Germania, in vigore la legge anti-haters

Quella tedesca è la prima legge al mondo varata per contrastare il fenomeno dell'odio in Rete. I post offensivi hanno le ore contate e i social network che non vigileranno saranno passibili di sanzioni fino a 50 milioni di euro
Quella tedesca è la prima legge al mondo varata per contrastare il fenomeno dell'odio in Rete. I post offensivi hanno le ore contate e i social network che non vigileranno saranno passibili di sanzioni fino a 50 milioni di euro

In Germania è entrata in vigore la legge “Netzwerkdurchsetzungsgesetz” (“Network Enforcemente Act”, più sinteticamente nota come “NetzDG” o come “Legge anti-odio” o “Legge Facebook”), la normativa cioè che prevede multe fino a 50 milioni di euro per i social network che non provvedono tempestivamente a rimuovere contenuti illegali dalle proprie piattaforme , che siano contenuti d’odio o false notizie diffamatorie.

La legge , presentata a marzo dal ministro della Giustizia Heiko Maas e approvata lo scorso giugno, punta a combattere gli insulti e i cosiddetti discorsi d’odio (“hate speech”), ovvero il reato (grave) che commettono gli utenti che attaccano direttamente le caratteristiche personali di una persona come etnia, nazionalità, religione, orientamento sessuale, genere, identità, disabilità e stato di salute.

Essa per farlo impone ai social network di dotarsi di personale e sistemi per intervenire alla rimozione in maniera tempestiva di tali contenuti: se “manifestamente illegali” dovranno essere rimossi entro 24 ore; se invece vi è bisogno di un’analisi più approfondita da parte del team di moderazione specializzato del social network, 7 giorni. Questo anche perché in base alla normativa europea sugli intermediari non è possibile imporre loro un controllo preventivo, un obbligo che sarebbe eccessivo.

In base alla NetzDG , inoltre, i social network che ricevono più di 100 richieste di rimozione all’anno dovranno presentare ogni 6 mesi dei rapporti circa le segnalazioni ricevute e le attività poste in essere .

La normativa prevede, infine, per i social network non basati in Germania, l’obbligo di designare un rappresentante nel Paese: sistema che non sembra tuttavia risolvere completamente la questione dell’ enforcing e in particolare la possibilità di adottare nei confronti del social misure specifiche in caso di non rispetto della normativa (e per esempio nel caso di non pagamento delle multe previste).

La Germania, dunque, non si è accontentata delle promesse di Facebook di affrontare internamente la questione, principalmente attraverso filtri e moderazione (negli ultimi due mesi sono stati rimossi in media 66.000 post a settimana): da diversi mesi Berlino stava cercando di fare pressione sui social network affinché migliorassero i loro sistemi di controllo sui contenuti postati dagli utenti. Nel frattempo il Paese ha vissuto una nuova elezione politica che ha portato in Parlamento una percentuale non trascurabile di deputati ricollegati a ideologie naziste.

D’altra parte non solo Berlino ha sollevato le proprie critiche nei confronti della gestione della situazione da parte del social: in Italia, per esempio, imbarazzo e sconcerto erano sorti a seguito dei ritardi nella rimozione di alcuni commenti-insulti nei confronti della campionessa olimpica Bebe Vio e in occasioni di tragici eventi di cronaca legati al cyberbullismo che hanno portato anche ad una nuova disposizione normativa in materia .

La Germania cercherà ora di monitorare la situazione e il rispetto della normativa che impone interventi tempestivi non solo a Facebook, ma anche a Reddit, Tumblr, Vimeo e addirittura al servizio di photo-sharing Flickr: per farlo porterà avanti diverse indagini (per il momento sembra aver predisposto un team di 50 persone per tale monitoraggio) che avranno proprio il compito di verificare i contenuti d’odio pubblicati su tali piattaforme e le tempistiche di intervento dei social coinvolti.

La normativa dovrà inoltre presumibilmente affrontare il rischio di sospensione e verifica da parte della Corte costituzionale tedesca o della Corte di giustizia europea: durante tutto l’iter legislativo è stata accusata di essere incompatibile con i principi della libertà di espressione e la direttiva europea sulla e-privacy che sarà in vigore dal 25 Maggio 2018 .

Claudio Tamburrino

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