Il profilo ufficiale tedesco di Bethesda su X ha annunciato l’arrivo in Germania della versione 100% senza censure di Return to Castle Wolfenstein. Di per sé, la notizia non sarebbe di grande interesse, se non si trattasse di un gioco uscito nel 2001. A cosa è dovuto il ritardo di 25 anni?
Il vero Return to Castle Wolfenstein in Germania
Il motivo non è poi così difficile da immaginare, basta guardare bene l’immagine di copertina che apre questo articolo e quella qui sotto. Questa volta la violenza non c’entra, almeno non in senso stretto. La ragione è da ricercare nelle severe leggi nazionali sulla rappresentazione dei nazisti. All’epoca del lancio, gli sviluppatori di Gray Matter Interactive e Nerve Software (sotto la supervisione di id Software) furono costretti ad apportare pesanti modifiche per evitare il ban nel Paese.

Via le svastiche, Heinrich Himmler diventò così Heinrich Höller e i riferimenti al Terzo Reich furono rimpiazzati con quelli del Wolf Clan.
Seguito di Wolfenstein 3D (1992), considerato il capostipite del genere FPS, Return to Castle Wolfenstein vede il giocatore vestire i panni scomodi di William Joseph Blazkowicz, per gli amici B. J., un soldato statunitense imprigionato nel celebre castello dall’esercito nazista. Il titolo inizia con una fuga dalla cella, prendendo poi una piega molto strana, piena di incontri con scienziati pazzi e zombie. La base è quella del motore grafico di Quake 3 Arena (1999), modificato e ottimizzato per l’occasione. Fu un successo, apprezzato soprattutto per la qualità del comparto grafico e per l’impianto narrativo della campagna single player.
Attualmente lo si trova a una manciata di euro su piattaforme come Steam e GOG. Se si vuole fare un salto indietro nel tempo e conoscere le origini degli sparatutto in prima persona, ancora oggi il gioco è in grado di garantire una decina di ore di sano divertimento.