I CD protetti perdono in tribunale

I consumatori segnano un'altra piccola vittoria nella battaglia contro i CD protetti dalla copia che riportano avvertenze poco chiare
I consumatori segnano un'altra piccola vittoria nella battaglia contro i CD protetti dalla copia che riportano avvertenze poco chiare


San Jose (USA) – La battaglia fra major discografiche e consumatori sulla cosiddetta “musica protetta” fa segnare un’altra piccola ma significante vittoria per questi ultimi.

Lo scorso anno due piccole etichette indipendenti, Fahrenheit Entertainment e Music City Records, introdussero il primo album ad arrivare sul mercato americano condito da sistemi anticopia: “Charley Pride: A Tribute to Jim Reves”.

La californiana Karen DeLise sporse denuncia contro i produttori del CD per aver omesso di riportare sulla confezione informazioni maggiormente dettagliate sulla natura della protezione e sulle limitazioni a cui era soggetto il cliente interessato naturalmente a fruire del CD a proprio piacere.

In particolare, l’avvocato di DeLise, Ira Rothken, criticò il fatto che nell’avvertenza che accompagnava il CD non si facesse menzione all’impossibilità di riprodurre i brani su di un computer e di trasportarli su lettore portatile di MP3.

A distanza di quasi cinque mesi dalla denuncia, i produttori del CD hanno ora annunciato di aver raggiunto un accordo con la controparte che mette fine alla disputa legale. In base a quanto stipulato, il disclaimer che accompagna il CD di Charley Pride dovrà ora riportare informazioni più chiare ed esplicite.

La due etichette cesseranno anche di chiedere ai consumatori che vogliono scaricare musica dai loro rispettivi siti Web di lasciare il proprio nome e cognome, una pratica che Rothken ha definito “un modo per le case discografiche di tracciare le abitudini dei propri utenti”.

“Questo stabilisce un ottimo esempio affinché l’industria discografica – ha commentato Rothken – adotti in futuro degli schemi di digital management che rispettino la privacy dei consumatori”.

SunComm, l’azienda che ha sviluppato la tecnologia di protezione, insiste nell’affermare che il disclaimer originario, che recitava “progettato per essere riprodotto solo nei lettori di CD audio standard”, era già sufficientemente esplicito sui limiti in cui incorreva il consumatore.

Questa è la seconda vittoria per i consumatori insieme a quella maturata lo scorso anno in Inghilterra, dove un gruppo di utenti riuscì a farsi sostituire da Virgin alcuni CD protetti privi della relativa avvertenza.

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26 02 2002
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