Siamo già stanchi degli smartphone?

L'andamento del mercato mobile nell'ultimo decennio e le previsioni degli analisti sembrano non escludere l'avvento di un futuro senza smartphone.

E se gli smartphone anziché costituire il punto di arrivo di un’evoluzione tecnologica durata decenni, il traguardo ultimo raggiunto al termine di un lungo percorso di progresso e innovazione, non incarnassero altro che un ennesimo step intermedio destinato a lasciare il posto alla prossima next big thing? Un futuro senza smartphone, pensiamoci, senza quell’oggetto ormai onnipresente, profondamente radicato nella nostra vita quotidiana, tanto da diventare quasi un’estensione del nostro corpo, il custode della nostra personalità e dei nostri segreti più intimi.

Un futuro senza smartphone?

Una provocazione, sia chiaro, ma l’ipotesi è davvero del tutto campata in aria? Un azzardo e nulla più? Forse, ma qualche segnale che punta in questa direzione c’è. Prendiamo come riferimento la fotografia del panorama mobile e più nel dettaglio del segmento smartphone fornita da Statista e relativa all’ultimo decennio, arricchita da una previsione che si spinge in là guardando fino al 2022. Il grafico parla chiaro: si è passati da 173,5 milioni di unità distribuite a livello globale nel 2009 a quasi 1,5 miliardi nel 2017. Guardando con attenzione si nota però come il 2017 costituisca anche il primo anno in cui la crescita si è interrotta, evidenziando anzi una leggera flessione rispetto al 2016. Il 2018 dovrebbe chiudersi con l’ennesimo segno negativo, per poi invertire il trend dal 2019 al 2021 e tornare nuovamente a decrescere nel 2022.

Mercato smartphone: analisi e previsioni dal 2010 al 2022

Cosa ci dicono questi dati? In primis che gli smartphone non usciranno dalle nostre vite ancora per molto tempo. Muteranno probabilmente nella forma e nelle funzionalità, ma continueranno ad accompagnarci per parecchi anni a venire. Ci dicono però anche che l’iniziale crescita quasi esponenziale ha prima rallentato, poi si è fermata fino ad arrivare a capovolgere il trend. Colpa o merito di un mercato ormai pressoché saturo e, diciamolo, di un ritmo di innovazione che sebbene non possa essere definito stagnante, da qualche tempo non fa più gridare alla rivoluzione.

L’attenzione dei produttori si è spostata da un iniziale focus sul miglioramento delle componenti hardware (diagonale del display, potenza di calcolo dei processori, RAM, storage e così via) all’implementazione di soluzioni software sempre più avanzate. Solo il comparto fotografico sfugge almeno in parte a questa dinamica, spinto dal bisogno di soddisfare un’utenza sempre più esigente, che a sua volta risponde a tendenze dal carattere tipicamente social.

Oltre lo smartphone

Possiamo dunque immaginare crearsi uno spazio per una nuova tipologia di device, forse frutto dell’esperienza acquisita nell’ultimo decennio, che senza sottrarre troppo al portfolio di funzionalità introdotte dagli smartphone odierni riesca a risultare meno invasiva e invadente per chi ne fa uso. Qualcuno ci ha provato con gli smartwatch e più in generale con i wearable, dapprima dotandoli di qualche caratteristica multimediale, poi integrando moduli per la connettività, ma senza davvero riuscire a raccogliere quanto sperato.

All’inizio fu lo smartphone, poi venne il tablet e così tutta la progenie di device dal form factor più o meno classificabile e ascrivibile a categorie ben definite. Prodotti in grado di rosicchiare quello che fino a qualche tempo fa era lo strapotere del mercato PC. A loro abbiamo affidato le nostre comunicazioni, private e non, la gestione della posta elettronica, l’accesso agli strumenti per la produttività, i nostri dati personali. Tutto o quasi potenziato dall’immediatezza di un tocco, che solleva dall’obbligo di un complesso controller fisico. Oggi stiamo eliminando dall’equazione anche questo elemento, facendo sempre più leva sulla voce, con assistenti virtuali, algoritmi di elaborazione del flusso audio e sistemi di sintesi.

