Si fingeva ginecologo su Instagram: arrestato

Un finto ginecologo è riuscito ad avvicinare alcune minorenni tramite Instagram arrivando infine al rapporto sessuale: un caso triste ed emblematico.

Si fingeva ginecologo su Instagram: arrestato

La notizia è scioccante e non a caso si è imposta alle cronache per le sfumature scabrose che ha in sé: sposato, padre, residente nel monzese, una ingegnere dalla vita apparentemente normale, se non che dentro di sé coltivava perversioni che sui social network aveva trovato modo di sfogare. Ed è così che, fingendosi in parte un ginecologo e in parte una adolescente, riusciva ad arrivare a consumare rapporti sessuali con ragazzine minorenni (15-17 anni) cadute malauguratamente nel tranello.

La storia è quella del cosiddetto “dottoralbertoberti“, nick dietro al quale si celava su Instagram colui il quale, fingendosi medico ginecologo, si è offerto di offrire consulenze ad alcune ragazzine che stavano evidentemente cercando suggerimenti, cure o consulenze online. Riuscendo a catturare la loro fiducia, il finto medico è riuscito altresì a farsi mandare alcune fotografie intime – usate in seguito come arma di ricatto -, quindi ad attirare in casa alcune delle vittime e infine anche a consumare (con persuasione e coercizione) rapporti sessuali con almeno due delle vittime. Lo schema ideato era complesso e raffinato, con tanto di account fasulli per simulare l’interazione con altre ragazzine inesistenti ed un curriculum pronto per essere presentato a testimonianza delle qualità dei propri metodi contro la “frigidità” o dei propri trattamenti anticoncezionali.

I confini della questione non sono ancora ben definiti: il colpevole è stato fermato, gli account bloccati, ma non è assolutamente certo che i fatti fin qui emersi esauriscano l’intera casistica: le forze dell’ordine chiedono anzi che eventuali vittime trovino il coraggio di farsi avanti e di denunciare, così che si possa far definitiva chiarezza sulla questione e si possa arrivare a giusta condanna. Il finto medico agiva su Instagram, Facebook e Kik.

Ma la vicenda si presta ad una molteplicità di letture. Poche ore dopo il report AGCOM sulla scarsa capacità della scuola di portare agli utenti la giusta sensibilità sui temi del digitale, infatti, e nel mezzo del diluvio di iniziative che si fanno per sensibilizzare circa i pericoli del Web, emerge come alcune ragazzine si siano trovate inermi di fronte all’inganno di uno sconosciuto incontrato online. Nelle maglie delle paure e della non conoscenza, soprattutto su questioni spesso pruriginose, le vittime si sono trovate senza barriere e senza resistenze psicologiche, nulla ha nutrito a sufficienza il dubbio che dietro ad un profilo qualsiasi (condito di belle parole e persuasive argomentazioni) potesse celarsi un malintenzionato.

Non è plausibile pensare che un social network possa monitorare, filtrare e chiudere a priori degli account poiché nessun algoritmo potrà mai scovare un inganno di questo tipo; al tempo stesso sarebbe semplicemente impossibile pensare che certi profili possano essere identificati e fermati a priori, poiché il progetto diabolico potrebbe nascere nella mente di una persona qualunque e solitamente trova la miglior linfa proprio dietro la maschera degli insospettabili.

La cura del dialogo, il dono della consapevolezza

Se il colpevole è il dottoralbertoberti, quindi, l’unica difesa che si può opporre a rischi di questo tipo è il dialogo. Il dialogo è quello che deve cancellare nei minori il timore di potersi confrontare con gli adulti; il dialogo è quello che può consentire un travaso di competenze e di consapevolezza, nonché di senso critico, utili ad identificare i pericoli per starne alla larga; il dialogo è quella cosa che deve suggerire ai minori quanto importante possa essere un social network, ma anche quanto fragile sia un rapporto interpersonale che si basa esclusivamente su questa dimensione; il dialogo, soprattutto, è quello che deve portare un ragazzo o una ragazza a cercare nella propria cerchia di amici e familiari l’aiuto di cui ha bisogno: la realtà online può estendere, ma non sostituire, quelli che sono i necessari punti di riferimento a cui appoggiarsi in caso di necessità.

Il dottoralbertoberti (134 follower all’attivo e 639 profili seguiti, numeri che parlano da sé circa quel che potrebbe essere avvenuto in questi mesi) è un emblema e la sua storia sarebbe da divulgare il più possibile: perché di dottoralbertoberti ce ne sono probabilmente molti, sono celati dietro maschere e nick che non conosciamo, ma loro come chiunque altro su questa terra sono ad appena sei gradi di separazione da noi. O forse sono già tra i nostri amici. O forse lo sono tra gli amici dei nostri figli. Esistono e non si può far finta di nulla: la natura umana, le umane vicende e le umane debolezze non sono una novità e sarebbe futile trasecolare.

Non bisogna però far passare ai minori il suggerimento futile di scappare dai social, anzi: bisogna insegnargli semmai ad esserci. Non occorre instillare la paura del comunicare, anzi: occorre insegnare il coraggio del cercare le persone giuste a cui rivolgersi. La consapevolezza è un fiore che occorre coltivare giorno dopo giorno, con immensa cura e con grandi attenzioni: è l’unica vera protezione che possiamo offrire ai minori in quella fase nella quale mettono il primo piede sul Web, ma ancora non hanno la forza per camminare da soli.

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  • giovanni scrive:
    ma i genitori delle ragazze dove sono, esistono...????
  • PiegoAngela scrive:
    PuntoInformatico non riceve nessun Finanziamento Editoriale Pubblico. PuntoInformatico (l'autore) ha scritto un articolo da 9/10 rispetto alla media (che però è 5/10). Come sempre, come al solito, come volevasi dimostrare, abbandonati a se stessi, oggi, gli errori li paghi come ieri. PS: adesso vorrei il tizio che diceva che i disegnini sono meglio delle parole. Probabilmente è nei guai anche lui.
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