Google-Cina: la Casa Bianca contro Dragonfly

Il vicepresidente USA, Mike Pence, si schiera contro il progetto Dragonfly di Google che mira a lanciare un motore di ricerca censurato in Cina.

Il già contestato progetto messo in cantiere da Google con il nome in codice Dragonfly trova ora anche l’opposizione della Casa Bianca. Stando a quanto riportato sulle pagine del Wall Street Journal, il vicepresidente Mike Pence nel corso di uno speech è intervenuto sulla questione commentando l’iniziativa con parole piuttosto dure. Per il gruppo di Mountain View la strada si prospetta essere in salita.

Il progetto Dragonfly

Si è iniziato a parlarne nei mesi scorsi, con la fuga delle prime indiscrezioni in merito a una versione del motore di ricerca modificata ad hoc per sottostare alle imposizioni della Cina e del governo di Pechino. Un servizio affetto da una pesante forma di censura, in altre parole, che impedisce agli utenti l’accesso ad alcune tipologie di informazioni come quelle riguardanti democrazia, religione, sesso, anticomunismo e movimenti di protesta. A questo si aggiungerebbe un’applicazione mobile per l’accesso alle notizie, anch’essa censurata.

Va precisato che bigG non ha mai confermato in via ufficiale l’esistenza del progetto, sebbene il numero uno del gruppo Sundar Pichai abbia affermato che sono in fase di valutazione iniziative che permetteranno a Google di tornare a operare in Cina, un territorio troppo ricco di opportunità per potervi rinunciare. Una scelta poco gradita agli stessi dipendenti dell’azienda, che in 1.400 hanno sottoscritto una lettera in cui si chiede maggiore trasparenza su Dragonfly. C’è anche chi, come il ricercatore Jack Poulson, ha deciso di abbandonare il proprio incarico in segno di protesta.

La posizione della Casa Bianca

L’amministrazione Trump ha espresso le proprie preoccupazioni con un intervento del vicepresidente, Mike Pence, che nel corso di un proprio speech ha affermato:

… rafforzerebbe la censura del Partito Comunista compromettendo la privacy degli utenti cinesi.

Anche la Casa Bianca vede dunque con timore un’iniziativa che uno dei più importanti gruppi americani starebbe (utilizzare il condizionale è d’obbligo) per mettere in campo. Vi si aggiunga che la Camera dei Rappresentanti ha formalmente chiesto un incontro per discutere la questione.

L’attività di Google in Cina si è interrotta in modo piuttosto brusco intorno al 2010, in conseguenza alle restrizioni ai propri servizi applicate dal governo locale, più nel dettaglio forme di censura sul motore di ricerca e attività di hacking sui server di Gmail. Più di recente il colosso di Mountain View ha manifestato l’intenzione di riavvicinarsi al paese asiatico, aprendo nuovi uffici nella città di Shenzen e inaugurando un centro di ricerca sull’intelligenza artificiale a Pechino. Secondo qualcuno si è trattato di manovre attuate al fine di preparare la strada per l’arrivo di Dragonfly, attraverso il quale bigG tornerebbe a operare in un mercato da oltre un miliardo di utenti attivi in Rete, un’occasione troppo ghiotta a livello di business per potervi rinunciare.

Fonte: The Wall Street Journal

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