Già qualcuno getta lo sguardo addirittura oltre per immaginare un’interfaccia uomo-macchina ancora più diretta, priva di qualsiasi strumento intermedio, come nel caso del laccio neurale prospettato da Elon Musk. Forse ci arriveremo, dando vita a scenari che oggi assumono connotati dal sapore distopico. Dopotutto chi, all’epoca dell’Odissea nello Spazio kubrickiana, avrebbe immaginato che quelle strane tavolette animate avvistate a bordo della Discovery One sarebbero da lì a pochi decenni finite sulle nostre scrivanie?

Una decrescita felice, tecnologica

E se invece di andare in questa direzione, innescando un’ennesima evoluzione hi-tech, tornassimo quasi senza accorgergene sui nostri passi? Un decrescita felice tecnologica o qualcosa di simile. Qualcuno ha già iniziato a sperimentare con una visione di questo tipo. Oggi Kyocera annuncia l’arrivo in Giappone (tramite NTT docomo) di KY-O1L, quello che viene definito il telefono più piccolo e leggero al mondo: 5,3 mm di spessore per 48 grammi di peso. Entra in una custodia per biglietti da visita. Interfaccia minimalista, tre pulsanti e un piccolo schermo monocromatico da 2,8 pollici, modulo per la connettività LTE e batteria da 380 mAh. Nessuna fotocamera, nessuno store per le applicazioni. C’è un browser, ma fatichamo a immaginare un’esperienza di navigazione soddisfacente.

Kyocera KY-O1L

Qualcosa di molto simile al Light Phone che tanto successo ha riscontrato sulle piattaforme di crowdfunding, un telefono ridotto all’osso in grado solo di telefonare, inviare messaggi e poco più.

Light Phone

C’è poi Nokia, che oltre a rinnovarsi recuperando il gap nei confronti dei competitor abbracciando il mondo Android ha iniziato ormai da qualche tempo a strizzare l’occhio ai nostalgici, proponendo versioni rivisitate dei suoi telefoni classici, il 3310 prima e l’8110 poi. Svanito l’effetto WOW, l’accoglienza è stata tiepida: chi ricorda il 3310 rimpiange il proprio vecchio 3310, quello vero, concreto e senza troppi fronzoli, non ne vuole una nuova edizione che si limita a riproporne le fattezze. Stiamo dunque assistendo al ritorno dei feature phone? In realtà non se ne sono mai andati e ancora oggi, a livello mondiale, più di un telefono su quattro tra quelli venduti appartiene a questa categoria.

Il market share di smartphone e feature phone dal 2008 al 2020

Difficile oggi immaginare un futuro senza smartphone, soprattutto se si considera che in media almeno uno dei due lettori di questo stesso articolo ha fin qui effettuato lo scrolling del testo scorrendo il dito proprio sul display touch di uno smartphone. Certamente, inevitabilmente, qualcosa sta cambiando, è cambiato, cambierà. Prenderemo confidenza con nuovi device o forse semplicemente li chiameremo in modo differente. A proposito, che fine hanno fatto i phablet?

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  • Tat scrive:
    Per curiosità, e quanti vostri lettori da tablet?
    • Giacomo Dotta scrive:
      Difficile a dirsi, le statistiche sono in piena evoluzione (questo sito fino a pochi mesi or sono non possedeva ancora un versione mobile). Ci si sta comunque allineando su standard ormai comuni per l'editoria, che posiziona in modo variabile i tablet nell'ordine dei pochi punti percentuali - più 5% che non 10%.
  • Alessandro scrive:
    Purtroppo i continui aggiornamenti di firmware dei vari smartphone stanno facendo odiare questi device perché ad ogni aggiornamento si presenta un nuovo problema: app non funzionano, lo smartphone crasha, si riscalda, perde le telefonate, non riesce ad agganciare la cella, la batteria si scarica in fretta e potrei continuare, questo continuo stress potrebbe uccidere il desiderio di possedere tale oggetto...
  • Stinchi scrive:
    Concludi chiedendo che fine abbiano fatto i phablet......Samsung è arrivata al Note 9, che è esattamente un phablet e chi ti scrive ne sta usando uno, nella fattispecie un Note 3, di cui sono felicissimo possessore da quasi cinque anni ormai, senza mai un problema !
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