Hacker, e se uno su quattro è una spia?

Secondo un'indagine del Guardian doppiogiochisti e delatori incaricati dalle autorità avrebbero creato una rete profondamente radicata
Secondo un'indagine del Guardian doppiogiochisti e delatori incaricati dalle autorità avrebbero creato una rete profondamente radicata

Secondo un’ inchiesta condotta dal Guardian , le infiltrazioni all’interno dell’underground digitale da parte di FBI e altre forze dell’ordine sarebbero arrivate al punto che un hacker su quattro fa la spia sui suoi pari .

Che le forze dell’ordine abbiano cercato di entrare nell’underground digitale è storia da quando gli smanettoni si incontravano nelle BBS ( Bullettin Board System ) clandestine e i rappresentanti della legge cercavano di infiltrarvisi o appena avevano fra le mani il responsabile di un’operazione di hacking o cracking usavano bastone (galera) e carota (indulgenza e sconti di pena) per ottenere la sua collaborazione e sgominare l’intero bollettino underground.

Ora, tuttavia, i cyber-poliziotti sarebbero diventati particolarmente efficienti nel convincere i responsabili di un’azione passibile di costituire un reato secondo l’attuale normativa a collaborare alle indagini: tanto da aver creato un’ efficace rete di informatori all’interno di quella che viene definita la “comunità degli smanettoni”.
A formarla, proprio come alle origini della polizia informatica, sia doppiogiochisti convinti alla delazione dalla minaccia dell’arresto, sia poliziotti infiltrati in qualità di “esperti di furto di identità”: per un totale, secondo lo studio di Eric Corley, di circa il 25 per cento dei membri delle community hacker negli Stati Uniti . Il che significa che ogni 4 hacker, l’indagine non sembra distinguere tra cracking e hacking riferendosi semplicemente all’underground digitale, uno è un delatore della polizia.

Questo permette alle forze dell’ordine di prendere il controllo di interi forum utilizzati dagli smanettoni per scambiarsi strumenti e informazioni, per poi provvedere a tirare la loro rete e raccogliere numerosi colpevoli di reati informatici.

Oltre ai risultati effettivi, poi, questa situazione crea un clima di diffidenza e paranoia (in buona parte, a giudicare dai dati, giustificata) all’interno dei circoli underground.
E questo naturalmente genera alcune conseguenze immediate: innanzitutto sia i cracker che gli hacker sono portati ad adottare misure superiori di accortezza; inoltre alla prova è messa l’organizzazione a cellule separate tipica dei gruppi di hacktivisti: se da un lato questo permette di rendere altamente difficoltoso sgominare l’intero impianto, dall’altro non permette di fidarsi di nessuno, creando situazioni al limite come quella che ha visto recentemente contrapporsi due fazioni all’interno di Anonymous.

Claudio Tamburrino

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