Gates: economia, educazione, recessione

Il filantropo ex-capitano d'industria a ruota libera sull'attualità. Si discute il problema della riforma del sistema scolastico, e delle conseguenze dell'attuale crisi finanziaria. Bill non è ottimista

Roma – William H. Gates III torna sul luogo del delitto: invitato a tenere un discorso in occasione del centenario della Harvard Business School , università che aveva lasciato nel 1975 per fondare Microsoft, discetta di economia e istruzione, snocciolando fosche previsioni per l’educazione e l’occupazione dei giovani statunitensi. Gates non si tira indietro e ci va giù duro: all’orizzonte dal suo osservatorio privilegiato si intravedono molte difficoltà .

Come filantropo e presidente di una delle più grandi fondazioni umanitarie del mondo – la Bill and Melinda Gates foundation – ZioBill ha senz’altro voce in capitolo quando si parla di interventi di sostegno alla società . La sua visione sull’argomento è piuttosto netta: “Non esiste uno strumento per misurare il progresso in questo settore – ha spiegato alla platea – Non c’è ricompensa per le persone che fanno bene. Non ci sono filmati che li ritraggono al lavoro così da poter trasmettere ad altri le loro capacità”.

Per Bill, insomma, non c’è un metodo unico per riuscire ad operare per il bene comune: occorre studiare volta per volta la soluzione giusta per ciascun caso, ma non è possibile a suo giudizio studiare una ricetta unica per una intera nazione. In particolare, Gates si riferisce al problema dell’ educazione scolastica negli USA: una questione affrontata, senza particolare successo nonostante i molti miliardi di dollari spesi, anche dall’amministrazione uscente di George W. Bush.

“Abbiamo bisogno di sperimentare, abbiamo bisogno di tentare nuove strade – ha ribadito – Dobbiamo fermarci a riflettere su cosa fare”. Soprattutto, ed era inevitabile una considerazione in tal senso, visto il quadro economico e la crisi che sta affrontando l’intero paese nordamericano: “La nostra economia si avvia verso una recessione significativa” azzarda Gates, che predice un tasso di disoccupazione nazionale in crescita fino a vette mai toccate fin dalla crisi di inizio anni ottanta. Dal 6 per cento fatto registrare lo scorso settembre, per Bill si potrebbe arrivare presto anche al 9 per cento.

Secondo Gates, alla base di questo momento difficile dell’economia statunitense e più in generale di tutto il mondo, c’è una sovrastima da parte di investitori e imprenditori sulla reale portata della crescita precedente: troppo alte le aspettative dei mercati, in cerca di profitti facili e consistenti, finite deluse dalla realtà del quadro scatenando un pericoloso effetto a catena. Il risultato è l’indebitamento diffuso di privati e enti pubblici.

Questi atteggiamenti, l’eccessiva aspettativa di crescita, secondo Bill “Incoraggiano le persone a indebitarsi e correre rischi”: ma, ribadisce , “Il pericolo di questo indebitamento è davvero incredibile”. Gates non azzarda soluzioni, non ha ricette pronte da offrire viste anche le parole spese poc’anzi per il sistema educativo. La sua previsione resta comunque pessimista , anche se si tratta pur sempre di uno scenario tracciato a titolo personale: ma si sa, non sempre Bill ci ha preso con le previsioni.

Luca Annunziata

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