HTC G2, il rootkit non è un rootkit

Il nuovo telefonino androide è super-blindato? Niente affatto, è il solito vecchio "trucco" dei precedenti modelli. La community discute, anche di come HTC osserva la GPL

Roma – La scoperta di un meccanismo di sicurezza particolarmente aggressivo su HTC G2 ha portato alcuni a salutare la nascita del primo “rootkit hardware” installato di fabbrica su uno smartphone. Ma a vederlo più da vicino non si tratta affatto di un rootkit , dicono ora gli smanettoni, promettendo di creare presto un codice in grado di eseguire il “rooting” del dispositivo e assicurare via libera al jailbreak .

L’idea del rootkit hardware nascerebbe da una incomprensione delle questioni tecniche discusse sulla board xda-developers . In realtà G2 non fa altro che adottare lo stesso meccanismo di protezione alla scrittura della memoria NAND Flash on-board di EVO 4G e dei precedenti smartphone HTC, implementandolo in maniera più aggressiva del normale.

Steve Kondik, sviluppatore del firmware modificato CyanogenMod , conferma e chiama a raccolta il resto degli hacker della “scena” Android affinché si smetta di parlare di questo inesistente “rootkit del G2”. L’unica conseguenza della nuova implementazione della protezione alla scrittura della NAND Flash, dice Kondik, sarà un leggero ritardo sulla scoperta di una vulnerablità nel kernel utile a ottenere i privilegi di accesso sufficienti a sviluppare una tecnica di jailbreak del dispositivo.

La blindatura degli smartphone è una pratica comune a tutti i dispositivi “brandizzati” dai carrier statunitensi, e la licenza Apache sotto cui viene distribuito Android garantisce la liceità di tale pratica a chiunque se ne volesse servire in ambienti commerciali.

Laddove HTC sembra invece violare volontariamente la licenza open source (in questo caso GPLv2) è nella distribuzione del codice sorgente del kernel Linux su cui Android è basato. L’assistenza tecnica del colosso taiwanese promette il rilascio del codice dopo i primi 90-120 giorni dalla commercializzazione del dispositivo, e giustifica la finestra temporale come “compresa nei requisiti della community open source”. Requisiti che, a leggere la licenza GPLv2 , non fanno alcun riferimento a periodi di ritardo concessi o concedibili a chicchessia nella distribuzione del codice del kernel.

