Francia, il contro-appello sul P2P

Dopo la presa di posizione di molti artisti francesi le case discografiche reagiscono spiegando che la pirateria di massa non può che uccidere la creatività
Dopo la presa di posizione di molti artisti francesi le case discografiche reagiscono spiegando che la pirateria di massa non può che uccidere la creatività


Parigi – SNEP, SCPP, UPFI e SPPF, vale a dire le organizzazioni francesi che più rappresentano l’industria discografica o che ne sono legate sul fronte della gestione dei diritti hanno deciso di reagire al clamoroso appello che molti artisti transalpini hanno recentemente firmato contro la crociata repressiva condotta in rete dalle major.

I discografici vogliono far sapere che “la musica non ha bisogno di essere liberata, ha bisogno di essere rispettata!”. L’intenzione del documento diffuso alle agenzie di stampa dall’industria è di “specificare alcune verità” che toccano da vicino un elemento fondamentale per il futuro della musica, ovvero “la scommessa della musica online”, cioè del commercio legale di brani.

A loro dire, il successo di un nuovo mercato del genere “richiede una campagna di sensibilizzazione al rispetto della proprietà intellettuale e del commercio della musica, nonché dalla creazione di offerta legale per il pubblico”.

“Perché oggi – chiedono – mettere in discussione i dibattiti democratici che già hanno coinvolto il Parlamento francese e le istituzioni europee e che hanno portato a normative che consentono alle vittime della contraffazione di far valere i propri diritti?”.

Dunque, spiegano le società del mondo discografico, le azioni legali lanciate nel 2004 “sono un mezzo e non un fine” per consentire l’affermazione della proprietà intellettuale e dei diritti di sfruttamento economico. “Sono pensate – sottolineano – e riguardano solo i casi di condivisione di grandi quantità di file musicali”.

A loro parere l’azione legale è ulteriormente giustificata perché già oggi sono disponibili piattaforme del tutto lecite per chi vuole scaricare musica, a prezzi inferiori a quelli dei CD nei negozi.

“Lo scaricamento selvaggio – scrivono anche – ha portato ad una caduta delle vendite di più del 30 per cento e generato una crisi che colpisce tutti gli attori della filiera: licenziamento di lavoratori, chiusura di etichette indipendenti, riduzione delle nuove firme artistiche”.

Ma i produttori non intendono chiudere al dialogo, che in fondo era ciò che maggiormente chiedevano gli artisti. “Siamo aperti alla discussione – evidenziano – ma ricordiamo che per più di due secoli la legge francese ha protetto gli autori e chi investe nelle loro opere, rendendo possibile alla Francia il diventare uno dei più importanti paesi nella produzione artistica nel Mondo”.

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07 02 2005
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