è meno malleabile di chi si informa (informa?) guradando tg4/tg1/tg3. O sbaglio?
    • upr scrive:
      Re: televisione vs. internet
      La mia domanda era identica alla tua affermazione ma è stata rimossa..mi chiedo il perchè?mi sono assicurato che:prima di pubblicare un tuo commento assicurati che: * sia in tema e contribuisca alla discussione in corso * non abbia contenuto razzista o sessista * non sia offensivo, calunnioso o diffamanteper caso cominciate a temere la censura fascita??
    • deathspell scrive:
      Re: televisione vs. internet
      Personalmente vedo le cose in modo molto più banale e senza complottismi.Chi ci governa ha 74 anni, per lui la vera rivoluzione epocale del XX secolo è stata 'Lascia o raddoppia' e, temo, ben difficilmente possa essere in qualche modo interessato alla rete.Il Presidente della Repubblica di anni ne ha 85 e le nostre istituzioni sono per lo più governate da un gerontocrazia di alti burocrati assunti negli anni 70 (grazie ad ogni blocco del turn over che tutti i trentenni conoscono fin troppo bene).Che poi il disinteresse verso la rete nasca anche naturalmente dalla paura (ce lo ricordiamo il decreto Pisanu?) e che su questo disinteresse prosperino operatori che non hanno alcun incentivo (non economico, per quelli Pantalone è sempre disponibile) a migliorare non ci piove, ma non vedo un disegno teso ad affossare la rete.E ciò perchè se B. avesse veramente compreso le potenzialità del mezzo avrebbe tentato di sfruttarle (e gli spazi per chi è dotato di notevole potenza economica per ritagliarsi una bella fetta di business di certo non mancano), mentre, per ora, si è solo limitato ad ignorarle.D'altronde non è che come popolo l'itaGliano sia proprio annoverabile tra i modelli di progresso. Da noi le "battaglie" si fanno per poter continuare a scaricare qualsiasi puttan.ata dalla rete. Molti prendono l'adsl solo perchè così 'm.inchiapoccodao ora mi vedo il GF gratis'. I più 'evoluti' passano le giornate a scrivere sciocchezze sul loro profilo facebook o magari a litigare tra i commentatori su youtube se sono più fighi i Tokio Hotel o qualche altro cantante.Certo esiste una cerchia di soggetti che tentano di utilizzare le potenzialità della rete per lavorare, ma a causa della loro scarsissima rilevanza numerica, di norma sono bellamente ignorati ed anzi magari pure ingiustamente pregiudicati per colpa dei primi (vedi le limitazioni di velocità imposte dagli operatori tlc che forniscono servizi hdspa quando si supera un certo volume di traffico).E a fronte di tutto ciò vorremmo pure che l'Agcom si facesse interprete delle esigenze di questa riserva indiana? Magari troviamo anche le marmotte che incartano la cioccolata
      • Sgabbio scrive:
        Re: televisione vs. internet
        - Scritto da: deathspellDa noi le "battaglie" si fanno per poter
        continuare a scaricare qualsiasi puttan.ata dalla
        rete.No, falso. Molti prendono l'adsl solo perchè così
        'm.inchiapoccodao ora mi vedo il GF gratis'.Ma anche no. I
        più 'evoluti' passano le giornate a scrivere
        sciocchezze sul loro profilo facebook o magari a
        litigare tra i commentatori su youtube se sono
        più fighi i Tokio Hotel o qualche altro
        cantante.Luogo comune. Se vedi solo bimbominkiate, non è colpa degli italiani.
        Certo esiste una cerchia di soggetti che tentano
        di utilizzare le potenzialità della rete per
        lavorare, ma a causa della loro scarsissima
        rilevanza numerica, di norma sono bellamente
        ignorati ed anzi magari pure ingiustamente
        pregiudicati per colpa dei primi (vedi le
        limitazioni di velocità imposte dagli operatori
        tlc che forniscono servizi hdspa quando si supera
        un certo volume di
        traffico).Li perchè gli operatori mobili vogliono massima resa con poca spesa, loro si lamentano se guardi 4 video in fila su youtube...
        E a fronte di tutto ciò vorremmo pure che l'Agcom
        si facesse interprete delle esigenze di questa
        riserva indiana? Magari troviamo anche le
        marmotte che incartano la
        cioccolataTroppi luoghi comuni.
