Fotovoltaico 2022: incentivi, bonus, credito d'imposta, perché conviene

Fotovoltaico 2022, incentivi e convenienza: è il momento giusto

Fotovoltaico, il 2022 può essere un anno di svolta in virtù dei costi alti dell'energia e della maggiorata sensibilità a questo tema: risparmio garantito.
Fotovoltaico, il 2022 può essere un anno di svolta in virtù dei costi alti dell'energia e della maggiorata sensibilità a questo tema: risparmio garantito.

L’allarme è scritto in ogni singola dichiarazione proveniente dalle istituzioni e dagli analisti: nei prossimi anni il prezzo dell’energia sarà alto e chi non troverà riparo dovrà mettere in conto una progressiva erosione del proprio potere d’acquisto. C’è però un’arma che il privato può utilizzare come scudo di fronte alla tempesta perfetta che le bollette stanno riversando sulle famiglie: si tratta del fotovoltaico.

Investire nel fotovoltaico è un’operazione vantaggiosa, a prescindere. Lo è perché, conti alla mano, si tratta di un investimento che ha una resa ventennale e che dopo pochi anni si è già ripagato da sé. Nel tempo, insomma, un impianto fotovoltaico non rappresenta soltanto un modo per ripararsi dall’aumento dei costi, ma è altresì un vero e proprio investimento con una rendita passiva commisurata ai propri consumi.

Il 2022 può essere l’anno della svolta per il fotovoltaico perché, dopo anni di insistenza sulla sostenibilità, a scendere in campo è ora un forte motivo di convenienza economica a dettare i tempi delle riflessioni. Sono due gli elementi vantaggiosi da tenere in stretta considerazione: il primo è il risparmio derivante dall’autoconsumo; il secondo è il risparmio derivante dal bonus fotovoltaico da poter sfruttare. Tutto attorno v’è una serie ulteriore di opportunità in grado di esplicitare una convenienza ancor più cospicua e ambiziosa.

Fotovoltaico e autoconsumo

L’autoconsumo è l’aspetto più importante e, con le tariffe dell’energia elettrica alle stelle, rappresenta la voce di maggior guadagno (leggasi come “mancata spesa”) da mettere in conto. L’autoconsumo, infatti, consente di annullare del tutto le spese della componente energia nel momento in cui si concentrano gli assorbimenti elettrici in orari in cui maggiore è la produzione. Un esempio: se si utilizza la lavatrice in orario notturno, si ottiene un piccolo risparmio percentuale derivante dal fatto che l’assorbimento avviene in una fascia oraria a costo minore; se si utilizza la lavatrice in orario diurno, mentre la produzione da fotovoltaico è massima, il costo del lavaggio è completamente annullato.

Fotovoltaico

L’autoconsumo annulla i costi della componente energia durante le ore di produzione. Ciò consente da una parte di utilizzare gli elettrodomestici più energivori nelle ore di massima produzione (lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere, piastre a induzione, eccetera), ma con un piccolo impianto di accumulo permette altresì di stoccare parte dell’energia per utilizzarla negli orari in cui la si dovrebbe invece giocoforza pagare (poiché in orario notturno la produzione da fotovoltaico è annullata).

La componente dell’autoconsumo nelle valutazioni di convenienza è primaria. I risparmi in bolletta sono tali per cui nel giro di pochi anni buona parte dell’investimento è già ripagata e tutto il resto sarà vero e proprio guadagno.

Incentivi fotovoltaico

Il GSE acquista l’elettricità prodotta e non autoconsumata all’istante, offrendo una tariffa forfettaria che tuttavia non fa la differenza in termini di rientro nell’investimento. Maggiore è invece la spinta all’investimento stesso esercitata dagli incentivi disponibili in termini di credito d’imposta. Quelli che sono spesso racchiusi sotto il termine di “bonus fotovoltaico” sono in realtà misure trasversali che contemplano in parte il Super Ecobonus (110%) e in parte la normale ristrutturazione (50%). Sebbene il Super Ecobonus (pdf) sia di gran lunga preferibile, pur se più complesso in termini burocratici, i tempi sono ormai pressoché scaduti. Più intelligente e lungimirante è invece proiettarsi su un fotovoltaico ben progettato, ben commisurato alle proprie esigenze e pensato per una detrazione che equivale al 50%.

