Google limita l'installazione di app fuori dal Play Store, la conferma

Google limita l'installazione di app fuori dal Play Store, la conferma

Google conferma che installare app fuori dal Play Store su Android diventerà un processo complesso. Il pretesto è la sicurezza.
Google limita l'installazione di app fuori dal Play Store, la conferma
Google conferma che installare app fuori dal Play Store su Android diventerà un processo complesso. Il pretesto è la sicurezza.

Una volta su Android si poteva fare quello che si voleva. La libertà era il valore fondante, ma quel tempo sta per finire. Google ha confermato che il sideloading, ovvero scaricare e installare app da fonti esterne al Play Store, non scomparirà del tutto. Bontà loro. Però diventerà un processo complesso. Quindi, sarà tecnicamente possibile, ma praticamente un incubo.

Google complica il sideloading: addio semplicità su Android, la scusa della sicurezza

Installare un’app su Android è sempre stato semplice, o si passava dal Play Store, dove Google fa i suoi controlli, oppure si scaricava direttamente il file APK da un sito web o da uno store alternativo. Questa seconda opzione si chiama sideloading, esiste dall’alba dei tempi Android, e porta con sé dei rischi. Ovvio. Senza le verifiche automatiche di Google, si potrebbe installare un malware.

Ma questo non significa che il Play Store sia un paradiso di purezza digitale. App infette finiscono regolarmente anche lì, nonostante tutti i controlli. La differenza è che le probabilità di beccarsi qualcosa di brutto sono più basse, non azzerate.

Google, comunque, ha deciso che la sicurezza è la priorità assoluta. E così, con questo nobile pretesto, sta introducendo sempre più misure per rendere il sideloading complicato. Le restrizioni si stanno accumulando così rapidamente negli ultimi mesi che l’azienda ha dovuto persino rassicurare pubblicamente gli utenti.

Certo, non sparirà. Diventerà solo talmente scomodo che molti rinunceranno. Che è più o meno lo stesso risultato.

Google parla di livello di responsabilità

Matthew Forsyth, quello che decide come funziona il Play Store, ha risposto a un articolo di Android Authority riguardo a una nuova restrizione spiegando che: Non si tratta di una restrizione del sideloading, ma di un livello di responsabilità. Gli utenti esperti potranno installare senza verifica, ma devono aspettarsi un processo complesso progettato per aiutarli a comprendere i rischi.

Quindi ci sommergeranno di avvertimenti, pop-up, e conferme, solo per installare un launcher alternativo. Il problema è che nessuno sa ancora esattamente cosa significhi questo “processo complesso” che Google vuole implementare. Potrebbero essere solo una serie di avvertimenti più dettagliati, e in quel caso sarebbe fastidioso, ma accettabile.

Oppure potrebbe essere qualcosa di molto peggio. Tipo dover collegare il telefono a un PC, aprire ADB (Android Debug Bridge), digitare comandi in un terminale, pregare di non aver dimenticato di attivare le opzioni sviluppatore, e sperare che tutto funzioni al primo colpo.

Se dovesse succedere la seconda opzione, sarebbe la fine di fatto del sideloading per l’utente medio. Quante persone sono disposte a smanettare con ADB solo per installare un’app? E questo, naturalmente, è esattamente l’obiettivo. Google non vuole vietare ufficialmente il sideloading, ma vuole renderlo così scomodo che solo una minoranza irriducibile continuerà a farlo. Tutti gli altri torneranno docilmente al Play Store, dove Google controlla tutto: app disponibili, commissioni sugli acquisti, regole di pubblicazione.

La libertà che scompare un pop-up alla volta

Android è nato come l’alternativa aperta a iOS. Ma negli anni questa libertà si è erosa, lentamente, inesorabilmente. Ogni versione porta nuove restrizioni, nuovi permessi da concedere, nuove complicazioni. E sempre con la stessa giustificazione: la sicurezza.

Che sia chiaro, la sicurezza è importante. Nessuno vuole uno smartphone infestato da malware. Ma esiste un punto in cui la sicurezza diventa controllo, e Google sembra sempre più orientata verso quella direzione.

Certo, esistono store alternativi come F-Droid, Aurora Store, APKMirror. App legittime che non passano dal Play Store per vari motivi: filosofia open source, rifiuto delle commissioni Google, incompatibilità con le policy del Play Store. Se Google complica il sideloading, anche queste piattaforme ne risentiranno. In Europa la situazione è leggermente diversa grazie al Digital Markets Act, che obbliga Google a permettere store alternativi con meno ostacoli. Ma nel resto del mondo?

E poi c’è la questione degli sviluppatori. Se distribuire app fuori dal Play Store diventa troppo complicato, molti rinunceranno. Meglio passare dal canale ufficiale, pagare le commissioni, e vivere tranquilli. Il risultato finale è un ecosistema sempre più chiuso, sempre più controllato, sempre più simile a quello che Android prometteva di non diventare mai.

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Pubblicato il
19 gen 2026
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