        • deathspell scrive:
          Re: televisione vs. internet
          Forse sarò andato per luoghi comuni, ma non mi sembra che la tua risposta contenga argomentazioni in grado di demolirli, quindi per cortesia esponi più compiutamente in cosa questi luoghi comuni sarebbero distanti dalla realtà.Grazie
          • ... scrive:
            Re: televisione vs. internet
            Luoghi comuni o non luoghi comuni.Che uno stato e le società pubbliche o private che mandano avanti la nazione debbano fornire i servizi per cui lavorano in modo ottimale è un dovere. Se telecom e compagnia bella non sono in grado di fornire una rete come si deve che se ne vadano al diavolo.Pensando solo al profitto si andrà avanti al massimo altri 10 anni. Poi verrà il collasso di tutte le telecomunicazioni.In Italia non c'è una cosa che funzioni beneLa tv digitale fa XXXXXX, i conduttori del tg1 si bloccano e vengono storpiati in continuazione a causa dei segnali ridicoli.L'adsl ancora manca in gran parte del paeseLe connessioni mobili sono una presa per i fondelli. Io ad agosto navigavo a 400KB al secondo, una cosa mai vista... ma da una settimana (finite le ferie per gran parte degli italiani) ho nuovamente problemi di connessione. L'altra sera ho dovuto rinunciare dopo mezz'ora di tentativi.wifi, inesistenteWiMax, cos'è? dove sta?
          • deathspell scrive:
            Re: televisione vs. internet
            perfettamente d'accordo ... ma come li costringiamo a fare il loro 'dovere'?quali strumenti abbiamo a disposizione per ottenere infrastrutture e servizi, non dico ottimi, ma almeno decenti?e soprattutto in quanti in Italia riusciamo ad accorgerci che può (e dovrebbe) essere fatto di più?sgabbio sicuramente dirà che sono concetti qualunquistici, ma io non ho mai visto serie iniziative a difesa della rete partecipate da più del solito 0,1% della popolazione italiana. e ciò mi porta ad essere fortemente scettico sia delle possibilità di ottenere qualcosa di meglio, sia delle capacità della stragrande maggioranza dei miei concittadini.
      • Ottuso scrive:
        Re: televisione vs. internet
        tismi.
        Chi ci governa ha 74 anni, per lui la vera
        rivoluzione epocale del XX secolo è stata 'Lascia
        o raddoppia' esatto: e lui ha raddoppiato, triplicato e oltre, ma le due cose non sono distinte ovvero non vede l'utilità della rete e vede benissimo l'utlita delle sue di reti
  • upr scrive:
    la tv c'entra qualcosa?
    tutt
    • upr scrive:
      Re: la tv c'entra qualcosa?
      chiedo se per caso il fatto che le tv siano un po indietro al livello di trasmissione/servizi di dati sulla rete c'entri qualcosa!!
  • aid85 scrive:
    tristezza infinita...
    fuga!
  • Hiperlon scrive:
    Chattanooga Tennessee
    http://www.prnewswire.com/news-releases/chattanooga-tenn-announces-only-1-gigabit-broadband-service-in-us-for-both-residential-and-business-customers-102768309.htmlNon riesco ad immaginare cosa ci farebbero gli italiani contale disponibilità di banda!!!!!! :)
  • giancarlo piccinini scrive:
    che non ci accordo è scandaloso
    che non ci accordo è scandaloso
  • SCF IS EVIL scrive:
    OMG
    In altre parole le speranze di una NGN restano in mano all' "ex" monopolista che a causa dei debiti accumulati negli ultimi anni non provvederà a portare la fibra fino a quando non avrà ammortizzato fino in fondo tutto quello che fa parte dell'attuale Rete (ad es. i "costosissimi" Dslam, portati solo dove conviene) a meno che lo Stato provveda a sborsare sostanziosi incentivi (cosa molto impobabile causa debito pubblico e attenzione dedicata digitale terrestre) o che si presenti sul mercato qualche altro operatore molto più potente di Telecom Italia. Forse è meglio dedicarsi ad altro in questa Italietta.
    • Zotico scrive:
      Re: OMG

      In altre parole le speranze di una NGN restano in
      mano all' "ex" monopolista che a causa dei debiti
      accumulati negli ultimi anni non provvederà a
      portare la fibra fino a quando non avrà
      ammortizzato fino in fondo tutto quello che fa
      parte dell'attuale Retela rete attuale non ha molto da ammortizzare, i debiti hanno altranatura, comunque è curioso che la conseguenza sia che se telecom non investe nessuno lo fa.Ragazzi qui parlaimo di un rete tutta nuova: tutti sono liberi di investire e creare la nuova rete e poi noleggiare agli altri.Al solito paese dei capitalisti con le pezze al XXXX.
  • Sgabbio scrive:
    Che tristezza...
    Questa notizia è messa in bella vista, ma nonostante ciò ha avuto solo 4 commenti...
    • rover scrive:
      Re: Che tristezza...
