I 13 nemici di Internet

Sono i paesi in cui la censura online è ai massimi livelli: la denuncia di RSF si accompagna ad una mobilitazione contro quei governi che usano la galera per controllare il dissenso online e fanno di Internet una rete chiusa

Roma – Cina, Arabia Saudita, Myanmar, Bielorussia, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Uzbekistan, Turkmenistan, Siria, Tunisia e Vietnam: sono questi i 13 nemici di Internet selezionati da Reporters sans frontières perché in vario modo tiranneggiano gli utenti Internet e reprimono la libertà di espressione online, una delle grandi promesse della rete.

Ed ecco perché ciascuno di questi paesi è finito nella lista nera di RSF.

Bielorussia
Monopolio delle telecomunicazioni, blocco dei siti dell’opposizione sotto elezione, sabotaggio delle pubblicazioni online indipendenti.

Myanmar
La giunta militare filtra i siti dell’opposizione, ogni cinque minuti vengono registrati screenshot dei computer degli internet café, sono bloccati molti servizi di chat e VoIP sia per reprimere il dissenso che per alimentare le casse delle società statali di TLC.

Cina
Applica ad Internet i più evoluti filtri disponibili oggi per monitorare le attività online che costringe gli utenti ad una auto-censura continua. I suoi 17 milioni di blogger solo in pochissimi casi si azzardano a criticare il governo mentre le società che erogano i servizi Internet sono costrette a controllare i contenuti, con “eserciti di moderatori” usati per ripulire i materiali “inadatti”.
Nel paese sono agli arresti, al momento, 52 persone colpevoli di essersi espresse liberamente online. “Cinque anni fa – spiega RSF – molti ritenevano che la società e la politica cinese sarebbero stati rivoluzionati da Internet, un mezzo che si riteneva non controllabile. Ora, poiché aumenta l’influenza geopolitica della Cina, ci si chiede l’esatto opposto, ovvero se il modello Internet cinese, basato sulla censura e la sorveglianza, possa un giorno essere imposto al resto del Mondo”.

Cuba
Il Governo ha praticamente messo al bando le connessioni Internet private e i cubani sono costretti a recarsi a punti di acceso pubblici, come café internet, università e club della gioventù, dove le attività online possono essere monitorate più facilmente.
In tutti i computer dei café e degli hotel principali sono installati software che avvertono la polizia qualora rilevino parole-chiave “sovversive”.
Il regime si adopera perchè giornalisti indipendenti e dissidenti non abbiano accesso ad Internet: per loro comunicare con l’estero è un’impresa.
Diffusa l’auto-censura, perché scrivere articoli controrivoluzionari su siti esteri può portare in carcere per 20 anni. E cinque anni sono previsti per chi si collega ad Internet illegalmente.

Egitto
Pochi i filtri online applicati ma le autorità usano la mano dura, con arresti per i filodemocratici. In altri casi sono stati chiusi dei blog e ultimamente un tribunale amministrativo ha dichiarato che le autorità possono chiudere, sospendere o bloccare qualsiasi sito “minacci la sicurezza nazionale”.

Iran
Diminuisce la repressione contro i blogger: dai 20 arresti del 2005 si è passati ad un unico blogger in carcere in questo momento. Ma aumentano i filtri contro i “siti immorali”: almeno 10 milioni sono i siti bloccati, tra cui spazi web pornografici, politici e religiosi.
Da qualche mese la censura se la prende con le pubblicazioni web che parlano dei diritti delle donne e recentemente si è deciso di mettere al bando le connessioni a banda larga, usate per scaricare contenuti culturali occidentali.

Corea del Nord
È il “buco nero della Rete”: solo alcuni funzionari possono accedere ad Internet tramite connessioni cinesi. Il dominio di primo livello del paese,.nk, non è ancora stato lanciato e i pochi siti governativi esistenti sono ospitati su server giapponesi o sudcoreani.

Arabia Saudita
Le censure sono esplicite, non come quelle che in Cina vengono spacciate per problemi tecnici: i filtri avvertono chiaramente gli utenti che certi siti non possono essere visualizzati. La censura è rivolta soprattutto al porno ma anche ai siti dell’opposizione, alle pubblicazioni israeliane e agli spazi web che si occupano di omosessualità. Problemi anche con i blog, molti dei quali sono resi inaccessibili.

Siria
I dissidenti cyber rischiano grosso: tre sono in carcere e vengono sistematicamente torturati. I siti dell’opposizione in lingua araba vengono bloccati così come quelli della minoranza curda.

Tunisia
Tra i più repressivi nel mondo, il regime tunisino controlla gli internet café, filtra i contenuti web e la polizia esercita una forte sorveglianza. Blogger ed editori indipendenti sono costantemente sotto pressione per spingerli all’auto-censura.

Turkmenistan
Tra i paesi con la minore diffusione di Internet, il controllo del governo sui media è totale. Internet è censurata e vietata alla grande maggioranza della popolazione.

Uzbekistan
Dopo le proteste del maggio 2005, la censura è aumentata e ora il governo blocca l’accesso a tutti i siti indipendenti che si occupano del paese, spesso ospitati dalla Russia. Bloccati anche i siti delle organizzazioni non governative che criticano le violazioni dei diritti umani.

Vietnam
Il paese deve entrare nell’Organizzazione mondiale del Commercio e le sue attività di censura sembrano essere meno pesanti di un tempo: alcuni cyberdissidenti sono stati scarcerati tra il 2005 e il 2006. Il movimento filodemocratico ora usa Internet per far girare informazioni e lanciare petizioni.
Ma le autorità ricorrono ancora spesso alla forza per tacitare chi dissente online: dieci persone quest’anno sono state arrestate per aver detto la propria in rete, quattro di loro sono ancora dietro le sbarre.

Di interesse il fatto che RSF abbia cancellato Libia, Nepal e Maldive dalla “lista dei cattivi”. Ciò si deve alla fine della censura e all’attivazione di politiche che, ancorché non liberali, acconsentono all’uso della rete da parte dei cittadini.

La lista dei cattivi è stata annunciata da RSF in contemporanea alla propria campagna web denominata Act Now! 24 ore contro la censura in Internet in cui si chiede a tutti gli internauti di esprimere il proprio dissenso per la censura dilagante.

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