Facebook, il volto macabro della pubblicità social

Un'inserzione sul social network californiano mostra il viso di una ragazza suicidatasi in Canada per molestie fisiche e cibernetiche. La famiglia esplode e il sito in blu si scusa per l'incidente
Un'inserzione sul social network californiano mostra il viso di una ragazza suicidatasi in Canada per molestie fisiche e cibernetiche. La famiglia esplode e il sito in blu si scusa per l'incidente

Un incidente terribile tra le campagne pubblicitarie che sfruttano i volti degli utenti su Facebook per la promozione di siti dedicati agli appuntamenti online. In una delle tante inserzioni per trovare l’amore sulle piattaforme di dating, l’inserimento di alcune fotografie della giovane canadese Rehtaeh Parsons, suicidatasi nello scorso aprile perché vittima di bullismo cibernetico dopo la pubblicazione su Internet di alcune immagini relative ad un episodio di violenza sessuale.



Sconvolta dalle inserzioni sul social network californiano, la famiglia Parsons non ha esitato a denunciare quello che risulterebbe come il “peggior messaggio pubblicitario mai comparso su Facebook”. I responsabili del sito in blu hanno provveduto immediatamente a rimuovere il contenuto con il viso della ragazza, annunciando l’interruzione di qualsiasi rapporto commerciale con l’azienda responsabile .

Nel vortice delle polemiche sulla nuova funzione di riconoscimento automatico dei volti, l’azienda di Menlo Park aveva già affrontato la questione relativa all’inserimento dei suoi utenti nelle inserzioni pubblicitarie di terze parti. Un portavoce di Facebook ha presentato le scuse di tutta l’azienda alla famiglia Parsons, sottolineando come la responsabilità dell’accaduto sia tutta a carico dei pubblicitari che sfruttano le foto su Internet per promuovere i propri servizi . ( M.V. )

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19 09 2013
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