Fisco e Web, o in Italia o per l'Italia

Scelta Civica, con il deputato Stefano Quintarelli, presenta alla Camera una proposta di legge che permetterà di prelevare il dovuto, in maniera equa e non punitiva, dalle multinazionali dell'ICT.
Scelta Civica, con il deputato Stefano Quintarelli, presenta alla Camera una proposta di legge che permetterà di prelevare il dovuto, in maniera equa e non punitiva, dalle multinazionali dell'ICT.

Il Parlamento italiano non si arrende e cerca nuovi modi per intervenire sulla tassazione delle aziende del Web ed evitare che sfuggano al fisco italiano sfruttando la loro natura transnazionale e le vie di fuga offerte dalle imperfezioni del mercato unico europeo: a presentare una proposta di legge per l’introduzione di misure antielusive sulle transazioni online è stata , da ultimo, Scelta Civica ed in particolare i deputati Quintarelli e Sottanelli .

Nel mirino rimangono gli introiti delle aziende del Web, soprattutto quelle che sfruttano le diverse tassazioni ed i benefici fiscali previsti da alcuni paesi per ottenere le condizioni più vantaggiose: come spiega Quintarelli sul suo blog “l’obiettivo prioritario è quello di evitare una evasione sulle transazioni online non più sostenibile, ponendo fine al contempo a una situazione di inaccettabile distorsione della concorrenza”.

Ma mentre sembra tramontata la cosiddetta Web Tax (o Google Tax), l’imposta che voleva imporre l’obbligo di partita IVA italiana su cui rimodulare la materia della fiscalità dell’ecommerce, l’idea è ora quella per cui “se è possibile individuare sul territorio italiano una stabile organizzazione occulta, i redditi conseguiti siano da considerare come imponibili nello Stato in cui la prestazione è effettuata, anziché in quello di residenza”.

Nella proposta di legge, nel dettaglio, si prevede una norma espressa di contrasto al fenomeno delle stabili organizzazioni occulte , individuate mediante una presenza continuativa di attività online, per un periodo non inferiore a sei mesi, tale da generare nel medesimo periodo flussi di pagamenti a suo favore, in misura complessivamente non inferiore a cinque milioni di euro.

Poi, come anticipato da un progetto già studiato dal Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Enrico Zanetti, la norma prevede l’applicazione, per i soggetti societari non residenti di una ritenuta alla fonte del 25 per cento sulle transazioni digitali .

Nella proposta è inoltre previsto che anche ai soggetti incaricati di eseguire i pagamenti verso soggetti non residenti si applichi la ritenuta del 25 per cento sull’importo da corrispondere.

Il tutto viene poi bilanciato dalla non applicazione della ritenuta nei confronti dei soggetti non residenti che hanno stabile organizzazione nel territorio dello Stato e l’eliminazione dell’eventuale doppia imposizione attraverso il meccanismo del credito d’imposta: la logica – spiega Quintarelli “è quella di far scegliere agli operatori dell’economia digitale presenti in Italia tra il vedersi applicare una ritenuta del 25 per cento sui pagamenti a loro favore oppure individuare nel nostro Paese una stabile organizzazione che risponda per i redditi prodotti in Italia”.

Secondo Zanetti la proposta conta di riportare nelle casse dello Stato fino a 3 miliardi di euro finora elusi .

In attesa della sua applicazione, dal 1 maggio si è chiusa l’era del meccanismo del reverse charge per gli acquisti su Amazon: il colosso dell’ecommerce ha aperto una sede in Italia e agli acquisti verrà applicata l’IVA italiana, con i beni acquistati che, d’ora in poi, non potranno più essere trattati come fossero esentasse per i detentori di patita IVA.

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