Alfonso Maruccia

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  • bruno scrive:
    la sentenza in 2 parole
    1) la cass. ha detto che internet non è stampa, per cui se si vuole estendere un reato alla rete internet il legislatore lo deve fare espressamente; 2) se internet non è stampa, vuol dire che in rete vigono criteri di imputabilità diversi, cioè si esige la consapevolezza dell'illecito (da cui il riferimento alla direttiva ecommerce e agli intermediari), e non si applicano (a meno che non siano espressamente previsti per legge) criteri di imputabilità semioggettivi come quelli dell'art.57.
  • Aletheia scrive:
    articoletto peloso e buonista....
    Ma che sta diventando PI ? Una succursale del PD ?Se si parla di testate giornalistiche online le regole mi sembra chiare e basta informarsi all'ODG per avere tutti gli eventuali dettagli.Si chiama "direttore RESPONSABILE" proprio perche' e' responsabile di qualunque eventuale ripercussione legale, compreso il pagare multe o andare in galera o essere espulso dall'albo.E' inutile che scriviate questi articoletti dove parlate solo dei vostri diritti.Il problema e' che vi interessa solo avere il diritto di diffamare la gente via web con la scusa che e' un medium piu' difficile da tenere sotto controllo rispetto alla carta stampata.
    • Luca Annunziata scrive:
      Re: articoletto peloso e buonista....
      http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=direttiva+commercio+elettronico&t=4buona letturaPS: si dice media, visto che è inglese e non latino (e in latino significa un'altra cosa - come pure in inglese)-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 12 ottobre 2010 19.26-----------------------------------------------------------
      • Aletheia scrive:
        Re: articoletto peloso e buonista....
        si da' il caso pero' che in inglese si possa usare "medium", spesso infatti lo usa riguardo il multimedia."media" in inglese e' usato sia per indicare supporti dati (backups etc) che i mass media e qualunque organo di informazione nonche' per agenzie di design, ,multimedia, etctornando al direttore ribadisco tutto.voi esultate per sentenza che con qualche cavillo vi coprono il sedererispetto alla carta stampata ma chiediamoci allora .. e' giusto tutto cio' ? ovviamente NO, o blogs, forum, e siti web come questo hanno allora di fatto liberta' che altri non hanno, specie in materia di delazione e sXXXXXXXmento che e' lo sport nazionale.
        • Luca Annunziata scrive:
          Re: articoletto peloso e buonista....
          medium significa strumentomedia significa mezzo di comunicazioneva beh, questa era difficilequanto al resto, in quanto testata giornalistica PI risponde in tutto e per tutto di quello che fama quello che non fa, ovvero i commenti, sono responsabilità di chi posta: e se non lo sa, la legge non ammette ignoranza
          • Aletheia scrive:
            Re: articoletto peloso e buonista....
            beh non vorrei scatenare inutili ulteriori diatribe ma in inglese "medium" non vuol dire solo "strumento" (che sarebbe "tool" allora) ma viene usato anche per indicare la piattaforma di distribuzione (esempio il web, l'email, newsletter, social networks, etc) nonostante non sia proprio grammaticamente corretto, lo fanno in molti vedi Guardian, Telegraph, Fox, CNN, etc
          • Luca Annunziata scrive:
            Re: articoletto peloso e buonista....
            ah, ma il fatto che sbaglino gli inglesi non avvalora la tua tesigli italiani non usano più il congiuntivo, quindi? :Dnon devi credere a me, comunque, vatti a prendere un Oxford e controlla :)
          • Aletheia scrive:
            Re: articoletto peloso e buonista....
            io ho smesso da tempo di farmi troppe domande sulle idiozie della maledetta lingua inglese, la uso solo per quello che e', un mezzo per comunicare, ormai globale ahime a causa della sua diffusione, ma che ha comunque molti pregi dopotutto, sicuramente piu' facile che imparare il tedesco o il cinese.visto che proprio tiri in ballo oxford sarebbe il caso che smetti di usare questi "smilies" idioti come ormai fan tutti purtroppo.anni fa avevo un forum politico e ho abolito gli smilies, anche quelli testuali, perche' se uno sa scrivere deve saperlo fare senza XXXXX in stile SMS.
          • Aletheia scrive:
            Re: articoletto peloso e buonista....
            addendum : non c'e' da fare molte tesi nel momento che magari devi scrivere in "american english" o discutere con clienti australiani o scozzesi ... gli unici che ancora parlano "queen's english" sono i droni della BBC e forse la regina stessa.e' una lingua che anche a detta loro sta andando a puttane in un melange assurdo di dialetti e neologismi presi ovunque comprese anche un sacco di parole italiane tra l'altro, spesso storpiate e usate in modo ridicolo come "al fresco" per indicare un bistrot con tavolini (??) ma anche solo un posto dove si mangia bene o magari dove il cibo e' appunto "fresh".potrei citarne altre decine se non centinaia ... in primis i nomi delle pizze sgrammaticati o inventati di sana pianta ... ma sarebbe troppo facile.
        • puttezzo scrive:
          Re: articoletto peloso e buonista....
          - Scritto da: Aletheia
          si da' il caso pero' che in inglese si possa
          usare "medium", spesso infatti lo usa riguardo il
          multimedia.Ma tu stai scrivendo in italiano, o dovrei forse scrivere che tu stai writing in italiano?
          • Aletheia scrive:
            Re: articoletto peloso e buonista....
            deformazione professionale.per lavoro scrivo in inglese quotidianamente.ironico comunque che mi contino i puntini sulle "i" quando qui tutti infarciscono ogni frase di parole inglesi buttate li' del tutto gratuitamente come fanno i peggiori markettari.
    • Aletheia scrive:
      Re: articoletto peloso e buonista....
      - Scritto da: Aletheia
      Ma che sta diventando PI ? Una succursale del PD ?

      Se si parla di testate giornalistiche online le
      regole mi sembra chiare e basta informarsi
      all'ODG per avere tutti gli eventuali
      dettagli.

      Si chiama "direttore RESPONSABILE" proprio
      perche' e' responsabile di qualunque eventuale
      ripercussione legale, compreso il pagare multe o
      andare in galera o essere espulso
      dall'albo.

      E' inutile che scriviate questi articoletti dove
      parlate solo dei vostri
      diritti.
      Il problema e' che vi interessa solo avere il
      diritto di diffamare la gente via web con la
      scusa che e' un medium piu' difficile da tenere
      sotto controllo rispetto alla carta
      stampata.Brava, brava, sei proprio brava!
  • Ruppolo in scatola scrive:
    è sempre colpa di Annunziata
    comunque ed ovunque (ovvero http://*.*)
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