Fuoco di fila contro l'equo compenso

Beppe Grillo riprende la denuncia di ASMI sulla tassa sui supporti vergini. Altroconsumo diffida Sony ed EMI dall'implementare sistemi anticopia sui CD in vendita. L'anomalia italiana colpisce gli utenti e mette in crisi il settore


Roma – Una delle più contestate misure sul diritto d’autore italiano, che impatta enormemente sui produttori di CD e DVD vergini e sulle libertà dei consumatori, è tornata prepotentemente al centro dell’attenzione dopo l’annuncio secondo cui uno dei maggiori produttori di settore ha deciso di chiudere uno stabilimento in Italia . Secondo l’industria, il nostro paese per la sua politica sull’ equo compenso sta distruggendo l’intero comparto produttivo.

La denuncia arriva da ASMI, l’Associazione dei produttori di supporti multimediali, che spiega come uno dei maggiori riferimenti produttivi, la Computer Support Italcard, abbia deciso di chiudere lo stabilimento di Sulbiate , nei pressi di Milano, a causa delle notevolissime imposizioni sui CD e DVD vergini in Italia.

Come noto, il meccanismo dell’equo compenso, stigmatizzato in queste ore anche da un post sul blog di Beppe Grillo , prevede una “tassa” sui supporti vergini in vendita pensata per compensare autori e detentori del diritto d’autore per la copia privata di opere che i consumatori potrebbero decidere di realizzare su quegli stessi supporti. Una sorta di prelievo preventivo su comportamenti “possibili” ma non accertati che fa lievitare i prezzi dei supporti in Italia, tanto che ormai da lungo tempo sono moltissimi quelli che si servono da produttori esteri , comprando spesso a prezzi del 50-60 per cento inferiori rispetto a quelli praticati in Italia.

“Dal 2003 ad oggi – spiega ASMI – il cosiddetto equo compenso ha prodotto nello specifico settore dei CD e DVD crisi produttiva, disoccupazione, riduzione del gettito IVA causata dall’importazione illegale di supporti, penalizzazione per i consumatori, dovuta all’aumento dei prezzi. La riduzione delle vendite di CD e DVD vergini porterà inoltre ad una riduzione dei compensi versati alla SIAE, con danni agli stessi aventi diritto”.

Nulla di nuovo, per intenderci, sono denunce che vanno avanti da anni e che ora portano con sé casi concreti di aziende che chiudono. Una eventualità che lo scorso autunno si sperava di evitare con una riforma della normativa, riforma che però è stata bloccata dal Governo, escludendola dal maxiemendamento alla Finanziaria.

A fronte proprio dell’equo compenso e della tassa preventiva sulla copia privata acquisisce consistenza anche la diffida di Altroconsumo a Sony ed EMI : a detta dei consumatori è infatti illegale qualsiasi sistema che impedisca al consumatore la copia privata di un CD musicale.

Secondo i consumatori “ad un anno esatto dalla firma del Patto di Sanremo tra major e Governo italiano niente è stato fatto di quanto promesso. Nel frattempo, solo note stonate per il diritto dei consumatori alla fruizione dei contenuti: il Governo ha giorno dopo giorno stravolto la legge sul diritto d’autore, riducendo sensibilmente i diritti dei consumatori”.

Altroconsumo segnala la presenza sempre più massiccia sui CD in vendita di tecnologie DRM , pensate perlopiù proprio per impedire la copia privata “e che – spiega l’Associazione – molto spesso, impediscono addirittura la riproduzione del contenuto su lettori CD da auto e computer”.

L’Associazione ha quindi fatto ricorso al Codice del Consumo per diffidare le due grandi della musica internazionale in quanto la disseminazione dei dispositivi antiriproduzione rappresenta “una vera e propria lesione dei diritti e degli interessi dei consumatori alla fruizione privata”. “Questo – continua Altroconsumo – nonostante le major continuino a ricevere ingenti introiti grazie alla tassa sui supporti vergini imposta per legge – il cosiddetto equo compenso, che tutti paghiamo, indistintamente, per compensare i pretesi mancati introiti dalla riproduzione privata del CD”.

Nella sua diffida, Altroconsumo ha chiesto ai due produttori di includere tutte le informazioni sul DRM utilizzato sui CD in vendita, affinché i consumatori sappiano esattamente cosa è permesso e cosa non lo è con il CD che acquistano. “Se Sony ed EMI saranno sordi a tali richieste – spiegano i consumatori – Altroconsumo porterà in giudizio le due major. L’associazione indipendente di consumatori sta valutando di allargare tale azione inibitoria ai venditori che mettono in commercio tali prodotti di cui conoscono i limiti di utilizzo. Prova ne sia il fatto che è sempre più diffusa nei negozi l’esposizione di cartelli con l’avvertenza: tutti i CD che riportano il marchio Copy Controlled sono dotati di un meccanismo antiduplicazione che potrebbe non farli funzionare in alcuni lettori cd da auto e computer .”

Ma che il diritto di copia sia sotto il fuoco di fila delle multinazionali dell’intrattenimento è ormai un dato di fatto: messo in dubbio da una sentenza belga lo scorso anno, il diritto di effettuare una copia di quanto si acquista secondo le major americane della musica è un privilegio e una concessione che, come tale, può in qualsiasi momento essere ritirata.

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  • Anonimo scrive:
    Qui dovrebbero fare al contrario
    Dovrebbero far pagare a chi riceve ... quando le telefonate sono da truffa: 15 euro al min + iva, 5 euro al secondo + zanicchi
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