Google completa senza pensare

Il Tribunale di Milano considera la funzione Autocomplete come un semplice algoritmo. Accusata di diffamazione, BigG non è tenuta a filtrare: non è responsabile dei contenuti che rende accessibili
Il Tribunale di Milano considera la funzione Autocomplete come un semplice algoritmo. Accusata di diffamazione, BigG non è tenuta a filtrare: non è responsabile dei contenuti che rende accessibili

Quello offerto dal motore di ricerca Google resta un comune servizio di caching volto a facilitare l’accesso degli utenti alle informazioni online. La Grande G non può essere ritenuta responsabile del contenuto di tali informazioni, a norma dell’art. 15 del D.Lgs. 70/2003 . Le conclusioni del Tribunale di Milano hanno dunque riaffermato tale principio per le attività di un classico intermediario della Rete come il search engine di Mountain View.

Nello specifico , il Tribunale meneghino ha rigettato una domanda d’istanza cautelare promossa contro Google in relazione alla funzione di suggerimento automatico Autocomplete. Sulla eventuale responsabilità di Google per la presenza di contenuti ritenuti diffamatori, il giudice ha innanzitutto sottolineato come la feature Autocomplete non costituisca una forma di archivio influenzato da BigG .

“I termini visualizzati dagli utenti sulla stringa di ricerca attraverso la funzionalità Autocomplete, ovvero in fondo alla pagina di ricerca nella sezione Ricerche Correlate, non costituiscono un archivio, né sono strutturati, organizzati o influenzati da Google che, tramite un software automatico, si limita ad analizzarne la popolarità e a rilasciarli sulla base di un algoritmo”, si legge nel testo della sentenza. “Non costituiscono una frase di senso compiuto né una manifestazione di pensiero – si spiega – né dunque quello che “Google” pensa “, a differenza di quanto denunciato nel ricorso.

Nel merito dell’accusa di diffamazione, il Tribunale di Milano ha sottolineato come l’utente medio possa certamente non conoscere le modalità degli strumenti Autocomplete o Ricerche Correlate, riuscendo però a comprendere “senza alcuna difficoltà che i risultati non sono che proposte di ricerca e non un’affermazione emanata da Google; e ancora che tutto ciò che appare è una lista di singole parole nella stringa di ricerca del motore di ricerca. Per l’utente medio del motore di ricerca questo non implica una dichiarazione di contenuto specifico, in quanto è generalmente risaputo che l’aiuto alla ricerca che viene visualizzato non è il frutto dell’attività intellettuale di specifici utenti ma quanto invece il risultato di una procedura del tutto automatica”.

Al contrario , nella primavera del 2011, lo stesso Tribunale di Milano aveva diramato una specifica ordinanza per imporre al motore di ricerca californiano il filtraggio di alcuni suggerimenti proposti dalla funzionalità Suggest, ritenuti calunniosi da un imprenditore tricolore . La natura automatica dell’algoritmo di BigG aveva invece convinto un giudice di Pinerolo (Torino) in una diversa causa per diffamazione avviata dal presidente di una importante holding del Belpaese.

Mauro Vecchio

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28 03 2013
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