Fotovoltaico

Se si ipotizza la spesa di 10 mila euro complessiva, la metà di questi torneranno in 10 anni sotto forma di credito d’imposta (500 euro annui) e l’altra metà sarà risparmiata grazie all’autoconsumo nel giro di 4-6 anni. Se si stima una durata complessiva dell’impianto pari a 20 anni, ecco che il dado è tratto.

Un distinguo è fondamentale: mentre è prevista una agevolazione del 65% per tutti i lavori inerenti il miglioramento dell’efficienza energetica, per il fotovoltaico è invece prevista una agevolazione del 50%.

Pompa di calore

Tra gli incentivi “Ecobonus” che garantiscono un credito di imposta del 65% figurano le pompe di calore. Queste ultime sono al centro dei progetti nazionali per la riduzione dei consumi di gas, ma necessitano di particolari accorgimenti. La pompa di calore, infatti, è un sistema estremamente efficiente, purché ci si adoperi in alcune accortezze fondamentali:

  • ha un certo ingombro, dunque occorre valutare a priori gli spazi disponibili;
  • ha massima convenienza quando non richiede picchi di lavoro: scaldando a basse temperature, consente di ottenere il massimo vantaggio; ciò rende le pompe di calore ideali con impianti di riscaldamento a pavimento, ma l’alta efficienza dei nuovi modelli può adattarsi anche ai caloriferi;
  • è una soluzione ideale quando è supportata da un fotovoltaico e possibilmente da un accumulo, così da ridurre al minimo l’acquisto di energia elettrica e, al contempo, escludere ogni ulteriore legame con il gas;
  • può avere problemi in presenza di temperature esterne particolarmente rigide: un impianto solare o un supporto geotermico possono calmierare queste mancanze portando nel sistema acqua già pre-riscaldata.

Accumulo

L’opzione dello stoccaggio di energia attraverso accumulatori è un passo ulteriore che necessita di maggiori valutazioni. I costi dell’accumulo sono infatti ancora elevati rispetto ad un fotovoltaico che negli anni ha visto diminuiti i costi e aumentata l’efficienza del pannello. L’accumulo è tuttavia molto utile per quanti hanno il baricentro dei consumi spostato in orario serale/notturno o comunque al di fuori delle fasce di maggior produzione dell’impianto.

Le batterie hanno un ciclo di vita solitamente minore rispetto al fotovoltaico e anche questo aspetto va tenuto in considerazione: con ogni probabilità i forti investimenti riversati in questo settore aumenteranno notevolmente le capacità entro pochi anni, aumentando il ciclo di vita complessivo e riducendo i costi di accesso alla tecnologia. Anche in questo caso, tuttavia, il credito d’imposta è un aiuto importante ed i vantaggi ottenibili ottimizzano ulteriormente l’investimento. La combo fotovoltaico/accumulo/pompa di calore è chiaramente virtuosa, ma i costi all’ingresso sono inevitabilmente maggiori.

Si, conviene

La convenienza è garantita. La nascita di Comunità Energetiche Rinnovabili potrà addirittura aumentare ulteriormente questo vantaggio grazie agli incentivi ventennali che presto un decreto potrà mettere nero su bianco. Nel frattempo investire in fotovoltaico è una scelta che (qualora si abbia a disposizione un tetto sufficientemente ampio e ben orientato, un budget disponibile per la spesa iniziale e la possibilità di dirottare al meglio gli orari dei consumi casalinghi) inevitabilmente premia.

Il consiglio è quello di passare per i consigli di un professionista: per ottimizzare l’investimento occorre accuratamente verificare le caratteristiche dell’edificio, le specifiche dell’inverter (una delle componenti di spesa più incisive) ed il tipo di consumi che costellano la propria quotidianità. Dopo queste valutazioni si potrà procedere con i lavori, con le comunicazioni all’ENEA e con pagamenti parlanti che consentano di accedere al credito di imposta correlato.

Nel 2022 non bisogna più cercare specifici incentivi per passare al fotovoltaico: è il contesto stesso a dettare questo passo.

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Pubblicato il 9 mar 2022
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