      Concordo tristemente, sia con l'articolo sia con la tua considerazione.In realtà i politici più in là del fatto che ci saranno tanti cantieri e soldi da spartire non riescono a vedere. In realtà qui non ci sarà probabilmente nulla.Visto che ora stiamo oltre il 50° posto nella classifica delle prestazioni della rete, scommetto che tra due anni di questi tempi saremo attorno all'80°.Per avere più post occorre inserire almeno 1 di questi termini, in ordine di efficacia:applemicrosoftsmartphonevirus
      • Joshthemajor scrive:
        Re: Che tristezza...
        Il problema è che oramai, vista la situazione, sono più le persone arrese di quelle che ci credono, in ogni campo, in italia.Ci si "lamenta" di tutto e nessuno fa nulla!Parole ovvie, lo so.
        • logicaMente scrive:
          Re: Che tristezza...
          - Scritto da: Joshthemajor
          Il problema è che oramai, vista la situazione,
          sono più le persone arrese di quelle che ci
          credono, in ogni campo, in
          italia.

          Ci si "lamenta" di tutto e nessuno fa nulla!

          Parole ovvie, lo so.Concordo.
        • Sgabbio scrive:
          Re: Che tristezza...
          Il problema è che la gente non è in grado di fare nulla con il grande muro burocratico che c'è in italia.
      • Sgabbio scrive:
        Re: Che tristezza...
        Ti sei dimenticato Facebook. Praticamente l'articolo di Scorza ha monopolizzato l'attenzione.
    • bubba scrive:
      Re: Che tristezza...
      - Scritto da: Sgabbio
      Questa notizia è messa in bella vista, ma
      nonostante ciò ha avuto solo 4
      commenti...x la verita' io avevo commentato subito. Ma aveva contenuto troppo politico(?? riassumeva la nota verita' sullo scandalo politicofinanziario che ha prodotto il megadebito telecom) e l'hanno bellamente XXXXto (alias censurato). Pazienza.
    • ruppolo scrive:
      Re: Che tristezza...
      - Scritto da: Sgabbio
      Questa notizia è messa in bella vista, ma
      nonostante ciò ha avuto solo 4
      commenti...Questo perché ci rendiamo conto tutti di essere sudditi e impotenti.Per uscire da questa situazione bisognerebbe tagliare i viveri ai governanti e politici. Senza soldi perderebbero di colpo il loro potere. Ma questa azione richiede del coraggio, che in Italia non esiste più.Amen.
      • Valeren scrive:
        Re: Che tristezza...
        Ehm... Coraggio di chi? Dei politicanti? Irreale.Della piazza? Troppo pigra ed appagata.Spero negli alieni.
      • Drummer scrive:
        Re: Che tristezza...
        Ed invece la gente è ancora capace di ribellarsi, quando viene toccata in ciò che più le interessa! Avete visto la rivolta a Bergamo contro l'introduzione della tessera del tifoso, no?Ecco dove sta il problema: siamo capaci di infuriarci solo a parole, per le cose serie, e passiamo invece ai fatti per le cose futili.
  • MarcelloRomani scrive:
    Desolazione Italia
    Mentre da altre parti la banda larga diventa un diritto costituzionale...http://punto-informatico.it/2931274/PI/News/finlandia-rete-diritto-fondamentale.aspx
  • boxgabry scrive:
    Banda Larga
    Forza andiamo avanti con questa ottica cosi' in poco tempo nelle classifiche arriveremo tra gli ultimi anche nelle telecomunicazioni.D'altra parte non poteva essere diverso.Siamo ultimi ovunque ( tranneche nella pizza, nei telefonini) e quindi ovviamente anche in questo settore. Quanto siamo furbi e lungimiranti.....
  • bubba scrive:
    a questo va aggiunto
    il ben noto imbroglio politico-finanziario ai danni di telecom (e quindi dei suoi lavoratori e italiani tutti), perpetrato tra il 1997 e il 2001.In primis chiamando "liberalizzazione" cio' che era una cruda privatizzazione (governo prodi I)... anche se la cosa grave e' stata la gestione in se. Nessuno aveva intenzione e/o il potere di prendere a gestire una bestia cosi grossa (ed era prevedibile), e rimase quindi il controllo in balia di quel 6% degli agnelli. Presto preda di scalatori + o - scaltri e/o ladri. Colaninno/tecnost , poi Hopa di quel santo di Gnutti (e geronzi?) e la mitica finanziaria lussemburghese Bell. Risultato :kg di plusvalenze per lorsignori e societa' comprata a caro debito dalle banche, che lasciano sul groppone a telecom un debito spaventoso.Lorsignori poi sono sempre quelli (-+) i famosi furbetti della scalata ad antonveneta.
  • Francesco Marafini scrive:
    Banana Republic
    L'unico commento che, con disillusione e sconforto, posso fare è:EPIC QUOTE
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