Bloccati 56 server e 160 mila utenze IPTV illegali

La Guardia di Finanza ha annunciato di aver portato a termine il blocco di 56 server legati a un network IPTV illegale con oltre 160 mila abbonati.
La Guardia di Finanza ha annunciato di aver portato a termine il blocco di 56 server legati a un network IPTV illegale con oltre 160 mila abbonati.

56 server, 2 siti web e 2 canali Telegram: è questa l’architettura alla base di un nuovo network IPTV per la trasmissione illegale di contenuti televisivi che la Guardia di Finanza è stata in grado di bloccare grazie alle indagini portate avanti negli ultimi mesi. Il provvedimento, richiesto dalla Procura della Repubblica di Roma – Pool Reati Informatici, fa seguito alla denuncia presentata dalla Lega Serie A, il che lascia ben intende che tipo di contenuti illeciti fossero cercati dagli oltre 160 mila fruitori del servizio.

Spiega la Guardia di Finanza:

L’illecita attività fa riferimento alla moderna metodologia di distribuzione di contenuti multimediali, la c.d. IPTV (Internet Protocol Television), attraverso la quale i c.d. “pirati” acquisiscono e ricodificano i palinsesti televisivi delle maggiori piattaforme a pagamento per poi distribuirli sulla rete internet, sotto forma di un flusso di dati ricevibile, dagli utenti fruitori, con la sottoscrizione di un abbonamento illecito ed un semplice PC, tablet, smartphone o decoder connesso alla rete. Un mercato illegale molto fiorente che si è ulteriormente sviluppato nella fase dell’emergenza sanitaria che ha costretto alla permanenza in casa ed ha indotto molte persone alla ricerca di contenuti multimediali. In particolare, con specifico riferimento all’offerta di eventi sportivi, i “pirati” hanno continuato a pubblicizzare pacchetti illegali prospettando la c.d. “fase 3” di ripresa delle competizioni sportive e formulando offerte vantaggiose in relazione alla durata dell’abbonamento illegale acquistato. Per avere un’idea del volume d’affari illecito generato basta considerare il costo medio di un abbonamento illegale che si aggira sui 10 euro mensili.

Un volume d’affari stimabile insomma nell’ordine del milione e mezzo al mese, il tutto in piena violazione dei diritti audiovisivi legati ai contenuti in oggetto. Ma l’indagine ha consentito di portare alla luce anche un risvolto ulteriore, legato ai 627 reseller identificati:

Le indagini, inoltre, hanno permesso di individuare due canali Telegram i cui amministratori, tra l’altro, dopo aver hackerato i predetti sistemi dedicati all’illecita diffusione dei contenuti multimediali, tentavano di estorcere denaro ai “pirati” che li gestivano dietro la minaccia di pubblicare, anche su due siti internet, dati e credenziali riferibili agli abbonamenti illegali attivi.

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18 06 2020
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