I CD protetti tornano in tribunale

Due californiani fanno causa a tutte le maggiori etichette discografiche denunciando l'illegalità dei CD protetti dalla copia
Due californiani fanno causa a tutte le maggiori etichette discografiche denunciando l'illegalità dei CD protetti dalla copia


Los Angeles (USA) – I CD a prova di copia sono stati introdotti negli USA solo di recente, dopo che l’industria discografica li aveva già ampiamente provati – spesso all’insaputa degli utenti – sul mercato europeo. Tuttavia è proprio dagli Stati Uniti che sono arrivate le prime iniziative legali contro i CD protetti, ultima delle quali portata avanti da due cittadini californiani.

I due utenti, che si sono avvalsi dell’esperienza di un noto gruppo di avvocati americani, hanno intentato causa contro le cinque maggiori case discografiche – Vivendi Universal, BMG, EMI, Sony Music Entertainment e Warner Music – dando così vita alla maggiore iniziativa legale mai promossa nei confronti dei CD a prova di copia.

Nella querela si chiede ai cinque colossi dell’industria della musica di ritirare i CD protetti dal mercato o, in alternativa, di utilizzare una vistosa etichetta per distinguerli dai CD tradizionali. Una richiesta che fa seguito alle numerose critiche che nel recente passato sono state scagliate all’indirizzo dei CD a prova di copia: questi, secondo molti consumatori, impediscono di effettuare copie di backup della musica legalmente acquistata e, molto spesso, non permettono neppure di ascoltare i brani su altri dispositivi, come computer e player portatili.

Nella loro causa, i due cittadini californiani sostengono poi che l’industria discografica dovrebbe risarcire i danni a tutti quei consumatori che hanno subito danni ai propri computer per colpa dei CD protetti. Come si ricorderà, proprio di recente Apple rilasciò un comunicato nel quale affermava che i CD audio protetti da alcuni meccanismi anti-copia avrebbero potuto bloccare i computer dotati di Mac OS X. All’inizio dell’anno Philips lanciò il suo monito sui CD protetti, sostenendo che questi violano lo standard CD e possono causare danni agli utenti.

Le etichette discografiche si difendono sostenendo che in altri settori dell’industria, come quella del software o cinematografica, le protezioni vengono applicate da anni, e questo senza che nessuno le abbia mai dichiarate illegali.

“Chi crea musica – sostiene Cary Sherman, presidente della Recording Industry Association of America (RIAA) – ha il diritto di proteggere le sue proprietà intellettuali dai ladri come qualsiasi altro”.

Come si ricorderà, lo scorso anno un’altra cittadina californiana, Karen DeLise, denunciò due etichette indipendenti, Fahrenheit Entertainment e Music City Records, per aver introdotto un CD protetto , “Charley Pride: A Tribute to Jim Reves”, senza apporvi un adeguato disclaimer che lo identificasse come tale. Lo scorso febbraio la DeLise vinse la causa , dimostrando così che anche un singolo cittadino può difendere i propri diritti davanti all’industria discografica. Almeno negli USA…

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17 06 2002
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