Google, i morsi di un vampiro digitale

Google, i morsi di un vampiro digitale

Il Nosferatu è nella città della rete. Rinchiusi in casa gli organi d'informazione
Il Nosferatu è nella città della rete. Rinchiusi in casa gli organi d'informazione

C’è un vampiro che si aggira in zone non troppo nascoste del web: si chiama Google e si nutre del sangue degli organi d’informazione . Non è l’incipit di un romanzo gotico al tempo di internet, ma una dichiarazione sdegnata del CEO di Dow Jones Les Hinton.
“Offrendo i suoi contenuti gratis sul web – afferma Hinton – l’industria dei giornali ha dato ai denti di Google un grande collo da mordere. Non sapremo mai cosa sarebbe successo se l’informazione avesse assunto approcci differenti”.

Approcci, forse, come quello recentemente esposto da Associated Press che ha intrapreso una battaglia contro gli aggregatori di notizie come Google News. Non permettere, in pratica, che i suoi contenuti vengano ripresi e diffusi da altri. L’idea è che l’informazione debba smettere i panni della condivisione libera, per indossare quelli di uno scambio equo tra notizie e quattrini.

Su questo fronte della battaglia si è dimostrata particolarmente agguerrita News Corporation , il gruppo di Murdoch che controlla proprio Dow Jones e il Wall Street Journal. Proprio quest’ultimo è stato un convinto fautore delle news a pagamento, con tanto di abbonamento. Proprio Murdoch ha accusato recentemente l’attuale modello di business dell’informazione che ha regalato a blogger, siti e motori di ricerca la possibilità di “succhiare il sangue”.

I contenuti, quindi, vanno pagati e nessuno può appropriarsene liberamente per aggregarli. Ecco, allora, arrivare in soccorso start-up come Attributor, specializzata nel tracking di eventuali riusi in rete di materiali sia audio che video. Oppure piccoli, vecchi strumenti come robots.txt capaci di bloccare l’indicizzazione da parte di Google. (M.V.)

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Pubblicato il
29 giu 2009
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