Google Meet e Microsoft Teams ora sono interoperabili. Si può partecipare alle riunioni di Teams direttamente da un dispositivo hardware Google Meet, e ci si può unire ai meeting Google Meet da una Microsoft Teams Room. I due giganti della videoconferenza hanno finalmente sotterrato l’ascia di guerra. Almeno così sembra, perché non è tutto oro quel che luccica.
Partecipare alle videochiamate di Microsoft Teams da Google Meet ora è possibile, ma ci sono delle condizioni
Prima di tutto, questa interoperabilità non funziona con il proprio MacBook o il PC dell’ufficio. Serve un hardware dedicato. Per partecipare alle riunioni Teams da Meet, serve un dispositivo hardware Google Meet basato su Chrome OS. E per partecipare alle riunioni Meet da Teams, serve una Microsoft Teams Room basata su Windows.
I dispositivi hardware Google Meet sono quei sistemi tutto-in-uno progettati per le sale riunioni aziendali. Tipicamente includono un Chromebox come unità di calcolo, praticamente un mini-computer che gira Chrome OS, una videocamera smart che inquadra automaticamente chi parla, un controller touch per gestire tutto senza impazzire, e un microfono con altoparlante che elimina eco e rumori di fondo.
Dall’altro lato, i dispositivi Microsoft Teams Rooms sono simili concettualmente, ma diversi nell’ecosistema: un mini-PC Windows (o a volte Android), una console touch, e periferiche certificate, come telecamere, altoparlanti, microfoni, tutte “benedette” da Microsoft come compatibili con Teams.
In altre parole, questa non è una soluzione per tutti. È pensata per le aziende che hanno già investito in sale riunioni attrezzate e vogliono finalmente smettere di lottare con l’incompatibilità tra piattaforme.
La configurazione
Gli utenti normali possono saltare questa sezione. Ma gli amministratore IT dovranno sporcarsi le mani. Per configurare Google Meet su un dispositivo Teams Rooms, gli amministratori dovranno prima decidere quale metodo usare, se Direct Guest Join (DGJ) o il collegamento tramite SIP. Il DGJ è più semplice, ma ha dei limiti, come la qualità video massima di 720p e niente supporto per inviare contenuti tramite cavo HDMI o fotocamere dedicate ai contenuti.
Poi bisogna configurare la casella postale Exchange degli account risorsa delle Teams Rooms per elaborare gli inviti a riunioni di terze parti mantenendo il corpo dell’invito originale.
Le aziende devono anche assicurarsi che nessuna policy aziendale blocchi la connessione a servizi esterni. Quindi è necessario controllare firewall, proxy, sistemi di sicurezza. E se l’azienda usa soluzioni per la riscrittura degli URL (quelle che modificano i link nelle email per motivi di sicurezza), serve aggiungere gli indirizzi di Google a una lista di eccezioni.
Infine, gli amministratori devono abilitare Google Meet come provider di terze parti nelle impostazioni del dispositivo Teams Rooms. Operazione fattibile tramite il portale di gestione Teams Pro, le impostazioni locali, o il file di configurazione “SkypeSettings.xml”.
L’esperienza utente è una passeggiata
In compenso, l’esperienza per l’utente finale è effettivamente semplice. Se una riunione su Microsoft Teams è programmata nel Google Calendar di un dispositivo Meet hardware, l’utente vede il nome della riunione sul display della sala con il sottotitolo “Via Microsoft Teams”. Basta toccare, e la sessione si avvia non appena l’organizzatore di Teams si collega. Non ci sono link da copiare e incollare o codici da inserire.
Questo tipo di interoperabilità non cambierà la vita alla maggior parte delle persone. Chi lavora da solo o in una piccola azienda, continuerà a usare Meet o Teams tramite browser e amen. Ma per le grandi aziende che vivono di videochiamate quotidiane con clienti, partner e fornitori, ognuno con la sua piattaforma preferita, è sicuramente una buona notizia.
Non bisogna dimenticare che c’è un lavoro enorme di integrazione tra due ecosistemi che storicamente si sono ignorati a vicenda. Google e Microsoft hanno dovuto mettersi d’accordo su protocolli, standard, implementazioni. Hanno dovuto testare, debuggare, assicurarsi che tutto funzionasse in modo affidabile. Non è roba che si fa in un weekend.