Giornali piratati: sequestrati 19 canali Telegram

Chiusi altri 19 canali Telegram che distribuiscono giornali, periodici e libri in modo illegale: si valuta il blocco dell'app da parte degli ISP.
Chiusi altri 19 canali Telegram che distribuiscono giornali, periodici e libri in modo illegale: si valuta il blocco dell'app da parte degli ISP.

Se un tempo la pirateria aveva nel peer-to-peer il suo canale di diffusione privilegiato, da qualche anno chi distribuisce illegalmente i contenuti lo fa anche tramite le applicazioni mobile. Una delle più utilizzate a tale scopo è Telegram. Se n’è accorta anche l’Italia: nelle scorse settimane la Federazione degli Editori di Giornali si è rivolta all’Autorità Garante per le Comunicazioni chiedendo la messa in atto di provvedimenti efficaci. Di lì a poco la chiusura di 7 canali. All’elenco se ne aggiungono oggi altri 19, come riportato sulle pagine di Repubblica.

Giornali piratati: chiusi altri 19 canali su Telegram

Il provvedimento odierno della Procura di Bari contiene però il riferimento a un ulteriore step o quantomeno alla volontà di compierlo (la sua fattibilità sarà tutta da verificare): se chi gestisce il servizio non accetterà di collaborare gli ISP del nostro paese potrebbero essere forzati a bloccare l’accesso alla piattaforma.

L’articolo dei colleghi di Repubblica parla di un “sequestro preventivo d’urgenza” finalizzato a contrastare un’attività legata all’infrazione del copyright che ogni giorno porta circa due milioni di italiani a scaricare e fruire illegalmente di quotidiani, ma anche periodici e libri, con evidenti ripercussioni negative per gli addetti ai lavori. Solitamente i contenuti vengono distribuiti in formato PDF. Tra i reati contestati anche quello di riciclaggio.

Rimane ora da capire se la software house che gestisce Telegram sceglierà di collaborare con le autorità italiane rendendo più semplice l’individuazione dei canali che si macchiano di tali pratiche. L’applicazione, lo ricordiamo, è parecchio diffusa tra gli utenti dei dispositivi mobile per via degli accorgimenti integrati a tutela della privacy.

Fonte: La Repubblica
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