Facebook Marketplace: abuso di posizione dominante

Facebook Marketplace: abuso di posizione dominante

Secondo la Commissione europea, Meta ha abusato della sua posizione dominante per ottenere vantaggi sleali da Facebook Marketplace.
Secondo la Commissione europea, Meta ha abusato della sua posizione dominante per ottenere vantaggi sleali da Facebook Marketplace.

A distanza di oltre 18 mesi dall’avvio dell’indagine, la Commissione europea ha inviato a Meta la cosiddetta “comunicazione degli addebiti” per comunicare la violazione dell’art. 102 del TFEU. L’azienda di Menlo Park ha abusato della sua posizione dominante nel mercato dei social network per danneggiare i concorrenti attraverso il servizio Facebook Marketplace.

Pratiche anticoncorrenziali con Marketplace

Facebook Marketplace, lanciato nel 2016, permette agli utenti di acquistare e vendere prodotti di ogni tipo. Il servizio di annunci classificati è strettamente collegato a Facebook, quindi Meta ottiene un vantaggio sleale sui concorrenti. In seguito all’indagine avviata a giugno 2021, la Commissione europea ha rilevato che l’azienda ha abusato della sua posizione dominante nel mercato dei social network e del display advertising online.

Gli utenti Facebook hanno automaticamente accesso a Facebook Marketplace, pertanto i concorrenti non possono competere in termini di pubblico raggiungibile (il social network ha quasi tre miliardi di iscritti). Inoltre, l’azienda di Menlo Park impone condizioni sleali ai servizi concorrenti che fanno pubblicità su Facebook o Instagram. La Commissione ritiene che tali condizioni siano ingiustificate, sproporzionate e non necessarie per la fornitura di servizi di display advertising online.

Meta potrà ora esercitare il diritto alla difesa, inviando una risposta scritta o chiedendo di essere ascoltata durante un incontro con i rappresentanti della Commissione e delle autorità antitrust nazionali. Se le prove dell’infrazione saranno sufficienti, l’azienda dovrà interrompere le pratiche anticoncorrenziali. La Commissione può eventualmente imporre sanzioni fino al 10% delle entrate mondiali annuali.

Simili indagini sono state avviate in Germania e Regno Unito. Un portavoce ha dichiarato che le “affermazioni fatte dalla Commissione europea sono prive di fondamento“.

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Pubblicato il 19 dic 2022
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