HP: il futuro è nella cloud

Il CEO del colosso statunitense svela la nuova strategia aziendale: tutta all'insegna delle nuvole telematiche, infrastrutture e servizi per sviluppatori e utenti, marketplace universale. Al centro c'è il sistema operativo webOS
Il CEO del colosso statunitense svela la nuova strategia aziendale: tutta all'insegna delle nuvole telematiche, infrastrutture e servizi per sviluppatori e utenti, marketplace universale. Al centro c'è il sistema operativo webOS

La nuova uscita pubblica di Leo Apotheker era attesa da qualche settimana , e il CEO di Hewlett-Packard non ha deluso chi si aspettava un indirizzo di sostanza per il futuro del maggior produttore dell’IT mondiale . Apotheker discetta amabilmente di cloud computing e promette nuove infrastrutture distribuite, servizi per utenti, clienti e sviluppatori, un sistema operativo leggero e in grado di diffondersi velocemente e quanto nessun altro è stato in grado di fare dopo Microsoft Windows.

Il nuovo corso di HP si chiama “infrastruttura-come-servizio”, un insieme di tecnologie da cloud computing pensate per estendere il suo dominio dal tradizionale hardware informatico – settore in cui la multinazionale eccelle – a quello dei server online offerti “un tanto a banda” per applicazioni di calcolo intensivo, hosting, sviluppo e via elencando.

Il cloud computing in declinazione HP comprende anche l’immancabile marketplace di applicazioni , univoco per professionisti e utenti consumer e offerto accanto a tutta una serie di servizi per gli sviluppatori di codice. “Se vuoi stare nel business del cloud – ha dichiarato Apotheker – devi farlo su larga scala”.

Il “master plan” di HP non sarebbe completo senza un sistema operativo proprio (e parzialmente proprietario), e a tal proposito il CEO Apotheker ha ribadito il concetto già espresso nei giorni scorsi sulla centralità di webOS nella nuova strategia industriale. Il “piccolo” OS ereditato da Palm sarà parte di 100 milioni di dispositivi prodotti all’anno – PC, tablet, smartphone – promette in conclusione.

Alfonso Maruccia

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15 03 2011
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