Quando Facebook tentò lo sgambetto al GDPR

Documenti svelano le pressioni esercitate da Facebook sugli esponenti della politica europea durante la fase di discussione e approvazione del GDPR.

Il GDPR è oggi una realtà, ma prima della sua approvazione ed entrata in vigore si è discusso a lungo in merito a come strutturare un regolamento europeo in grado di assicurare un’adeguata protezione dei dati nell’era di Internet e delle piattaforme social. Una serie di documenti consultati e resi noti dalle testate Observer e Computer Weekly svela oggi come Facebook, prima della definizione del testo, abbia cercato di fare pressioni in modo da rendere la normativa meno severa e stringente per quanto concerne la privacy.

Facebook e la prospettiva GDPR

Il riferimento è a documenti, annotazioni e memo risalenti al periodo 2012-2013. Il social network avrebbe cercato di influenzare politici e legislatori in tutti i 28 stati membri dell’Unione Europea, dunque Italia compresa, anche presenziando con alcuni suoi rappresentanti al World Economic Forum di Davos nel 2013. Si citano attività di questo tipo anche indirizzate a rappresentanti ed esponenti di Regno Unito, Stati Uniti, Canada, India, Vietnam, Argentina, Brasile e Malesia.

La fonte riferisce inoltre di un accordo non ufficiale stretto con il primo ministro irlandese Enda Kenny che avrebbe promesso a Facebook la volontà di agire in suo favore a livello continentale. Kenny è ritenuto da più parti vicino alla società di Menlo Park, anche per la decisione di quest’ultima di collocare il quartier generale europeo a Dublino. Il social network, inoltre, avrebbe esercitato pressioni minacciando di tagliare gli investimenti nei singoli paesi.

I documenti del caso Six4Three

Le informazioni emergono dalle carte di una causa legale attualmente dibattuta nelle aule della California che vede coinvolto il gruppo di Mark Zuckerberg e lo sviluppatore Six4Three, anche in questo caso relativa alle modalità di trattamento dei dati personali. Questa la replica fornita in via ufficiale da un portavoce di Facebook.

Così come altri documenti pubblicati lo scorso anno in violazione di un ordine del tribunale, anche questi raccontano una parte della storia, omettendo informazioni importanti sul contesto.

Altri incartamenti emersi nel corso del dibattimento recano la firma di Marne Levine, oggi nel quadro dirigenziale del social network. Vengono citate le discussioni con membri della Commissione Europea, con Pranab Mukherjee (fino al 2017 presidente indiano) e con l’attuale cancelliere britannico George Osborne. Quest’ultimo avrebbe incontrato la COO Sheryl Sandber, chiedendo investimenti nel progetto Tech City, promettendo in cambio di sostenere la causa del gruppo nelle aule della politica continentale.

Fonte: Computer Weekly

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  • ComputArte scrive:
    ...interessante, ed aconra di più lo sarebbe se fossero in chiaro i nomi e le cariche ITALIANE che hanno avallato lo scempio di privacy ed economia nel nostro paese...ah già...basterebbe incrociare il periodo temporale...
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